Pagellone LBA, Virtus Bologna: dalle parole ai fatti, la strada è quella giusta

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Forse nessuno, neanche i diretti interessati, si sarebbero aspettati una stagione di questo tipo per la Virtus Segafredo Bologna. È vero, gli investimenti sono stati importanti in estate ma a volte non basta solo il Teodosic di turno per rendere positiva una stagione. Perché l’obiettivo non è sempre quello di scegliere i 12 migliori ma i 12 che stanno meglio tra di loro. La Virtus ci è riuscita ed è ufficialmente tornata grande, dando continuità alla vittoria della scorsa Champions League. Al comando della classifica dall’inizio e dopo un cammino quasi perfetto in EuroCup, non ha avuto la possibilità di alzare nessun trofeo: una sospensione che, forse, ha tolto alla Segafredo serie e concrete possibilità di raggiungere i risultati voluti, aspettando di capire cosa ne sarà dell’Eurocup, un altro passaggio fondamentale per far riassaporare alla Virtus l’Europa che conta.

Ai nastri di partenza è una squadra orfana dell’infortunato Teodosic, ma in Italia e in Europa la truppa di coach Sasha Djordjevic è ben lontana dall’essere dipendente dall’asso serbo. Ecco allora che arrivano le prime vittorie, aiutate forse anche da un inizio di calendario abbordabile. Poi, però, le prime prove di maturità superate, che coincidono con le prime giocate di Teodosic, che entra in una squadra già ben amalgamata e che gioca bene insieme. Vittoria contro i Campioni d’Italia della Reyer Venezia, alla terza giornata di campionato: una partita di playoff, il primo vero “mattoncino” per la V nera, i primi segnali di fiducia e consapevolezza per l’ambiente. Mentre in Europa il cammino è pressoché tranquillo (tanto da poter “accettare” di buon grado una sconfitta ad Andorra), la Virtus macina gioco e vittorie, in campionato, con la capacità di trovare protagonisti sempre diversi: da Hunter a Weems, da Ricci a Pajola, tutti in grado di seguire scrupolosamente le indicazioni della “connection” serba guidata da Markovic e Teodosic, i vice allenatori in campo per Sasha Djordjevic. Sei punti di vantaggio sulla seconda all’undicesima giornata con dieci vittorie in fila in campionato, fino alla prima sconfitta a Cremona, quando Teodosic viene anche espulso e per la prima volta si vede una Virtus in difficoltà. Ma è solo un fuoco di paglia, perché la squadra di Djordjevic torna a macinare gioco e risultati utili, alternando partite dominate a partite gestite per buona parte e poi vinte nel finale con l’esperienza e il talento dei singoli. Nel mentre l’acquisto di Marcos Delìa, per allungare le rotazioni senza troppo stravolgere un’impronta di squadra sempre più chiara e rodata. Arriva poi l’unica altra sconfitta del campionato, sul campo di Sassari seconda in classifica: è l’antipasto (amaro) delle dolcissime vacanze natalizie che tanto regaleranno ai tifosi bianconeri: vittoria schiacciante nel derby (+32) e vittoria autoritaria contro la rivale Milano; Virtus per di più elogiata da parte di Messina, l’ex di turno che tanto ha fatto grande la storia della Virtus, sconfitto dal collega serbo che quella stessa storia vuole sfidare. Così la Virtus, un continuo rullo compressore, arriva indisturbata alla fine del girone di andata, con 12 punti di distacco dalla Reyer, ottava in classifica. Proprio la Reyer, battuta a domicilio anche nella gara di ritorno al Taliercio ma amara nei quarti di finale di Coppa Italia a Pesaro: sconfitta, dopo un supplementare, che toglie a Teodosic e compagni la possibilità di giocarsi il primo titolo stagionale fino in fondo. In mezzo continua, poi, il buon cammino in Europa, che porta alla conquista della seconda fase e successivamente, grazie alla vittoria contro il Darussafaka, ultima partita ufficiale prima del virus, la conquista dei playoff di Eurocup. Una stagione, insomma, che non ha regalato trofei alla Virtus, al di là di primati statistici (miglior attacco del campionato, migliore squadra alla voce assist, rimbalzi e palle recuperate) ma che sicuramente ha dato tantissima fiducia per il futuro. Una stagione che ha visto una Virtus fanatica, con “pace in testa e fuoco nel cuore”, così come piace al suo allenatore.

VOTO COMPLESSIVO: 9

Non si fa molta fatica a trovare i migliori di una squadra che ha nel proprio roster Milos Teodosic e Stefan Markovic, ma sarebbe riduttivo e superficiale sottolineare solo la stagione dei due play serbi, per lunghi tratti fuori classifica. È allora nelle grinze della squadra che si trovano i “migliori tra gli umani”. Tra gli stranieri della squadra bianconera è sicuramente Kyle Weems il giocatore che più di tutti ha brillato: l’ala della Segafredo si è dimostrato da subito il vero uomo in più per le vittorie della Virtus. Le brutte prestazioni e le sconfitte (poche) della squadra di Djordjevic sono sempre coincise, non a caso, con le (altrettanto poche) gare incolore di Weems. Il repertorio tecnico dell’ala americana si è dimostrato vario, anche in aspetti che non sempre entrano nelle statistiche: tanta difesa, tanto lavoro per i compagni, tanti movimenti senza palla e anche punti importanti nei momenti importanti della partita, con l’apice dei 32 segnati nel derby con la Fortitudo. Ma non è solo grazie alla super prestazione nella partita di Basket City che Kyle Weems è entrato nel cuore dei suoi tifosi: c’è anche il valore umano che ha contraddistinto il numero 34 della Segafredo quando, dopo pochissime ore dalla perdita del padre, è sceso in campo in Eurocup vincendo la partita e conquistando il rispetto e il riconoscimento dei propri tifosi. Tra gli italiani è sicuramente Giampaolo Ricci la stella di questa stagione bianconera: dopo l’ottima annata a Cremona, arrivato nel giro di una notte di mercato a Bologna, si è guadagnato la titolarità, convincendo tutti partita dopo partita. Punti, rimbalzi e un netto miglioramento a livello difensivo, marchio di fabbrica della squadra bianconera: l’uomo giusto al momento giusto, un giocatore che anche lo stesso Djordjevic ha più volte elogiato. Oggi Giampaolo Ricci nella Virtus “vale come uno straniero” e non abbiamo paura a dirlo. 

Si fa molta fatica, invece, a trovare l’anello debole di questa squadra, il giocatore che ha dimostrato poco o che è stato spesso in difficoltà in questa stagione: una squadra che tra coppa e campionato ha avuto un record di 30 vinte e 6 perse. Cercando il pelo nell’uovo, ad essere peggiore è stato un momento della stagione, coinciso con l’ultimo periodo di partite giocate: la sconfitta in casa con il Partizan Belgrado, la successiva sconfitta nella finale della Coppa Intercontinentale contro Tenerife e l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano di Venezia. Sconfitte arrivate in un periodo di (fisiologico) calo fisico per gli uomini di Djordjevic e che hanno fatto più male del previsto, dal momento che hanno tolto alla Virtus i primi due (e a questo punto unici) trofei stagionali a disposizione. 

La Virtus ha un progetto ben chiaro, avviato dall’arrivo di Djordjevic e confermato in estate con una campagna acquisti eclatante ma mirata. Un progetto che continuerà nel prossimo futuro, sia a livello tecnico che a livello societario. Andrà avanti il progetto con la Fiera di Bologna, con l’idea sempre più concreta di un Arena di proprietà, il vero passo in avanti per una società che deve tornare su palcoscenici importanti dalla porta principale.  Non ci saranno stravolgimenti, a livello tecnico, nella Virtus che vedremo in campo nella prossima stagione: tutti i giocatori stranieri, eccetto Gaines, hanno almeno due anni di contratto e continueranno a vestire i colori bianconeri, con l’unico dubbio legato a Marcos Delìa, sotto contratto ma con la possibilità per la Virtus di uscirne. Più o meno la stesso copione per il reparto italiani, dove per ora ci sono meno garanzie contrattuali ma tutto lascia intendere che il mercato sarà in entrata, eccezion fatta per i giovani Deri e Nikolic. Si ripartirà dunque da Teodosic e Markovic, ma anche da Weems, Hunter, Gamble, Pajola, Ricci, Baldi Rossi e probabilmente anche Cournooh, con un mercato mirato, senza strafare più di tanto, perché la stagione 2019/2020 ha detto che la strada intrapresa è quella giusta.

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