Pallacanestro Biella: un sogno lungo 25 anni

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25 anni possono essere un periodo più o meno lungo in base alla prospettiva da cui si faccia il conto. Ma per una città come Biella di poco meno di 50.000 abitanti incastonata “…tra ‘l monte e il verdeggiar de’ piani lieta guardante l’ubere convalle, ch’armi ed aratri e a l’opera fumanti camini ostenta”, così come la definiva Giosuè Carducci nella sua poesia “Piemonte”, 25 anni rappresentano un periodo rilevante. Soprattutto se in questo lasso di tempo il contesto sociale e soprattuto economico di un’intera provincia ha conosciuto un cambiamento epocale, passando attraverso una crisi dell’industria tessile (tutt’ora la locomotiva economica del territorio) che ha lasciato ampie ferite. In tutti questi anni però, nonostante vicissitudini varie, se una certezza c’è stata, questa ha il nome di Pallacanestro Biella. Era l’estate del 1994 quando le due allora squadre cittadine (Biella Basket Club e Amici del basket Biella) decisero di fondersi in un nuovo soggetto sportivo che, con l’acquisto del titolo di Garlasco, partecipò al campionato di B2, iniziando così la favola dei rossoblu.

Le emozioni di questi 25 anni in un video di Pallacanestro Biella

Albori. Il grande basket a Biella era già passato negli anni ’60, quando la allora Libertas disputò anche una stagione in serie A e vide tra le proprie fila giocatori come Otorino Flaborea (che poi decise di stabilirsi proprio nella città laniera una volta chiusa la carriera) e “Charlie” Caglieris. Grande artefice di quella magnifica esperienza fu l’imprenditore Alberto Cerruti.

Inizi. Gli artefici della rinascita del basket a Biella negli anni ’90 furono diversi, ma i due volti più noti sono sicuramente Alberto Savio (ultimo di una famiglia di imprenditori tessili, e nipote proprio di Alberto Cerruti) e Marco Atripladi (allora semplice appassionato di basket e giornalista). Il primo grande acquisto si rivelerà forse il più importante nella storia di Pallacanestro Biella: Federico Danna, già coach dell’Auxilium Torino con la nomea di essere un mago con i giovani (e negli oltre 20 anni a Biella lo dimostrerà ampiamente).

Marco Atripaldi

Promozioni. Danna mantenne le promesse e nel giro di sole 4 stagioni arrivò la serie A2, dopo la vittoria contro Barcellona Pozzo di Gotto in cui giocava un giovane Matteo Soragna, che diventerà uno degli uomini del destino di Biella. I giocatori di allora sono nomi che non resteranno forse nella storia del basket, ma sicuramente saranno sempre nei cuori dei tifosi rossoblu: Muzio, Minessi, Martinetti, Gianpiero Savio, Zamberlan, Masper. Dopo due ottime stagioni di A2, in quella 2000/2001 arriva la storica promozione in serie A, che rimarrà agli annali come quella dei record, con un Marco Crespi indemoniato a guidare l’allora Fila Biella a uno straordinario ruolino di 30 vittorie su 36 partite, facendo tremare fino al supplementare la Kinder Bologna schiacciasassi in un quarto di finale di Coppa Italia.

Stranieri. Con la serie A2 sbarcarono in città i primi americani, che venivano guardati con un misto di sorpresa (vedere ragazzoni così grossi non era cosa comune a Biella) e ammirazione per quello che mostravano sul parquet. E sotto il Mucrone di stranieri di talento ne sono passati veramente tanti: Nate Erdmann, Joseph Blair (ex Harlem Globetrotters che vestirà anche le maglie di Milano e AEK Atene), Antonio Granger, il cecchino che contribuì a portare Biella in A; “Cookie” Belcher, talento puro purtroppo martoriato dagli infortuni; Michael Batiste, i suoi calzettoni fino al ginocchio furono la prima cosa che si notava, ma dopo poche partite si capì subito che il suo talento era fuori dal comune, non a caso diventerà bandiera e campione d’Europa col Panathinaikos; James Gist, centro molto mobile dal fisico straripante, anch’egli farà le fortune dei verdi di Atene; Jonas Jerebko, che sta

Mike Hall ai tempi di Biella

giocando la finale NBA con Golden State; Thabo Sefolosha, tutt’ora in NBA; Reece Gaines, talento inespresso; Joe Smith, capitano nella stagione 2008/2009, quella della semifinale playoff, resterà agli annali la sua frase nell’intervallo di gara 5 a Roma in cui esclamò “noi non qui solo per giocare, noi vuoi vincere!”; Greg Brunner, autore del canestro decisivo nella gara 5 a Roma di cui sopra; Goran Jurak, da odiato avversario a idolo della curva; Edgar Sosa, vincitore poi di uno scudetto a Sassari; Aubrey Coleman, che a Biella fece vedere sprazzi di talento che non riuscì a replicare altrove. La lista potrebbe continuare a lungo (Pascal Roller, il “kiwi” Stephen Black, Jamel Thomas, giusto per citarne alcuni), ma vogliamo indicarne altri due, che hanno lasciato il segno negli ultimi anni di A2: Mike Hall, che nei suoi mesi biellesi ha fatto vedere sprazzi di classe infinita, forse mai visti sulle rive del Cervo, ma anche momenti di incomprensibile nervosismo, vero esempio di “genio e sregolatezza”; e per ultimo Jazzmarr Ferguson, per lui tre anni a Biella, vestendo anche il ruolo di capitano, e resteranno indelebili nei ricordi dei tifosi rossoblu le sue richieste di alzare i decibel con la mano all’orecchio rivolto verso la curva Barlera.

Italiani. Se gli stranieri sono i portatori di talento, i giocatori italiani rappresentano sicuramente la spina dorsale su cui si è retta la squadra negli anni. Oltre ai già citati protagonisti delle stagioni nelle serie minori, il giocatore di casa nostra che ha lasciato di più il segno è sicuramente Matteo Soragna: nelle sue otto stagioni biellesi, ci sono tantissimi alti (la promozione in A, gli anni da capitano e leader indiscusso, l’esordio europeo, il ritiro della maglia), e alcuni bassi, tra cui la stagione della retrocessione in cui un infortunio alla spalla lo costrinse a lungo in panchina. Da Biella partì la sua scalata che lo portò a vincere uno scudetto con la Benetton Treviso, e soprattutto ai successi con la nazionale (bronzo europeo e il favoloso argento alle Olimpiadi di Atene nel 2004). A proposito di biellesi in nazionale, anche Luca Garri è uno dei protagonisti di Atene che ha vestito la maglia rossoblu, segnando in maniera incisiva gli anni della serie A. Anche se già citato, merita una menzione particolare Nicola Minessi, vera bandiera rossoblu che ha giocato e segnato in tutte le serie, dalla B2 alla A (rimbomba ancora tra le mura del Forum il boato ai suoi primi punti nella massima serie), ora nello staff dirigenziale e soprattutto biellese vero e proprio, nonostante lo spiccato accento bresciano che non lo abbandonerà mai.

Un’immagine di Gabriele Fioretti, quando era GM di Biella

Lutti. Purtroppo così come nella vita, anche nello sport ci sono momenti tristi che vanno al di là della mera competizione. La scritta “Barlera” che campeggia enorme nella parte del Biella Forum dedicata al tifo più caldo, è l’omaggio che la società ha deciso di tributare a Paolo “Paolone” Barlera, ragazzone con grande talento a cui era impossibile non volere bene, strappato al basket da un male incurabile a soli 27 anni nel dicembre 2009. Nelle sue due stagioni in Piemonte riuscì a conquistare il cuore di tutti, e lo striscione della curva “Scusate, ma oggi giochiamo in sei” esposto nel primo match dopo la sua scomparsa, è l’emblema dell’affetto che Paolo era riuscito a conquistare. Un altro lutto ha colpito tutta la famiglia biellese nel 2014: Gabriele Fioretti, casalese di nascita, era arrivato a Biella sette anni prima, e qui aveva fatto tutta la sua gavetta fino a diventare artefice della rinascita post retrocessione, e soprattutto il creatore della squadra che vinse la Coppa Italia di A2 nel 2014. Fa venire ancora la pelle d’oca il giro di campo dello striscione “Ciao Gabri” che i tifosi di Biella e Casale esposero nel derby al PalaFerraris pochi giorni dopo la morte di “Gabri”. A lui è dedicata la sala stampa situata nella pancia del Forum, e non poteva che essere così.

Emozioni. Il basket è forse uno degli sport più emozionanti che ci sia, e i tifosi rossoblu lo sanno bene. Sicuramente le promozioni sono ricordi indelebili, belli e storici. Chiedete però a un tifoso di Biella quale sia il più bel ricordo legato a Pallacanestro Biella, probabilmente la risposta sarebbe una tra “la rimonta a Cantù del 2006”, in cui l’allora Angelico espugnò il campo degli arcirivali segnando 46 punti nell’ultimo quarto, recuperandone 18 negli ultimi 3′ e vincendo al supplementare. Oppure la sconfitta a Bologna che valse la salvezza nel 2005”, grazie al contemporaneo insuccesso in diretta Sky di Reggio Calabria a Livorno; resteranno storiche le stupende vittorie casalinghe con Milano e Cantù che avvicinarono la salvezza. O ancora “Biella – Ferrara del 2010”, quando il destino mise di fronte all’ultima giornata le due ultime squadre in classifica, e solo la vincente si sarebbe salvata; in un Forum gremito, anche da 400 ferraresi, la tripla del pareggio dell’ex Spinelli non andò a segno, e l’urlo liberatorio si sentì fino a Vercelli. L’apice di questi 25 anni però è sicuramente rappresentato dalla semifinale scudetto del 2009, quando dopo la vittoria in gara 5 al PalaEur, la squadra di Bechi andò per due volte vicinissima a espugnare Assago, costringendo l’Olimpia a gara 4. Era la Biella di Smith, Aradori, Garri, Brunner, Gist, Jerebko, Gaines, capace di portare 1.500 tifosi in trasferta a Milano, facendogli vivere un vero sogno a occhi aperti.

Il video della storica rimonta a Cantù

#BiellaFamily. È l’hashtag scelto in una delle ultime campagne marketing dalla società e non sarebbe potuto essere più azzeccato. Infatti per poter far sì che una realtà relativamente piccola si ritagli il suo spazio nel mondo del basket che conta, è necessario che chi la amministri lo faccia con la diligenza del buon padre di famiglia. E questo è senz’altro ciò che ha guidato la gestione dei vari presidenti succedutisi negli anni (da Savio a Verzoletto, fino ad arrivare ad Angelico), nessuno dei quali ha voluto fare il passo più lungo della gamba, evitando così di fare la brutta fine di altre realtà (non ultima Torino, il cui ultimo presidente Forni fu “allontanato” dalla dirigenza rossoblu per una divergenza di visioni sul futuro, quando era presidente sotto il Mucrone). Ma l’aria di famiglia con la “F” maiuscola è quella che si respira negli spogliatoi del Forum, dove si allenano Gustavo Savio, figlio dell’ex presidente Alberto Savio, Joseph Blair, figlio dell’omonimo padre sopra citato, e dove per anni si sono allenati i figli di coach Federico Danna. Inoltre la famiglia è quella che ha trovato a Biella Carl Wheatle, attuale capitano, atterrato in Piemonte nel 2015 dal Regno Unito. In un’epoca dove il concetto di famiglia è sempre più allargato, entrano gioco forza in campo anche i tifosi, vera risorsa del club: in città si vedono ancora circolare macchine con l’adesivo “Colpevole”, campagna di azionariato popolare lanciata dai tifosi negli anni bui. Oppure si vede qualcuno indossare una delle magliette con scritto #iocisono, altro modo che i tifosi trovarono per contribuire a loro modo ad aiutare la società. Tifosi che non hanno mai abbandonato la squadra, fin dai tempi della B2 quando al vecchio “Palascatola” si partì dagli 800 spettatori  delle prime partite, fino ad arrivare presto ai 1.880 di massima capienza, che fu ampliata prima a 2.500 e poi fino a 3.500 degli ultimi anni di serie A. Poi nel 2009 la costruzione del Forum, la nuova casa da 5.000 posti, uno degli impianti gioiello del basket nostrano e vanto della città.

Ci sarebbero ancora molte cose da dire su questi 25 anni e sulle emozioni che sono passate sui legni e sugli spalti dove “la Biella” ha giocato, ma vogliamo chiudere con un augurio: che questi siano solo i “primi 25 anni” su cui costruire un futuro solido, ambizioso, emozionante e ricco di soddisfazioni per tutto il basket biellese. Tanti auguri Pallacanestro Biella!

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