È passato quasi un intero giorno da quando Shams Charania ha annunciato la trade tra Boston Celtics e Philadelphia 76ers che ha portato Jaylen Brown nella squadra di Joel Embiid e Tyrese Maxey. Eppure, nonostante siano passate ormai molte ore, nessuno riesce ancora a darsi una spiegazione plausibile sul perché Boston abbia ceduto Brown, perché lo abbia ceduto ai Sixers e perché lo abbia ceduto per così poco. I biancoverdi hanno infatti ricevuto “solo” Paul George, due scelte del primo turno al Draft NBA e due al secondo turno. Poco, se si paragona a quanto ad esempio i Jazz hanno ottenuto per Walker Kessler (due scelte del primo turno e due pick swap del primo turno) o quanto Toronto ha dato ai Clippers per Kawhi Leonard (due scelte del primo turno, due del secondo, un pick swap del primo turno, oltre a Brandon Ingram e Gradey Dick) solo poche ore prima.
Rinforzare una diretta avversaria
Una delle prime cose che saltano all’occhio è che i Celtics abbiano ceduto Brown a una diretta concorrente: proprio quei Sixers che solo un paio di mesi fa li hanno rimontati da 3-1 al secondo turno dei Playoff. Non solo quindi, sulla carta, Boston si è indebolita ma ha anche rinforzato una diretta concorrente a Est. Philly ora può contare su un quintetto stellare, con Brown che si unisce a Joel Embiid, Tyrese Maxey e VJ Edgecombe. Inoltre la presenza a roster dell’MVP delle Finals 2022 ha già servito da calamita per i free agent che sperano di vincere un titolo unendosi ad un superteam come i Sixers dell’anno prossimo: in poche ore Dean Wade e Anfernee Simons hanno firmato con i 76ers.
I dubbi su Paul George
Paul George è stato un giocatore fantastico, soprattutto prima dei gravi infortuni che lo hanno colpito negli ultimi anni. Oggi però ha 36 anni, la sua carriera sta volgendo al termine, e arriva da un anno da appena 37 partite disputate causa squalifica per aver violato il regolamento anti-droga NBA. Nelle poche partite che PG ha giocato, ha segnato 17.3 punti di media, il bottino peggiore della sua carriera se si esclude l’anno precedente e le sue prime due stagioni in NBA.
Boston riceve quindi un giocatore che non dà garanzie fisiche, è di 6 anni più vecchio di Brown e chiaramente in una fase calante della sua carriera. Dovrà essere affiancato a Jayson Tatum, con tutti i dubbi del caso sulla tenuta fisica anche di quest’ultimo, reduce dalla rottura del tendine d’Achille che lo ha tenuto fuori per gran parte della scorsa stagione.
A questo si unisce il discorso economico: George guadagna quanto Brown e ha ancora un anno di contratto, scadrà quindi nel 2028 e i Celtics dovranno aspettare due stagioni per liberare i suoi 57.7 milioni di dollari di spazio salariale.
I rumors sull’atteggiamento di Brown
Il fatto che i Celtics lo avessero inserito nelle trattative per Giannis Antetokounmpo ha sicuramente indispettito Jaylen Brown, tanto da causare una rottura tra lui e i biancoverdi dopo 10 anni insieme. Nelle ultime ore però sono circolate voci inquietanti sul suo conto, anche offensive, che aiutano a capire come l’ambiente fosse abbastanza ostile al giocatore. Secondo quanto detto dal podcaster Colin Cowherd, un dirigente e uno scout NBA gli avrebbero detto che Brown è “malato” (ha usato la parola “disease”) perché “pensa di essere sempre il più intelligente nella stanza”.
“Fai tanti soldi e all’improvviso sei sicuro di te, non vuoi ascoltare i tuoi capi, non vuoi ascoltare i tuoi consulenti, non vuoi ascoltare i tuoi compagni” ha detto Cowherd citando quanto gli sarebbe stato riferito, parole pesantissime nei confronti della nuova star dei Sixers.
Brown ha salutato pacificamente i Celtics in un post sui social poco fa: la trade potrà venire ufficializzata però solo dal 5 luglio in poi. Fino ad allora Brad Stevens, l’artefice dell’affare, non potrà quindi motivare la propria scelta. Anche se nelle scorse ore Charania ha detto su ESPN che i Celtics “non ritenevano più che la coppia Tatum-Brown potesse portarli a un altro titolo”.
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