NBA Finals 2010, Game 7: One for the thumb

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Festeggiamento di Kobe Bryant

La storia che porta all’atto conclusivo delle NBA Finals 2010 è a dir poco rocambolesca. Ad Ovest abbiamo la squadra più discussa della lega (dopo i Cleveland Cavaliers di un certo James LeBron), tornata vincente l’annata precedente contro gli Orlando Magic. Ad Est la pressione cade tutta sui Boston Celtics di coach Doc Rivers, capaci di sbarazzarsi della legione del Re in maglia 23 in 6 gare ed in seguito dei Magic di Van Gundy, caratterizzati dal 4 out-1 in the paint. A detta di molti la sfida delle sfide (paragonabile con sport minori al Clasico spagnolo o ai Derby italiani), i Lakers si presentano con i favori del pronostico, desiderosi di vendicare la sconfitta del 2008, terminata con il massacro del Garden in GM 6 (-39, record passivo ogni epoca della storia delle Finals). La banda guidata dalla coppia Rivers-Thibodeau secondo gli esperti è arrivata al capolinea del suo ciclo (più avanti avremo modo di scoprire che non è affatto così), con diversi elementi del roster in scadenza (su tutti lo storico capitano Pierce e la bandiera Garnett, senza dimenticare lo specialista difensivo Tony Allen) ed altri discussi diverse volte durante l’anno (Ray Allen, più volte coinvolto in trade poi saltate, idem dicasi per Perkins e Davis, quest’ultimo desideroso di ritagliarsi uno spazio maggiore altrove) e non più certi del loro ruolo in squadra nell’immediato futuro. Il primo episodio della serie vede uscire i Lakers trionfanti dallo Staples Center grazie ad un terzo quarto degno di nota (sugli scudi Pierce e Bryant autori rispettivamente di 24 punti e 9 rimbalzi e 30 punti più 6 assist).

Rajon Rondo batte agevolmente la difesa dei Lakers, il #9 biancoverde sarà l'ultimo ad arrendersi
Rajon Rondo batte agevolmente la difesa dei Lakers, il #9 biancoverde sarà l’ultimo ad arrendersi

Gara 2 passerà alla storia più per la prestazione di Ray Allen che per il risultato finale (103-94 Boston, che strappa dunque il fattore campo): He Got Game realizza la bellezza di 32 punti con 8 triple su 11 a bersaglio (partito caldissimo con 7/7, battuto il record di un certo Michael Jeffrey Jordan), molte della quali rese possibili dall’estro infinito del motore biancoverde, Rajon Rondo, in grado di chiudere con una brillante tripla doppia da 19 punti, 12 rimbalzi e 10 assist. Boston vince ma cade in tentazione sul più bello, durante uno degli ultimi viaggi in lunetta infattidi Pierce lancia una frecciatina indelebile ai tifosi gialloviola:”We ain’t coming back to LA”. Mai nessuna frase fu più affrettata, dato che in GM 3 Los Angeles limita benissimo Mr. Jesus Shuttesworth (che chiude con 2 punti, 0/13 dal campo e 0/8 da oltre l’arco) e grazie ad un divino Bryant e un cinico Fisher riporta dalla propria parte il fattore campo. Gara 4 viene letteralmente dominata dalla panchina dei Celtics (che realizza 36 punti contro i 18 dei Lakers), trascinati dall’insolita coppia Robinson-Davis ad inizio ultimo quarto (a nulla servono i 33 di Bryant e i 21 di Gasol). Serie in parità per la seconda volta, si arriva a gara 5, secondo crocevia delle Finals, inutile dire che i trascinatori sono ancora una volta i due simboli: Bryant e Pierce, che timbrano il cartellino rispettivamente con 38 e 27 punti. Per Los Angeles e per Phil Jackson pesano le prestazioni di Bynum e di Odom, nettamente al di sotto delle aspettative,  con il solo Mamba come leader accompagnato dal catalano a fasi alterne nonostante la doppia doppia finale (12 punti e 12 rimbalzi). Si torna dunque a LA per gara 6 con il primo match point per i Boston Celtics. Los Angeles gioca sin dal primo minuto aggressiva lasciando poca libertà alle star biancoverdi. Da segnalare l’evento che cambia le dinamiche della serie: Kendrick Perkins dopo 6′ min e spiccioli di gioco si procura uno strappo a due legamenti del ginocchio destro (tornerà in campo a gennaio 2011) in una lotta a rimbalzo con le torri losangeline Bynum e Gasol, ciò significa una sola cosa: gara finita ancor prima di incominciare (-10 a fine primo quarto, -20 a fine secondo).

Arriviamo alla partita decisiva, alla partita che non prevede un domani, che non lascia nessuna chance: 17 giugno 2010. I Celtics schierano Rasheed Wallace al posto di Kendrick Perkins (che si congeda con un “I love you” dai compagni) e partono fortissimo chiudendo a +9 il primo quarto tirando con il 59% contro il 22% dei losangelini. Da segnalare i grandi aiuti difensivi di Garnett su Allen per limitare Bryant (che tira tanto e male, solo 1/7), pesanti anche i 6 punti di Glen “Big Baby” Davis uscendo dalla panchina. Il secondo quarto vede i Lakers imporsi con un decisivo comeback grazie ad un parziale di 11-0, trascinati da un insolito Ron Artest autore di 12 punti nei soli secondi 12′ di gioco. A metà primo tempo il tabellino dice 40-34 Boston, che viene tenuta a galla da Rondo (6 punti, 4 rimbalzi e 4 assist) e Pierce (11 con 6 rimbalzi), Los Angeles d’altro canto non può contare sui big two (Bryant e Gasol combinano con un disastroso 6/26) e deve aggrapparsi al #37. Il terzo quarto si apre in malo modo per i padroni di casa che sprofondano a -13 con una schiacciata di pura potenza di Garnett con 8′ e 20” da giocare, ma proprio nel momento più difficile il collettivo di Jackson esce allo scoperto, prima Gasol su assist di Bryant e poi Odom riescono a creare un parziale di 9-2 che li riporta a -6, un altro canestro di Odom riaccende lo Staples, fissando il risultato sul 57-53 dopo 36′.

Fisher con la tripla del 64 pari
Fisher con la tripla del 64 pari

L’ultima frazione di gioco si apre a polveri bagnatissime, per 3′ sostanzialmente le due squadre non fanno altro che sbagliare con i soli Gasol e Garnett a rompere il ghiaccio.Il primo strappo lo compie Artest che impatta la gara a quota 61 pari, ma un 3/4 dalla lunetta di Ray Allen riporta Boston avanti di 3 lunghezze. Proprio quando la palla scotta e pesa il triplo, entra in azione il venerabile maestro che con una tripla da 45° a destra pareggia la situazione sul 64-64, ispirando l’azione successiva il sorpasso che avverrà con il #24 dalla lunetta (66-64 a -5’56”). Passano diversi minuti di caos più totale caratterizzati da continui errori al tiro (su tutti una tripla di Odom che avrebbe ucciso la partita sull’ipotetico +7 e un layup di Piece in contropiede). L’azione che fa pendere la bilancia gialloviola la trova il catalano che grazie ad un commovente gioco di piedi in post basso porta i suoi sul +6 (76-70) a -1’30”, ma Boston riesce a trovare immediatamente il jolly dalla lunga distanza grazie ad un semprevede Wallace che li riporta a -3. Ad un minuto dalla fine la gara è in rigoroso equilibrio, che tuttavia viene subito interrotto da una bomba di Ron Ron che fa esplodere lo Staples. Dall’altro lato Allen si risveglia e risponde subito con un’altra tripla, e nell’azione successiva Los Angeles sbaglia e non di poco il tiro ma grazie all’ennesimo rimbalzo offensivo (il 23esimo, ndr) riesce a riconquistare il pallone ed andare in lunetta (Bryant fa 2/2). Finita? Neanche per sogno Rondo forza e segna la tripla della disperazione portando i suoi a -2 (79-81). Palla ai Lakers, pochi secondi di terrore per i gialloviola che con Bryant rischiano di perdere palla, prima che essa arrivi a Vujacic, che con un 2-2 dalla lunetta fissa il risultato sul 79-83 che sancisce il titolo davanti ad uno Staples a dir poco incandescente. I tifosi Celtics ancora oggi ricordano con amarezza quegli istanti (la ferita è ancora apertissima fidatevi) e si rammaricano per non aver potuto schierare Perkins nella decisiva gara 7, ma questo non basta a giustificare una seconda frazione di secondo tempo nettamente sottotono soprattutto in attacco (incredibile il calo dopo il +13 del terzo quarto). Kobe Bryant rispetta le previsioni e vince il secondo premio come MVP delle Finals, in conferenza stampa ad una domanda di un giornalista (“Cosa significa per te questa titolo?”) il Mamba risponderà scherzando:”Ne ho uno in più di Shaq”. Tutto vero, ma sappiamo benissimo che quello per lui rappresenta il penultimo gradino da compiere per raggiungere His Airness, e l’ultimo i tifosi di LA lo stanno solo aspettando…

Momenti finali di quella che è, insieme a Spurs-Heat del 2013, la miglior finale degli ultimi 10 anni
Momenti finali di quella che è, insieme a Spurs-Heat del 2013, la miglior finale degli ultimi 10 anni

 

 

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