Ieri notte a Indianapolis si è disputato l’All-Star Game WNBA, epilogo di un weekend di divertimento e spettacolo per la Lega femminile americana. A rubare la scena alla partita, terminata con la vittoria 151-131 del Team Collier sul Team Clark, è stata la protesta pacifica delle giocatrici durante il riscaldamento. Entrambe le squadre infatti sono entrate in campo con una maglia nera che riportava la scritta: “Pay us what you owe us”, ovvero “Pagateci quanto ci dovete”.
Il riferimento è ovviamente agli stipendi e all’ormai nota richiesta di avere dei salari più alti in WNBA, dove la giocatrice più pagata, Kelsey Mitchell, guadagna appena 249mila dollari l’anno. Una cifra irrisoria se paragonata agli stipendi NBA, che toccano come minimo i 3 milioni di dollari abbondanti. La risposta di chi sostiene che non debba esserci un incremento dei salari femminili di solito rientra nella sfera del guadagno che produce effettivamente la WNBA: la Lega non ha un giro d’affari sufficiente per giustificare stipendi più alti.
Sebbene la WNBA non abbia di sicuro il seguito del suo corrispettivo maschile e l’anno scorso sia anzi andata in rosso di 40 milioni di dollari, si tratta pur sempre di una Lega in forte crescita che quest’anno ha accolto una nuova franchigia, le Golden State Valkyries, e da qui al 2030 vedrà un allargamento a 18 squadre con gli ingressi di Portand, Detroit e Cleveland. Inoltre, se in NBA gli introiti dei giocatori ammontano, da contratto collettivo, al 50% di quelli totali della Lega, in WNBA le giocatrici guadagnano appena il 9% di ciò che produce il campionato. Le perdite economiche degli anni scorsi sono dovute soprattutto alle cifre molto basse dei contratti sui diritti televisivi, un problema al quale verrà posto rimedio a partire dalla prossima stagione: lo scorso luglio infatti è stato contrattato uno storico accordo della durata di 11 anni, che porterà nelle casse della WNBA circa 2.2 miliardi di dollari (200 milioni di dollari l’anno).
Un aumento di introiti dovuto soprattutto al parallelo incremento di popolarità della Lega femminile, grazie a fenomeni come Caitlin Clark, A’ja Wilson o alla rookie Paige Bueckers. Motivo per cui ora le giocatrici vogliono una fetta di torta più ampia rispetto alle bricole che incassano attualmente.
