Magic Johnson ha raccontato tutta la sua verità sulla stagione dei Lakers e sulle sue dimissioni

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Non si è tirato indietro Magic Johnson, ospite del programma First Take su ESPN, quando si è trattato di parlare della stagione dei Los Angeles Lakers, chiusa con le sue dimissioni da presidente prima dell’ultima gara stagionale. La leggenda giallo-viola non è girato intorno all’argomento, e anzi è stato piuttosto diretto, facendo i nomi e i cognomi, in particolare scaricando gran parte delle responsabilità del suo addio sul comportamento tenuto nei suoi confronti da Rob Pelinka, GM dei Lakers.

Ad un certo punto ho iniziato a sentire cose come “Magic non lavora abbastanza, Magic non passa molto tempo in ufficio”. Gli altri dirigenti mi hanno detto che Rob, sì Rob Pelinka, stava dicendo delle cose su di me e non mi piacevano le cose che stava dicendo alle mie spalle. E poi ho iniziato a ricevere telefonate da parte di alcuni amici fuori dalla dirigenza, che mi dicevano che queste cose venivano riferite a loro anche all’esterno.

A dire quelle cose non erano altri, era solo Rob. Mi fa ridere che ora sono seduto qui e non mi preoccupo più di queste cose. Non sono proprio il tipo che dice “Oh cavolo, hanno detto queste cose su di me” e si preoccupa. Quel che è successo è semplicemente che non mi stavo più divertendo sul lavoro. Quando devo lavorare fianco a fianco con una persona che vuole il mio posto. E va tutto bene. Perché questo è quel che è successo: io gli ho detto durante il mio secondo anno: “Starò qui solo tre anni, quindi il mio lavoro, Rob, è di prepararti per questo ruolo”. Volevo portarlo a fare il presidente. Poi sono venuto a conoscenza di tutto questo, con gente che mi diceva di stare attento Pelinka. E la cosa pazzesca è che quando accettai questo lavoro, un gran numero di agenti mi chiamarono e mi dissero la stessa cosa. Risposi che gli avrei comunque dato una possibilità, non posso ascoltare tutto quello che mi dicono.

Se vuoi elevarti professionalmente, sono con te… Ma c’è un modo per farlo, e non è parlare male della persona che ti sta sopra. Se vogliamo parlare di “tradimento”, si tratta solo di Rob. Poi non mi piaceva che Tim Harris [Chied Operating Officer dei Lakers, ndr] fosse troppo coinvolto nel lato sportivo. Doveva condurre il business dei Lakers, ma stava cercando di esondare nella nostra area di competenza. Jeanie [Buss, ndr] dovrebbe porre fine a tutto questo.

Magic ha poi escluso una possibile trade che coinvolga LeBron James in futuro, cosa di cui si è speculato nell’ultimo periodo, ed ha parlato dell’argomento Luke Walton, per mesi a rischio esonero e poi rimasto alla guida dei Lakers fino al termine della stagione.

Il punto di rottura è stato lì: io volevo licenziare Luke Walton. Abbiamo avuto tre incontri con la proprietà, ho mostrato a Jeanie Buss le cose che secondo me stava facendo bene e quelle che invece non stava facendo bene. E le ho detto: “Senti, dobbiamo prendere un coach migliore. Lui mi piace, è un grande, è un ex Lakers.

Infine Johnson ha parlato di LeBron e di ciò che il #23 dei Lakers ha detto delle sue dimissioni solo poche settimane fa:

Rispetto LeBron per quello che ha detto. Voglio bene a lui e alla sua famiglia, per quel che ha fatto per la franchigia e per me come presidente. Ma qualche volta devi prendere decisioni per il tuo bene. E io ho preso questa decisione per me e per la mia felicità. Avrei potuto fare le cose in modo diverso, ha ragione. Ma l’ho fatto a modo mio. Non cambierà nulla del nostro rapporto o di quel che provo per LeBron. Però a volte, come uomo o come donna, devi prendere delle decisioni basate sulla tua personale felicità. Qualche volta devi pensare a te stesso ed è quel che ho fatto. Non sono una persona che ha molti rimpianti. Rimango sulle mie posizioni. Non mi sono alzato una mattina e ho detto: “Oh, oggi lascerò i Lakers”. E’ stata una cosa sulla quale ho ponderato.

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