NBA Preview : Chicago Bulls, era Rose ciò che li separava dall’essere i primi rivali degli Heat?

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Quinti ad Est nel 2012-13

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Sono stati capaci di creare agli Heat più grattacapi di quanto un 4-1 di semifinale di Conference possa consigliare. Senza il nemico numero uno del Re ma con tanto orgoglio e tanto sudore si sono guadagnati le simpatie di mezzo mondo anti-Heat. Hanno dato fastidio, tanto fastidio a South Beach, interrompendo la striscia record di W consecutive degli Heat e rubando il fattore campo in gara-1 (salvo poi perderlo) in pochi mesi. Hanno aspettato senza mettergli pressione il loro giocatore principe ed ora sono pronti a ridere di coloro che avvertiranno la minima apprensione per il suo ritorno.

I Chicago Bulls di Derrick Rose tornano ufficialmente ad essere una contender. Ciò che li separava lo scorso anno da “sorpresa” a “competitrice” era appunto l’assenza di un leader offensivo, scorer e playmaker. Ora che l’uomo che ha interrotto il regno “MVPiano” di Bronny è tornato tutti drizzano – giustamente – le antenne.

Dunleavy può essere l'acquisto poco calcolato che sbaraglia i piani
Dunleavy può essere l’acquisto poco calcolato che sbaraglia i piani- giustamente – le antenne.

“Solo” quinti nella scorsa regular season con un record di 45-37 i Bulls si sono confermati come una macchina prettamente improntata alla difesa, dove l’attacco è in secondo o terzo piano già di suo, figurati se manca l’unico attaccante (non vi offendete se escludo Boozer) di squadra. Le cifre che ci consegna la scorsa stagione sono eloquenti: 3° posto per quanto riguarda i punti concessi agli avversari e ultimo posto (condiviso) per punti segnati a partita di media. La zona che ha risentito maggiormente della poca propensione all’attacco della squadra è stata senz’altro l’arco: appena 5.4 triple di media segnate a partita sono un numero misero. E c’era pure il Beli!

A porre rimedio a questa situazione arriva dai Milwaukee Bucks un tiratore perimetrale decisamente problematico per le difese avversarie: Mike Dunleavy. Il buon figlio d’arte, la scorsa stagione, pur non avendo un ruolo di punta nel Wisconsin, ha tenuto alta la sua media punti: 10.5. Con uno “stunning“” 42.8% da fuori. Roba da far leccare i baffi ad uno come DRose che potrebbe vedere in Mike una SG più congeniale di quanto lo sia il rampante Jimmy Butler. Inoltre Dunleavy veste a pennello anche gli abiti che Thibodeau adora far indossare ai suoi. La difesa del prodotto di Duke è un’arma sottovalutatissima. Nella stagione scorsa ha mantenuto – su una base di 48 minuti giocati – le ali piccole avversarie su medie non imponenti : 17.6 pt, 6.7 r e 3 a. Per gli avversari che lo affrontano il PER non è altissimo, anzi: 10.3. Per dirne una: LBJ, Iggy e lo stesso Deng, ali quotatissime sotto il profilo difensivo, hanno tenuto le AP avversarie sul PER di 12, 12 e 11 rispettivamente! Una statistica che innalza Mike ad un livello importante anche  – se c’è da dire – che lui, di certo, non ha affrontato i titolari avversari ma solo le riserve. Dunleavy partirà dalla panchina e sarà il primo ricambio in posizione di 2 e 3 tuttavia.

Jimmy Butler sarà la sorpresa dell'anno?
Jimmy Butler sarà la sorpresa dell’anno?

Davanti ha un ragazzino che lo scorso anno è emerso come un probabile cavallo di battaglia dei nuovi esterni NBA alla George, Leonard e Barnes: Jimmy Butler. Cresciuto nell’università difensiva di TT, Butler ha inizialmente fatto scalpore come riserva di Deng per poi scivolare in posizione di SG per poter garantire a Thibo di avere in campo sia l’uno che l’altro. Jimmy ha addirittura mantenuto le SG riserva (sempre su base di 48 minuti) sul livello di PER 7. Impressionante. Con il prosieguo della stagione ha perfezionato anche la pecca che era il tiro da fuori. Basta guardare alle percentuali: pre-ASG da tre 25%, di lì in poi 47.5%. Uno step up non trascurabile. Nella Wind-City sperano che il ragazzo abbia continuato a migliorare in estate affinché rappresenti ed incarni il “missing piece” in posizione di shooting-guard che é evidentissimo manchi ai Bulls per essere davvero al top. La prima cosa da migliorare, però, è il ball-handling perché in quello che si prevede sia il quintetto titolare dei Bulls quest’anno, almeno da cosa si è visto nell’annata passata, Deng e Butler insieme sì, coesistono, ma forse si pestano leggermente i piedi.

Che in Illinois stiano pensando alla cessione di Deng? Beh, non è un mistero che le voci su Luol siano quantomai caldissime quest’anno, l’anno in cui davvero potrebbe dire addio e lasciare il passo a Butler e Snell. Tony Snell è l’uomo principale pescato al draft. Forward che fa della difesa il suo mantra e che potrebbe diventare l’ennesimo discepolo di Thibodeau consegnato alla NBA come difensore arguto. Dal draft é arrivato anche il buon Erik Murphy, di professione centro, anche lui figlio d’arte (il padre ha giocato a Washington e Los Angeles, sponda Clippers, la madre ha fatto parte della nazionale femminile di basket finlandese) che potrebbe proporsi come lungo offensivo dalla panchina. Si sussurra abbia capacità enormi – potenziali – nelle sezioni jumper e low-post score. Siam sicuri che Thibo cercherà prima di inculcargli l’arte della difesa.

Il mercato però ha anche visto partire gente che l’anno scorso Chicago ai PO l’ha trascinata. Addio al Beli, di cui mancheranno le capacità di playmaking e le penetrazioni in pick and roll, e Nate Robinson cavallo pazzo, capace di crearsi tiri dal nulla e inventare attacco in un batti baleno. Una delle domande principali entrando nella stagione 13/14 infatti è : c’è qualcuno, dietro Rose, capace di creare attacco e dirigere le azioni? Butler non ne è capace, Deng nemmeno, Dunleavy non ha il pregio di essere un ball-handler altrimenti staremmo parlando di un discreto fuoriclasse. Dietro Rose ci sono gli esili offensivamente Hinrich (con in bacheca master e trattati di difesa perimetrale ma anche denunce per attacchi lacunosi) ed il sophomore Marquis Teague che tanto deve dimostrare (la Summer League alquanto buona del tipo ha lasciato belle impressioni) . Al training camp é stato quindi invitato anche il play Mike James, che di quì c’è passato anche nella season 2011-12 giocando undici partite con 10.9 minuti di media che non gli hanno impedito di mettere a segno 4.8 punti e 2.6. Resta grande però l’interrogativo su chi possa creare oltre il #1.

Al training camp hanno presenziato anche Pittman, Patrick Christopher e Kalin Lucas. Tutti quanti tagliati. Fa modo come la dirigenza Bulls abbia deciso di mandar via anche Pittman, che – inadeguato quanto volete – in un front-court dove le condizioni di Noah sono un’incognita (il francese ha però garantito che ci sarà al 100% contro gli Heat) e dove Mohammed ha superato le 36 primavere avrebbe fatto comodo. Nada de nada. Thibodeau ha infatti preferito accorciare la rotazione per sopperire all’assenza di Joakim in pre-season, facendo giocare Mohammed titolare nella maggior parte delle occasioni, con riserva di AG e C il solo Taj Gibson.

Derrick Rose stanotte finalmente giocherà il suo primo minuto NBA dopo l'infortunio
Derrick Rose stanotte finalmente giocherà il suo primo minuto NBA dopo l’infortunio

I Bulls, in pre-season, sono rimasti imbattuti. Unica squadra ad avere lo “0” nella casella delle sconfitte. Rose è tornato forse più forte di prima (tre ventelli ed un trentello prima del tip-off di domani stanotte) come alcuni paventavano ricevendo derisioni dall’interlocutore. Gibson e Boozer hanno avuto buoni highlight offensivi. Insomma, ci sono tutti i presupposti per vederli aggrappati coi denti alla canotta Heat fino a gara 7 in Finale di Conference perché questi Bulls, a mio parere, sono i principali candidati ad arrivarci, anche più di Indiana, Brooklyn o New York. Hanno tutto ciò che serve e ciò che non hanno lo compensano col sudore, l’orgoglio e quello sguardo del Toro nel logo che sembra già voler incornare Miami dalla notte dello start ufficiale, quando Wade, James ed il resto della compagnia infileranno l’anello del titolo davanti a loro. Ready, set, go!

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