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Pagellone LBA, Roma: molto bene la prima parte, poi il blackout

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Roma: una “vecchia” esordiente

Una stagione dal doppio volto per la Virtus Roma che, dopo 4 anni di militanza nel campionato di A2, torna nella massima serie. In un anno, la squadra capitolina si è ritrovata dal disputare i playout per non retrocedere in Serie B alla vittoria del campionato. Una volta in Serie A, la continuità tecnica ha dato i  suoi frutti, soprattutto nella prima parte della stagione. Bucchi costruisce la squadra partendo dalle due conferme della stagione precedente, Alibegovic e Baldasso, giovani esordienti nella categoria ma al centro del progetto di rinascita della Virtus Roma. Per quanto riguarda gli americani arrivano gli esperti Jerome Dyson in cabina di regia e Davon Jefferson sotto le plance, oltre a William Buford e Mike Moore. La grande scommessa di Bucchi è Thomas Kyzlink, guardia ceca, classe ’93. A completare il roster gli italiani Giovanni Pini e Roberto Rullo e l’americano Farley, grande incognita poiché mai utilizzato e probabilmente in roster per motivi di sponsorizzazioni.

Sin dall’inizio Roma paga una panchina troppo corta a cui si aggiungono gli infortuni di Rullo e l’inesperienza di Moore. Nonostante questo, nella prima parte di stagione la Virtus getta realmente il cuore oltre l’ostacolo, riuscendo a conquistare 7 vittorie nel girone d’andata. Dimostrando il proprio valore anche in partite proibitive, come quella contro Milano, nella Capitale si ricomincia a respirare un clima di passione ed euforia, sfiorando anche il 5° posto in classifica. La forte dipendenza dalla coppia Dyson-Jefferson a tratti penalizza Roma che però trova ottime risposte da Kyzlink e Baldasso in cabina di regia. Buona la concretezza offensiva di Buford ma soprattutto emerge l’impressionante crescita di Alibegovic, coadiuvato da Pini.

Una stagione double-face

Infilando anche tre vittorie consecutive, la Virtus chiude il girone d’andata a 14 punti, gli stessi con cui chiuderà la stagione. La partita con Venezia, infatti, segna un crocevia irreversibile: qualcosa si rompe nei precari equilibri della neopromossa. A poco valgono l’arrivo dell’esperto White e la partenza di Moore poiché si apre una striscia negativa di match persi al fotofinish che avvicinano Roma alla zona retrocessione. La figura di Piero Bucchi non viene mai (saggiamente!) messa in discussione ma il ruolo di Dyson sì. La leadership attesa fatica a concretizzarsi e molto spesso la cabina di regia è affidata a Baldasso o Kyzlink. Dopo 7 sconfitte consecutive, di cui le più pesanti contro Pistoia e la Fortitudo Bologna, Dyson lascia la Virtus per approdare proprio alla Effe. Al suo posto a Roma arrivano Barford e Webster verso i quali, nonostante la sconfitta con Sassari, si hanno grandi speranze. Poi arriva lo stop definitivo dei campionati.

Indubbiamente un campionato dalla doppia faccia per la Virtus Roma. Un girone di andata anche al di sopra delle aspettative, poi qualcosa comincia ad incrinarsi, prima di una crisi all’inizio del girone di ritorno. Resta il dubbio su come sarebbe potuta finire la stagione di Roma ma indubbiamente gli ultimi innesti dimostrano l’interesse della società a restare in Serie A. Naturalmente quindi , con la classifica cristallizzata al girone d’andata, la Virtus si sarebbe salvata.

 

VOTO COMPLESSIVO: 5,5

I MIGLIORI

Innanzitutto va sottolineato il valore della gestione tecnica di coach Bucchi che, sopratutto nella prima parte di campionato, guida i suoi con intelligenza e stimolo. Sicuramente, poi, la stagione della Virtus Roma non permette di delineare nettamente il profilo di un leader in campo. Nelle vittorie Roma riesce spesso a regalare delle prestazioni in cui tutti riescono a dire la propria. Indubbiamente, il contributo di Davon Jefferson ha sempre spostato gli equilibri, influenzando i risultati. I suoi 15.6 punti di media hanno garantito, sotto le plance, la continuità che spesso è mancata con le percentuali dal perimetro. 8.3 rimbalzi di media che, uniti al lavoro di Alibegovic, hanno reso competitivo il pitturato giallorosso.

Altro giocatore molto importante nel percorso di Roma è stato William Buford, arrivato quasi per caso alla Virtus dopo il taglio di Flatten in preseason. Con i suoi 12.8 punti di media ed una percentuale del 43,8% da 3, l’ala USA è riuscita a dare alla squadra di Bucchi la concretezza che si sarebbe aspettata da Dyson.

IL PEGGIORE

Se la coppia Jefferson-Dyson è stata il perno della squadra capitolina e se Jefferson è spesso stato l’ago della bilancia delle vittorie, il contrario si può dire di Dyson. Da un giocatore del talento e dell’esperienza di Jerome Dyson ci si sarebbe aspettati una stagione totalmente diversa. Pur non facendo quasi mai mancare il proprio contributo offensivo (13 pt di media), l’organizzazione confusa della squadra e la discontinuità nella gestione del gioco l’hanno mostrato un giocatore molto più umorale del previsto. Spesso, in occasioni chiave, non solo non è stato in grado di gestire con lucidità le situazioni ma anzi, ne è stato l’artefice del caos (come nelle gare con Venezia, Brindisi o Pistoia).

LE SORPRESE

Ciò che della stagione della Virtus Roma probabilmente si dovrà esaltare è proprio la crescita di giocatori esordienti nel campionato di Serie A. Innanzitutto l’enorme exploit di Amar Alibegovic, il classe ’95 che con i suoi 10.5 punti e 7.2 rimbalzi di media è riuscito a ritagliarsi un ruolo da vero protagonista, mettendo in difficoltà l’esperienza di diversi veterani del campionato. Accanto a lui, da sottolineare l’impatto di Tomas Kyzlink che in molte situazioni è riuscito a gestire la squadra molto lucidamente, raggiungendo il canestro con continuità (12.7 punti di media). Tra i giovani esordienti che hanno saputo dire la propria inseriamo anche Tommaso Baldasso. Il giovane playmaker, classe ’98, è frutto del grande progetto di crescita, guidato da coach Bucchi, riuscendo sempre ad avere un impatto positivo, uscendo dalla panchina (6.7 punti di media) era cui la Virtus ripartirà per la prossima stagione.

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