Meo Sacchetti a tutto tondo: “Per arrivare ai Mondiali è necessario dare qualcosa in più. Non voglio facce di m***a in panchina”

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Ospite nella sede de Il Corriere dello Sport il ct della Nazionale azzurra Meo Sacchetti è stato intervistato in vista dei prossimi impegni cinesi.
L’allenatore della Vanoli Cremona e commissario tecnico ha parlato in una lunga intervista rilasciata dal quotidiano romano questa mattina. Ecco alcune parti salienti:

SITUAZIONE INFORTUNI: “Speravamo di avere Melli. Ma lui si è sottoposto a una pulizia del ginocchio che non gli ha permesso di recuperare in tempo. Datome ha avuto una operazione simile, però meno invasiva: Gigi sta seguendo  n percorso di recupero, nel frattempo si è reso subito disponibile. Gli ho detto: “Non so come fai”. E’ sempre lì. […] Poi è venuto fuori il problema di Gallinari (operato di appendicite, ndr). […]  Siamo fi duciosi nei recuperi. Saranno il nostro regalo: quando avremo tutti disponibili faremo una bella festa“.

TATTICHE: “Questa squadra deve capire che le responsabilità primarie, perché non siamo tutti uguali, in questo momento sono nelle mani di alcuni giocatori. Quando Danilo e Gigi rientreranno, dovremo far capire al gruppo che le nostre prime armi, per capacità ed esperienza, torneranno ad essere loro due. Non si può giocare a calcio con cinque centravanti. Così come nel basket ci vuole qualcuno che abbia 3, 5 minuti importanti. Se i miei ragazzi l’hanno capito? Lo spero. Per arrivare ai Mondiali è necessario dare qualcosa di più, nel senso che ci si deve privare di qualcosa per darlo alla squadra. Anche chi va in campo un minuto può diventare importante. Io un po’ di messaggi lo ho dati“.

BASKET ITALIANO: “Credo che si potrebbe dare di più. Ci dovrebbe essere una voglia di emergere più forte da parte dei nostri ragazzi. Bisogna avere dei sogni, senza però trovare giustificazioni tipo “non mi fa giocare, sceglie un altro”. Molti sostengono che preferiamo ingaggiare americani scarsi piuttosto che dare spazio agli italiani. Ecco, secondo voi un allenatore non avrebbe più piacere a far giocare un italiano? Probabilmente in questo momento alcuni statunitensi, anche scarsi, sono migliori degli italiani. Facciamo l’esempio di Roma: se coach Bucchi avesse dei ragazzi più bravi, perché dovrebbe utilizzare gli americani? Gli italiani costano di più? Può essere, bisogna vedere a che livelli però“.

ALESSANDRO GENTILE: “Ale ha fatto dei passi avanti perché ora è in una grande condizione fisica. Può  sicuramente aiutare la squadra, se non si incanala nel suo modo di voler essere sempre protagonista. Perché poi
arriveranno altri giocatori importanti: se riuscirà a creare per loro, visto che Alessandro in uno contro uno è difficilmente marcabile, bene. Sennò… E’ ancora giovane, eppure a questo punto è a un bivio della sua carriera. E’ tornato a posto fisicamente: se riuscirà a sfruttare le sue potenzialità in squadre dove ci sono altri protagonisti, avrà fatto un grande salto di qualità

HACKETT: “Non commento quello che è accaduto in passato. Per carattere io sono un buonista: non dico mai “è
così e basta”. Sono buonista una, due tre volte. Però non mi devono prendere per il sedere. Perché poi “chiudo”. Mia moglie mi dice “ma no, dovresti riparlare”. I giocatori li confesso anche tre volte: la quarta volta no. […] Daniel in ogni caso ha fatto un passo avanti come giocatore.”

IL CONFRONTO CON LA PALLAVOLO: “Credo che, senza offesa, quelli della pallavolo sono stati bravi nel fare reclutamento. Ne parlavo con i miei assistenti: una volta si andava a cercare giocatori alti fuori dagli oratori, come mi raccontava Gianni Asti (coach torinese scomparso lo scorso anno a 71 anni, ndr). Adesso noi abbiamo ragazzi come Abass o Biligha, nati qui; e magari ce li porteranno via altri sport. La pallavolo mi sembra abbia ragazzi più alti dei nostri. Ma il basket è lo sport più bello di tutti, dopo l’atletica“.

L’ITALIA AL MONDIALE: “Andiamo tutti nella stessa direzione. Sia nei nostri top player che negli altri, ci deve essere un entusiasmo totale. Ci sarà chi farà 20 tiri a partita e chi solo 2: se riusciremo a legare questi due tipi
di giocatori, non so davvero dove arriveremo. Però con questo entusiasmo magari otterremo qualcosa di importante. Soprattutto, non voglio vedere facce di merda. Non voglio situazioni tipo “non mi hai passato la palla”, oppure “mi hai cambiato”. Non voglio che un giocatore arrivi in panchina con una faccia così: non ce lo possiamo permettere. Sembra che a me vada bene tutto, invece non è così. Qualche giorno fa (riferendosi al post partita contro il Venezuela, ndr) ho detto certe cose importanti senza insultare nessuno. Spero che lo abbiano capito. E se non lo hanno capito, glielo farò capire“.

Fonte: Il Corriere dello Sport – Stadio

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