MVP Ladder #3: Durant ha il trofeo in mano, tutti gli altri possono solo guardare

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Torna il consueto appuntamento mensile con il nostro MVP Ladder, a pochi giorni dalla fine della stagione regolare NBA, per cui sarà anche l’ultimo episodio dell’annata 2013-14. Pubblicheremo un approfondimento con le nostre previsioni per tutti i premi nelle prossime settimane.

1) Kevin Durant: 32.0 punti, 7.4 rimbalzi, 5.5 assist, 1.3 rubate, 0.7 stoppate, 50% dal campo, 39% da tre, 87% ai liberi.

La mappa di tiro di Durant nell'arco della stagione
La mappa di tiro di Durant nell’arco della stagione

Non ci sono più parole per descrivere la stagione di Kevin Durant. Dopo un primo periodo di assestamento visto il ritorno in campo di Russell Westbrook, il #35 dei Thunder ha ripreso a macinare, raggiungendo quota 33 punti di media per tre mesi consecutivi, compreso Marzo. A questa torta, KD ha aggiunto la ciliegina: 41 partite con almeno 25 punti a referto e record di Michael Jordan, a fine anni ottanta, polverizzato (la leggenda dei Bulls si era fermata a 40). Non è un caso che proprio il giorno prima della partita contro i Sacramento Kings, in cui Durant segnerà “solo” 23 punti interrompendo la striscia, il giocatore avesse dichiarato di sperare nella fine di quest’ultima perchè veniva messa troppo al centro dell’attenzione. Il titolo di MVP, salvo incredibili colpi di scena, è nella tasca di KD, come confermato anche da personalità autorevoli come Magic Johnson e Lebron James.

 

2) Lebron James: 27.1 punti, 6.9 rimbalzi, 6.4 assist, 1.6 rubate, 0.3 stoppate, 56% dal campo, 38% da tre, 75% ai liberi.

La stagione di Lebron James non sorprende, ormai siamo abituati a questo tipo di cifre da parte della stella dei Miami Heat. Il che è paradossale se si vanno a leggere le reali statistiche che Lebron ha mantenuto nell’arco di questa stagione, portando gli Heat al secondo posto nella Eastern Conference, rischiando anche di agguantare il primo. Le percentuali dal campo sono quelle che colpiscono di più: il 56% dal campo è un dato irreale per un’ala piccola che spesso si prende anche tiri in arresto o dalla media distanza, a questo vanno ad aggiungersi le 1.5 triple segnate ad allacciata di scarpe e il 38% dalla distanza che va a cozzare con quello che è il dato relativo all’intera carriera del Prescelto, ovvero un misero 34%. Nell’ultimo mese, James ha un po’ rallentato, trovando qualche difficoltà forse anche per via dell’assenza di Wade ma riuscendo comunque ad andare cinque volte oltre ai 35 punti. Se non dovessimo prendere in considerazione Durant, sarebbe per la quinta volta in carriera l’MVP della stagione regolare, ma così non è e per una volta Lebron si dovrà accontentare della medaglia d’argento.

 

3) Blake Griffin: 24.1 punti, 9.5 rimbalzi, 3.9 assist, 1.1 rubate, 0.6 stoppate, 52% dal campo, 28% da tre, 71% ai liberi.

Doc Rivers ha dichiarato di credere che Blake Griffin sia secondo solo a Durant nella corsa all’MVP, noi non ce la sentiamo di esagerare ma lo premiamo comunque con la medaglia di bronzo. L’ala dei Clippers ha vissuto una stagione davvero grandiosa, portando, insieme a Chris Paul, la franchigia alla miglior RS della propria storia. Due sono i dati che colpiscono di più di questa stagione di Griffin: gli assist e la percentuale ai tiri liberi. Quasi quattro assist di media sono un risultato straordinario per un lungo e BG più volte ha dimostrato di avere un ball handling fuori dal comune per uno della sua stazza. Il 71% dalla lunetta è davvero sorprendente se si considera che Griffin in carriera può vantare soltanto il 64%, emblema di un miglioramento continuo che il giocatore dei Clippers ha messo in atto da quando è entrato, ancora acerbo, nella NBA. Ovviamente siamo lontani dalla perfezione e l’abbiamo più volte specificato, ma i miglioramenti che questo ragazzo ha messo in evidenza non sono trascurabili.

 

4) Joakim Noah: 12.6 punti, 11.2 rimbalzi, 5.4 assist, 1.2 rubate, 1.5 stoppate, 48% dal campo, 74% ai liberi.

chi_g_noah01jr_300x300Se fosse un playmaker, gli assist che smazza ogni serata sarebbero cosa più o meno normale. Peccato che Joakim Noah sia un centro di 211 centimetri e nemmeno tra quelli con le mani più educate. I 5.4 assist di media sono un numero impressionante e soprattutto anche falsato da un avvio di stagione tutto sommato normale. Con il nuovo anno, Noah ha però cambiato marcia, distribuendo almeno 10 assist in ben otto occasioni. I “soli” 9 assist mandati a referto contro i Knicks il 13 Aprile non gli hanno permesso di andare per la terza partita di fila in doppia cifra per passaggi vincenti, cosa che, tra i centri, era riuscita per l’ultima volta a Vlade Divac nel 2004. Il giocatore, l’11 Aprile, è diventato il primo giocatore della storia dei Bulls dalla stagione 1992-93 a totalizzare almeno 4 triple-doppie in una singola stagione, nella stessa data è entrato far parte del club dei centri con almeno 4 triple-doppie composte da punti, rimbalzi ed assist, un club di cui fanno parte soltanto David Robinson, Bill Russell e Wilt Chamberlain. Sono stati 7.5 gli assist di media smazzati a Marzo, mese in cui i Bulls hanno brillato conquistando il terzo posto nella Eastern Conference ai danni di Toronto, ma Noah è un fattore anche nella propria metà campo. Il francese è infatti preso in considerazione per il premio di Difensore dell’Anno, oltre che per il posto nel Primo Quintetto NBA e Primo Quintetto Difensivo NBA. Senza Derrick Rose, i Bulls hanno trovato la propria stella, una point forward.

 

5) Stephen Curry: 23.9 punti, 8.5 assist, 4.3 rimbalzi, 1.6 rubate, 0.2 stoppate, 47% dal campo, 42% da tre, 88% ai liberi.

In una stagione che è solo la conferma di quanto di buono aveva fatto vedere l’anno scorso, Stephen Curry è la new entry di questo episodio dell’MVP Ladder. I suoi Golden State Warriors hanno forse deluso le aspettative visto il sesto piazzamento nella Western Conference, ma lo stesso non si può dire del playmaker con il numero 30 sulle spalle. Si potrebbe pensare che lo spettacolo offerto da Curry ogni sera possa in qualche modo necessitare il sacrificio delle percentuali al tiro, che invece sono ottime. Non batterà il record fissato da lui stesso la scorsa stagione con 272 triple segnate, ma sicuramente ci andrà vicino viste le 254 fin qui realizzate (primo della storia ad andare oltre le 250 per due stagioni consecutive), tirando con un più che dignitoso 42% da dietro l’arco. Settimo miglior marcatore, quinto miglior assistman, leader assoluto di questi Warriors. In doppia cifra con gli assist (e un massimo di 16) in cinque delle prime otto uscite ad Aprile, compresa una tripla doppia contro i Lakers e una prestazione da 31 punti e 16 assist in 29 minuti contro i Jazz.

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