Le dimissioni di Zeljko Obradovic hanno lasciato un vuoto profondo e difficile da colmare all’interno del mondo Partizan Belgrado. Un addio che ha segnato non solo la squadra, ma anche l’intero ambiente cestistico serbo, ancora scosso dalla separazione con uno degli allenatori più vincenti e rappresentativi della storia del club.
A distanza di alcune settimane, il Partizan sta provando a ritrovare equilibrio e serenità, sia sul parquet che nel rapporto con i propri tifosi. Dopo una lunga fase di riflessione, la dirigenza ha scelto di affidare la panchina a Joan Peñarroya, chiamato al difficile compito di raccogliere un’eredità pesantissima. Il Partizan non ha ricontattato Andrea Trinchieri ma lui comunque non avrebbe accettato.
Trinchieri-Partizan: perché l’allenatore italiano ha detto no
Tra i nomi accostati con maggiore insistenza alla panchina del Partizan c’era anche Andrea Trinchieri, tecnico italiano che a Belgrado ha già allenato in passato e che mantiene un legame profondo con il club. Tuttavia, il suo ritorno non si è mai concretizzato.
Ai microfoni di MeridianSport, Trinchieri ha voluto chiarire pubblicamente le motivazioni della sua scelta, offrendo uno spaccato molto sincero del momento vissuto dal Partizan dopo l’addio di Obradovic.
“In tutti questi anni ho sempre detto che il mio amore per il Partizan è lo stesso. Ho anche ribadito più volte che la cosa migliore che potesse capitare al Partizan era avere Zeljko Obradovic come allenatore”, ha spiegato il coach italiano.
Secondo Trinchieri, l’uscita di scena di Obradovic ha creato una frattura emotiva difficile da gestire:
“Il suo addio ha portato a un’enorme polarizzazione. Da una parte c’è l’amore per il Partizan, dall’altra il rispetto per Obradovic come uomo e come allenatore”.
Una situazione che lo ha portato a prendere una decisione netta e definitiva:
“Mi sono subito detto no: non posso e non voglio. Questo tipo di polarizzazione non giova a nessuno. È triste, deplorevole e mi ferisce. Spero che arrivino tempi migliori, perché nessuno aveva bisogno di tutto questo”.
Il futuro del Partizan tra ricostruzione e identità
Le parole di Trinchieri raccontano bene il momento delicato che sta attraversando il Partizan Belgrado: una fase di transizione profonda, in cui la scelta di Peñarroya rappresenta un tentativo di ripartenza tecnica e umana. Resta però evidente quanto l’eredità di Obradovic continui a pesare, rendendo complesso qualsiasi nuovo inizio.
Il club serbo è ora chiamato a ricostruire non solo una squadra competitiva, ma anche un’identità condivisa, capace di unire tifosi, giocatori e staff dopo uno degli addii più traumatici della sua storia recente.
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