Perché vi stupite?

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Facciamo una premessa: colui che scrive è follemente innamorato di Luka Doncic, quindi fatica ad essere oggettivo quando si tratta dello sloveno. Perciò, se questo vi dà fastidio, potete tranquillamente cambiare articolo oppure andare a vedere una challenge qualunque su YouTube. Tranquilli che non ci offendiamo.

Palmares: 1 EuroLega da MVP, 1 coppa intercontinentale, 3 campionati spagnoli, 2 coppe del Rey, 1 Eurobasket, 1 volta MVP della stagione regolare di EuroLeague, 2 volte Euroleague Rising Star, 1 volta MVP della stagione regolare di Liga ACB, 1 volta All-Euroleague First Team e 1 volta FIBA EuroBasket All-Tournament Teams.
Tutto sommato una bella carriera. Peccato che abbia fatto tutto questo in praticamente due stagioni e mezza da professionista, a meno di 20 anni.
A volte i freddi numeri non giustificano il talento di un giocatore, e questo è uno di quei casi, perché il nativo di Lubiana è davvero molto molto molto di più.

Doncic è sbarcato in NBA con tanti dubbi, tant’è vero che è stato scelto “solamente” con la pick numero 3 dagli Atlanta Hawks, i quali hanno però preferito puntare su Trae Young, mandando l’ex Real Madrid in Texas, nei Dallas Mavericks dell’europeo più forte di sempre, ovvero Dirk Nowitzki.
WonderBoy si è subito preso sulle spalle la squadra: infatti siamo esattamente a metà regular season, 41 partite giocate con quella vinta questa notte contro Minnesota, e lui sta viaggiando a 20 punti di media, conditi da 6.7 rimbalzi e 5 assist, tutto questo in 32 minuti esatti di utilizzo, che sono tanti ma non tantissimi. Tanti se si considera che stiamo parlando un rookie, non tantissimi perché esistono giocatori in NBA che stanno molto di più sul parquet, tenendo conto del fatto che una gara dura 48 minuti.

Però la verità è che – come ha detto anche Deandre Ayton in un’intervista – non stiamo parlando di un vero rookie. Doncic è un rookie per sbaglio. Ha già pianto, di amarezza ad Istanbul, ma anche di gioia, sempre ad Istanbul, qualche mese più tardi, quando da infortunato la sua Nazionale ha vinto l’Europeo con un Dragic stellare e un Anthony Randolph salvatore della patria (non sua). E ha già vinto praticamente tutto quello che si può vincere in Europa, come detto sopra, quando abbiamo presentato il palmares di questo ragazzino perché, in fondo, ha pur sempre 19 anni, 20 il prossimo 28 febbraio.
Lo sloveno sa cosa vuol dire lasciare la propria casa, l’ha fatto a 13 anni per inseguire il sogno NBA. A 17 anni decideva partite di EuroLega, però qualcuno dice che il basket europeo non è allenante quanto o più di quello NCAA…

Ecco che quindi arriviamo al nocciolo della questione: perché vi stupite? Davvero c’era qualcuno che aveva dubbi su quello che avrebbe potuto fare in NBA? Solo perché è bianco e non ha un atletismo devastante? Che poi, a dirla tutta, Doncic è un atleta di tutto rispetto: se c’è da stoppare o schiacciare non deve invidiare nessun pari ruolo.


Avevate seriamente paura che Luka non avesse il carisma di trascinare una squadra NBA? Forse vi eravate dimenticati che lui ha preso il posto del miglior giocatore della stagione regolare di EuroLega nel 2016-2017 – Sergio Llull – non facendolo rimpiangere e, anzi, succedendolo in albo d’oro. Nel 2017-2018 è stato il trascinatore dei madrileni in tutte le competizioni possibili ed immaginabili, a 19 anni appena compiuti, con di fianco gente del calibro di Rudy Fernandez e Felipe Reyes, giusto per citarne un paio che hanno scritto la storia di questo sport.
E per chi dice che Doncic non sia degno di andare all’All Star Game perché si tratta di un rookie, ed essi sono una rarità, la verità è che questo ragazzo se lo merita tutto, eccome. Non guardiamo l’età, facciamo finta di non sapere che abbia poco meno di 20 anni. Stiamo parlando di un leader che tutti quanti gli allenatori vorrebbero nel proprio quintetto titolare. Serve altro?

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