Non c’è niente di sbagliato nell’aver fatto giocare Kevin Durant in Gara-5

Focus Home NBA News Rubriche

Sono trascorsi poco più di due minuti nel secondo quarto di Gara-5 quando Kevin Durant perde palla contro Serge Ibaka, cadendo a terra e tenendosi la parte inferiore della gamba destra. Può essere il solito polpaccio. Può essere il tendine d’Achille. E’ il tendine d’Achille. Mentre scriviamo, ancora non si conosce l’entità dell’infortunio, si sa solo cosa riguarda: impossibile quindi prevedere i tempi di recupero. Sicuramente saranno di almeno qualche mese, con relativa free agency attesissima compromessa almeno in parte.

Negli istanti e nelle ore successive a Gara-5, alla fine vinta dai Golden State Warriors, molteplici dita accusatorie sono state puntate contro la franchigia campione NBA in carica ed il GM Bob Myers in particolare, rei di aver permesso a Durant di scendere in campo. “Dò la colpa agli Warriors per aver fatto pressione su di lui anche se non era guarito!” ha twittato un furioso Kendrick Perkins nel post-partita, ad esempio. Non è stato l’unico. Le stesse quasi-lacrime di Myers nella conferenza stampa in cui si annunciava l’infortunio di KD al tendine d’Achille sono sembrate a tanti un’ammissione di colpa, non facendo altro che intensificare le accuse verso un’organizzazione che, si dice, non ha fatto nulla per proteggere la propria stella.

I media in tutto questo non stanno aiutando. Chris Haynes, insider di Yahoo!Sports, ha scritto che, secondo quanto gli è stato riferito, Durant non era nemmeno lontanamente vicino al 100% ieri sera. Quel che fa sorridere, è che sono gli stessi media che, dopo Gara-4, con gli Warriors ad una sconfitta dalla fine di una Dinastia, scrivevano di una presunta e diffusa frustrazione interna allo spogliatoio di Golden State per il temporeggiare di KD, che, chissà, magari stava pensando più alla free agency che ad aiutare i suoi compagni a vincere un titolo NBA.

Quel che si vuole chiarire però è un aspetto. Non c’è niente di sbagliato nell’aver scelto di far giocare Durant in Gara-5. E’ ovviamente facile sollevare polemiche ed accuse ora, che KD è volato a New York per capire cosa ne sarà del proprio futuro e se davvero abbia messo a repentaglio il proprio prime con questo nuovo infortunio. Prima di Gara-5, l’opinione di tutti era l’esatto opposto: l’ex Thunder sarebbe dovuto tornare il prima possibile, oppure si sarebbe dimostrato per l’ennesima volta l’egoista che voltò le spalle ad OKC per percorrere “la via più facile” verso un anello NBA.

Partendo dal presupposto che i dottori degli Warriors, una delle migliori organizzazioni nello sport a livello mondiale, hanno probabilmente qualche qualifica medica in più di chi commenta su Internet a posteriori, quel che sembra ci si dimentichi è il contesto nel quale la decisione è stata presa. Sotto 3-1 nelle Finals in cui partivano da grandi favoriti. Fuori casa. Con molti giocatori non al 100%. Ad un passo dall’eliminazione e dalla fine di una Dinastia. Serviva tutto l’aiuto possibile, e quell’aiuto è arrivato perché sicuramente lo stesso Durant non vedeva l’ora di rientrare e dare il proprio contributo. Nel primo quarto giocato prima di infortunarsi, KD ha segnato pur sempre 11 punti, partendo da una posizione piuttosto statica sul perimetro e infilando due triple perfette ai primi due tentativi, per poi prendere maggiore confidenza e iniziare a correre e portare palla. Esattamente la situazione sulla quale ha subito poi l’infortunio al tendine d’Achille.

Nessuno lo ha obbligato a farlo. Steve Kerr prima della partita aveva dichiarato che non ci sarebbero state restrizioni del minutaggio di Durant, ma si sarebbe semplicemente agito a seconda delle sensazioni del giocatore durante la stessa gara. E, nonostante la mancanza di una laurea in medicina, lo stesso KD probabilmente era a conoscenza dei rischi che stava correndo. Non si deve trascurare che questi atleti, indipendentemente dai milioni di dollari che intascano ogni anno, vivono e lavorano tutta la vita per momenti come questo. Per le Finals NBA. Per poterle decidere. Per compiere magari una rimonta storica, sotto 3-1. Nessuno può comprendere del tutto cosa possa significare dover rimanere seduto in tribuna in una situazione del genere, mentre i propri compagni di squadra vengono annientati da una formazione che partiva largamente sfavorita.

Nelle Finals del 1970 tra Knicks e Lakers, in una Gara-7 che si giocava al Madison Square Garden, Willis Reed, leader di New York, tornava in campo dopo un infortunio subito in Gara-5, uno strappo alla coscia che avrebbe dovuto metterlo fuori causa per diverse settimane. Nessuno si aspettava di vederlo giocare. In quella partita giocò 27′ e segnò solo 4 punti, ma il gesto motivò i suoi compagni e “spaventò” gli avversari, come spiega Phil Jackson, membro di quei Knicks, nel suo libro “Eleven Rings”. New York vinse quella partita ed il suo primo titolo NBA.

Stavolta è andata male. Terribilmente male. A posteriori, chi lo farebbe? Nessuno. A priori? Probabilmente tutti.

  •  
  •  
  •  

1 thought on “Non c’è niente di sbagliato nell’aver fatto giocare Kevin Durant in Gara-5

  1. C’è un punto a mio avviso sbagliatissimo: “quel che sembra ci si dimentichi è il contesto nel quale la decisione è stata presa”. I medici non dovrebbero farsi assolutamente influenzare dal contesto, ma prendere la migliore decisione per quanto riguarda la salute dell’atleta. Tutto ciò indipendentemente dalle eventuali pressioni societarie e di terzi. A mio avviso già il primo infortunio, oltre sicuramente al polpaccio dava chiari segli di interessamento del tendine d’Achille. Io penso che kd fosse tutto meno che nelle condizioni di giocare ma che sia sceso in campo, sicuramente per sua volontà, ma forte di un Ok dei medici sicuramente discutibile. Guarda caso topo qualche minuto si infortuni nuovamente. Dove? Al tendine d’Achille! Era davvero pronto? Secondo me no!

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.