Phoenix Suns vs. Denver Nuggets: le pagelle della serie

Home NBA News

Phoenix Suns

Chris Paul, 10: la serie con i Lakers aveva lasciato qualche dubbio sulla sua condizione fisica. In gara 1 Paul ha ammazzato la partita con 14 punti nel 4Q (6/6 al tiro). Nella partita successiva chiude sotto quota 20 punti, ma smazza 15 assist. A 36 anni chiude una serie a 25.5 punti, 10 assist e 5 rimbalzi, tirando con il 61,8% dal campo e quasi il 60% da tre. Dominante anche in ogni aspetto non statistico del gioco. Il rapporto assist/palle perse nella serie è di 41 a 5.

Devin Booker, 9: lo sapevamo tutti che aveva le carte in regola per essere un giocatore determinante in una serie playoff. Booker lo ha dimostrato alla sua prima esperienza, vestendo il ruolo di coprotragonista: anche per lui 25 punti di media e due doppie doppie in gara 2 e 4. Nelle ultime due partite segna rispettivamente 28 e 34 punti. L’impressione è che sia riuscito ad alzare ulteriormente l’asticella.

DeAndre Ayton, 8: nessuno si poteva immaginare un tale rendimento una volta arrivato ai playoff. Prima contro Davis/Drummond e poi contro Jokic, Ayton non ha mai sfigurato nonostante le difficoltà nella propria metà di campo. In attacco ha raggiunto una maturità quasi insperata, sia per il talento di cui dispone, sia perché ha migliorato le letture. In gara 1 è quasi sorprendente la doppia doppia da 20 punti (9/13) e 10 rimbalzi. Un’arma in più non da poco e un salto di qualità che va di pari passo con quello della squadra: servirà però ancora questo tipo di rendimento per ambire alle Finals.

Mikal Bridges, 8: il giocatore “più migliorato” dalla scorsa stagione dei Phoenix Suns. In gara 1 fa quasi impressione il suo contributo difensivo: dall’altra parte invece realizza 23 punti, sfoderando un arsenale offensivo molto vario. Nelle altre tre partite le percentuali al tiro calano leggermente, soprattutto in gara 2, ma al termine della serie ha realizzato 16 punti di media. Se la prestazione all’esordio contro Denver non rimane un’exploit isolato Bridges potrebbe diventare un giocatore completo di assoluto livello.

Jae Crowder, 7,5: ormai è diventato uno dei migliori prototipi del 3&D. Il suo impatto nelle squadre non è travolgente, ma si nota a occhio nudo, vedi l’anno scorso a Miami oppure questo a Phoenix. È sconvolgente leggere come, con lui in cambio in questi playoff, l’Offensive Rating della squadra passi da 105.6 a 123.5. Non bisogna poi dimenticare che, oltre all’enorme pericolosità offensiva (12 punti di media con il 60% da tre), in difesa può marcare tre ruoli ed è il classico difensore che alza l’intensità dell’intero quintetto.

Cameron Johnson, 5: è stata una serie piuttosto complicata per lui. Non tanto perché ha litigato con il ferro o non è riuscito a prendersi le sue conclusioni, ma proprio perché spesso si è isolato dal gioco. In gara 1 e 3 è stato praticamente impalpabile. Rimane quindi un giocatore che ha bisogno di essere coinvolto dai compagni, perché fatica a creare gioco da sé.

Cameron Payne, 5: rispetto alla serie contro i Lakers, con lui in campo Phoenix ha perso fluidità ed efficienza nella fase offensiva. Gioca due buone gare dopo un esordio a dir poco modesto. Nella vittoria in gara 4 termina con 1/6 al tiro e appena 4 punti. Si vede comunque il contributo in termini di energia e competitività quando si alza dalla panchina, ma nel primo turno l’impatto di questa “faccia tosta” si era tradotta in tutt’altra prestazione.

Dario Saric, 6: come già accaduto con i Lakers, la conclusione è che non fosse la serie adatta a lui. Saric in realtà è riuscito a ritagliarsi qualche spazio grazie al divario che si è venuto a creare tra le due squadre: non raggiunge mai la doppia cifra per punti, ma quasi raddoppia i quelli realizzati (6.3) rispetto alla serie precedente con lo stesso minutaggio.

Torrey Craig, 6: nelle prime due gare della serie è riuscito a portare in campo molta energia nel reparto esterni. Energia che si è tradotta in due partite da 9 e 10 punti. Poi il suo impatto si è andato a ridurre, ma è una valida alternativa anche in difesa per coach Monty Williams in vista della prossima serie.

Coach Monty Williams, 9: Phoenix partiva favorita contro Denver all’inizio della serie? Si. Era lecito aspettarsi un 4-0? Decisamente no. Williams si dimostra ancora un eccellente stratega e non potendo togliere Jokic dalla serie, decide di eliminare il possibile contributo dei comprimari (cosa che Stotts non era riusciuto a fare). Denver non è stata quasi mai vicina a vincere una partita e Williams ha saputo approfittare delle rotazioni per togliere il fiato agli avversari. Per essere il primo anno dei Suns ai playoff poteva andare decisamente peggio.

 

Denver Nuggets

Nikola Jokic, 8: serie totale come era avvenuto in quella precedente contro i Blazers. Phoenix a differenza di Lillard&Co. è riuscita a mettere in difficoltà il neo MVP grazie a una difesa corale nettamente superiore. Jokic saluta i playoff con 25 punti, 13.3 rimbalzi e quasi 6 assist di media. La tripla doppia di gara 3 (32 punti, 20 rimbalzi e 10 assist) non è servita a trascinare alla vittoria Denver, ma non ci sono molte cose che portano a puntare il dito contro di lui in questa eliminazione. L’unica macchia è rappresentata dall’espulsione nel terzo quarto di gara 4.

Michael Porter Jr, 6: il suo talento offensivo è direttamente proporzionale al suo livello di IQ cestistico. In difesa è un giocatore assolutamente nullo (126 di Defensive Rating per Denver quando lui è in campo) e questo aspetto andrà sicuramente migliorato. In attacco emerge grazie alle sue qualità realizzative (15 punti di media), ma lo fa con un’efficienza molto molto bassa (8/26 in gara 2 e 3), con una selezione di tiro discutibile e dimostrando di non essere ancora migliorato a livello di letture.

Aaron Gordon, 5: non è mai stato un realizzatore di prima fascia, ma era chiamato a fare decisamente meglio. Fatta eccezione per gara 1, chiusa a 18 punti con buone percentuali, Gordon nelle altre tre partite ha combinato 18 punti totali tirando 8 su 25 dal campo. Inconsistente e spesso pure dannoso in attacco, difensivamente non ha inciso in alcun modo.

Facundo Campazzo, 6: ha giocato 26 minuti di media rispetto ai 12 pre All Star Game. Senza Murray ha provato a dare il suo contributo con due prestazioni da 14 punti in gara 1 e 4, entrambe chiuse sopra il 50% al tiro.
In generale però ha pagato la stazza fisica in difesa contro un Chris Paul formato MVP e nelle due partite centrali non è stato in grado di contribuire alla causa.

Austin Rivers, 4: solamente il lontano parente di quello visto contro Portland. Da tre punti non ha mai segnato più di un canestro a partita, dal campo ha chiuso con appena due tentativi realizzati in ogni singola gara. Il game high sono i 7 punti realizzati in gara 1 dove è risultato nullo. Con lui in campo la squadra ha perso 16.4 punti di offensive rating.

Monte Morris, 6: la sua serie è divisa esattamente a metà. Nella due gare in Arizona è stato dannoso, limitante per la squadra: 2/17 al tiro, 1/7 da tre e appena 5 punti totali. Una volta tornato alla Ball Arena ecco venire fuori il miglior Morris possibile: 21 punti (8/12) in gara 3 e 19 punti (8/15) in gara 4. Forse nemmeno con 4 partite al livello delle ultime due i Nuggets sarebbero riusciti a strappare una vittoria, ma con le carenze nel reparto esterni la sua assenza si è fatta sentire parecchio.

Will Barton, 6,5: è dovuto rientrare a serie in corso vista la totale carenza di esterni per coach Malone. Dopo una partita di rodaggio, chiusa con 10 punti, è tornato a macinare punti, soprattutto in gara 4, quando ha chiuso con 25 e 5 rimbalzi. Barton è stata l’unica valida alternativa in attacco a Porter Jr e l’unico in grado di creare gioco escluso Jokic: in una situazione limite (il rientro da un infortunio) è riuscito comunque a realizzare 16 punti di media con il 45% al tiro.

JaMychal Green, 5: la sua serie era cominciata nel migliore dei modi, con una doppia doppia da 11 punti e 10 rimbalzi in 23 minuti. Il suo impiego è inesorabilmente calato dopo una prestazione inconsistente in gara 2, finendo per giocare appena 6 minuti nell’ultima partita.

Paul Millsap, s.v.: ormai appare chiaro come non riesca più a stare in campo con questo tipo di intensità.

Coach Michael Malone, 5,5: l’insufficienza è doverosa, ma presenta delle attuanti. L’assenza di Jamal Murray non lo ha solamente privato di un giocatore da 21 punti di media, ma di un creatore di gioco, in grado di costruire vantaggi e liberare dalla pressione i suoi compagni di squadra. Gordon e Porter Jr. non sono stati in grado di alzare il livello e ricoprire il ruolo di secondo violino.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.