Tazè Moore, ala della Pallacanestro Openjobmetis Varese. Foto di: Camilla Bettoni

Varese ha risolto il suo rebus e ora guarda decisa verso l’alto

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Non è bella, ma vince. Non è nella sua migliore versione, ma conquista il terzo successo di fila: Trieste, Trapani e ora anche Napoli. C’è un filo sottile ma ben marcato che collega gli ultimi sei punti conquistati dalla Openjobmetis: la squadra di coach Ioannis Kastritis ha imparato a vincere soffrendo, interpretando ed emergendo dalle difficoltà.

Anche in una serata in cui le polveri sono bagnate (9/35 da tre) e gli interpreti più caldi dell’ultimo periodo faticano a trovare i giri di motore giusti (Iroegbu fuori negli ultimi 5’ con 4 punti, Alviti solo 8 finali), i biancorossi mostrano le caratteristiche di una squadra con la S maiuscola.

Coesione, reazione e anche un pizzico di sregolatezza che – alla fine – fa sempre bene, come dice il campo. Non è stato facile, perché, nonostante un buon inizio su entrambi i lati del campo, Napoli non molla mai la presa. È tenace, prende il vantaggio sfruttando i momenti del trio Simms, El-Amin, Mitrou-Long e poi porta la gara sul punto a punto fino all’ultimo possesso.

Ma Varese si muove bene nelle pieghe della gara, ed è qui che vengono a galla i punti di forza su cui Kastritis sta lavorando e insistendo di settimana in settimana.

Tazé Moore è sempre più leader. 24 punti (8/12 da due), di quelli che passano persino inosservati – nonostante un paio di schiacciate roboanti – fatta eccezione per la tripla fondamentale del 74-73, che spinge l’inerzia dalla parte dei padroni di casa. Genio e sregolatezza in uno spartito in cui Varese, più marcatamente, si muove in modo funambolico tra ritmo alto ed errore frenetico.

Ma sa anche come trovare l’equilibrio e migliorarsi a gara in corso, tanto che, delle 11 palle perse (a fronte dei 24 assist: Ike 5, Moore 4), soltanto 4 arrivano nel secondo tempo.

Di nuovo: Varese non gioca bene, ma ha capito come girare le partite a proprio favore. Ha capito che le soluzioni individuali non smuovono nemmeno la difesa di una squadra certamente più conosciuta per talento offensivo; che la coppia di lunghi Renfro-Nkamhoua (rispettivamente 2 punti con 4 rimbalzi, 3 stoppate e 2 recuperi, e 16+9+4) dà consistenza sui cambi difensivi, nel pitturato, e garantisce flessibilità su entrambi i lati del campo.

La Openjobmetis è consapevole anche di aver ormai sfatato il tabù dei rimbalzi. Verissimo: alla sirena il conto dice 35-41, ma quello svantaggio è viziato da distrazioni tutt’altro che irrisolvibili, dettate anche dalle fatiche di una gara frenetica, di una partita di nervi in cui la Openjobmetis ha retto, ha chiuso il pitturato, ne è uscita al meglio e ha trovato più certezze che domande.

E la classifica, dopo l’anticipo del sabato sera, è lì da guardare. Sesto posto per la prima volta dopo la stagione 2022/23 (quella degli immarcabili di coach Matt Brase e di Colbey Ross, MVP). Un piazzamento che proietta l’ambiente verso le Final Eight di Torino, se non fosse che la questione di Trapani non consente calcoli precisi e affidabili.

Almeno, in tutto questo, Varese c’è. Eccome se c’è.

Matteo Bettoni

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