Una voce forte e diretta nel mondo della pallacanestro italiana torna a far discutere. Mario Boni, ex giocatore della Nazionale e oggi vicepresidente della GIBA (l’Associazione Italiana Giocatori di Basket), ha rilasciato un’intervista a Baseline Podcast che ha acceso nuovamente il dibattito sul ruolo e sull’utilizzo dei giocatori italiani nell’Olimpia EA7 Milano.
Boni non ha usato mezzi termini nel commentare la situazione della squadra biancorossa e l’impiego dei suoi giocatori italiani. “Capisco che i soldi non sono tutto ma gran parte della vita, misurano la nostra libertà. Lo capisco”, ha esordito, per poi entrare nel tema centrale della sua riflessione: il minutaggio e le opportunità concesse ad atleti come Stefano Tonut, Diego Flaccadori o Giordano Bortolani.
Il nodo degli italiani in campo
Secondo Boni, è difficile comprendere come atleti di qualità e con esperienza possano avere uno spazio così ridotto nelle rotazioni di Milano. “Tonut, un giocatore straordinario, lo ricordate a Venezia quanto fosse determinante, ora invece è 2-3 anni che… Io credo che abbia anche un po’ di depressione immagino. Se non giochi veramente mai…”, ha sottolineato con franchezza. Per poi passare anche a Flaccadori, Bortolani e Leonardo Totè, arrivato in estate in biancorosso e già con la valigia in mano: “Anche Flaccadori, o Bortolani prima. Tanti giocatori: Totè lo scorso anno è stato il miglior lungo italiano. Forse torna a Napoli, era stato straordinario, a me piace tantissimo e mi chiedo come sia possibile che non tocchi il campo neanche in campionato“.
Pur riconoscendo il valore dell’allenatore Peppe Poeta e la forza complessiva della squadra, Boni non nasconde il suo dispiacere: “Fermo restando che Peppe Poeta è un ottimo allenatore, e Milano sia una squadra straordinaria. Capisco la difficoltà dell’allenatore, però personalmente dispiace vedere giocatori fortissimi a Milano non giocare. Ci sono giocatori, Milano li prende e non giocano. Mi dispiace. A volte mi domando io perché”.
Una proposta per il sistema
Oltre alla critica sull’attuale gestione degli italiani, Boni ha affrontato anche un tema più ampio legato alla struttura del basket italiano. Secondo lui, la presenza massiccia di stranieri nei roster arretra lo spazio per i talenti formati nel nostro paese, indebolendo indirettamente anche la Nazionale italiana e lo sviluppo dei giovani.
Per questo, l’ex giocatore ha proposto una riduzione del numero di stranieri consentiti per squadra, ipotizzando una quota di tre giocatori non comunitari. “Forse ho esagerato col numero, ma sarebbe un piccolo passo in più per aiutare i settori giovanili”, ha spiegato, in un’idea volta a valorizzare maggiormente i prodotti del vivaio e a dare sogni e prospettive ai giovani italiani che si discute ormai da anni senza risultati concreti.
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