Prospetti NCAA #12: Joel Embiid

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Secondo il parere di molti, il mese di Maggio resta il più focoso ed appassionante del panorama cestistico internazionale; in particolar modo negli Stati Uniti, dove i playoff NBA stanno regalando sorprese ed emozioni a non finire. E mentre la lega sancisce una multa milionaria per intercettazioni telefoniche a sfondo razzista ai danni di Donald Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers, noi proseguiamo nel viaggio che ci porta a scoprire i migliori talenti del panorama collegiale.
Quest’oggi parleremo di un giocatore decisamente inatteso ad inizio stagione. Questo ragazzone, proveniente dal più vecchio continente del mondo, ha sorpreso chiunque al suo primo anno nella NCAA e per merito delle sue qualità si ritrova nei primi 5 posti del Mock Draft 2014: stiamo parlando di Joel Hans Embiid.

Nato in Camerun nel 1994, più precisamente nella capitale Yaoundè, Joel vive con la sua famiglia in una piccola abitazione vicino al centro della città e, al contrario di molti abitanti camerunensi, la sua condizione economica non è così disastrosa. I suoi genitori possono assicurargli un letto e del cibo ogni giorno. Suo padre Thomas, uomo di saldi princìpi e con un’innata passione per lo sport, non è quasi mai a casa. Per mandare avanti la sua famiglia non gli basta un solo lavoro: gioca come professionista nella squadra di pallamano di Yaoundè e dopo le partite si toglie i pantaloncini per indossare la divisa mimetica da soldato. Lavorando nell’esercito non ha molto tempo per stare a casa e seguire il piccolo Joel. La passione per le attività sportive, tuttavia, ha una grande influenza sul figlio, che da subito sceglie il calcio. Cresciuto nel mito di Roger Milla, grandissimo attaccante camerunense e due volte miglior giocatore d’Africa, Joel inizia a tirare calci al pallone e nonostante la sua altezza sia sproporzionata rispetto ai coetanei, le sue movenze sono rapide e fluide. Dopo qualche anno, Embiid decide di cambiare sport, continuando comunque a disputare partitelle di calcio, inizia regolarmente a giocare a pallavolo. Compiuti 13 anni, il suo fisico e la sua altezza sono già fuori dalla norma: questo probabilmente gli fa pensare ad una carriera da professionista nel volley, ma come un normale adolescente si diverte a giocare con amici, dominando le partite con schiacciate e muri davvero impressionanti. Dopo qualche anno, decide di provare il basket e lo sport che più gli si avvicina come caratteristiche arriva per ultimo. Inizialmente si allena in un campetto vicino casa e subito fa la differenza. Tutti gli adolescenti di Yaoundè che giocano la pallacanestro parlano di questo Embiid: un gigante con delle gambe rapidissime ed una mano niente male. La svolta decisiva arriva quando Joel va a giocare nei campetti di proprietà del principe di Bìa Messe (villaggio vicino alla capitale). Il principe nero però non vive in Camerun, essendo anche lui un talento nel basket, è andato a giocare in California per la più celebre università di Los Angeles, UCLA. Stiamo parlando di Luc Richard Mbah’a Moutè. Al nobile cestista, nonché attuale professionista con i Minnesota Timberwolves, arrivano diverse voci su questo gigantesco ragazzino che deride tutti i suoi avversari nei campetti di Yaoundè. Mbah’a Moutè consiglia vivamente al padre di Joel un’immediata partenza per gli States, facendogli capire che le qualità del figlio potrebbero essere smisurate e, con il consenso di Thomas, compra un biglietto di sola andata per Orlando.

joel-embiidGiunto a Gainesville, FL, Joel viene mandato nella Christian High School della città (The Rock School), dove ha fissato un appuntamento con il preparatore atletico. Non conoscendo le regole della pallacanestro giocata in America e ancor meno la lingua inglese, il ragazzone viene reindirizzato alla Montverde Academy, una scuola specializzata nello sviluppo dei giovani stranieri. A fargli da professore/coach c’è un signore che tuttora lavora nella “Developp. School” di Montverde, Kevin Boyle. Passano pochi giorni e nonostante il giocatore sia allo stato grezzo, con nessun fondamentale e con una grande facilità nel perdere palloni, il coach rimane affascinato da lui. Non avendo mai giocato a basket, la sua potenza, la sua dote naturale di attaccare il ferro e la sua eleganza con le spalle a canestro sono sbalorditive. In cuor suo, Kevin Boyle sa che il camerunense può diventare grande. Il primo allenatore di Embiid ancora ricorda quel buffo siparietto in allenamento, quando il centro africano per tentare di appoggiare la palla al vetro, franò addosso ad un suo compagno, suscitando le risate di tutti i compagni. Se chiedete a Kevin Boyle cosa ha riferito ai suoi ragazzi dopo quell’incidente, lui sorriderà e vi risponderà sempre alla stessa maniera : “Ho detto a tutti i ragazzi: ridete fin quando volete, ma tra 4, massimo 5 anni vorrete chiedergli un autografo, perché lui guadagnerà 50 milioni l’anno!”. E adesso si può dire che con ogni probabilità aveva ragione. Passati 2 anni nella scuola, Joel è pronto per giocare il suo unico possibile anno come Senior nella Rock School di Gainesville e i risultati del suo lungo allenamento arrivano: primo titolo statale per la High School, miglior giocatore della Florida e miglior stoppatore di sempre nella sua scuola. Non possediamo le statistiche di quell’anno giocato a Gainesville ma sicuramente possiamo dirvi che Joel ha superato le 100 stoppate nell’arco della stagione. Un giocatore così deve per forza giocare nella NCAA ed infatti, dopo pochi mesi, Joel si vedrà protagonista anche nel massimo torneo delle università americane.

Dopo una grande stagione nella Rock School, diverse università americane cercano di inserire il ragazzone nella loro squadra. Si parla inizialmente di Texas, dove i Longhorns da tempo non aspirano a traguardi importanti. Coach Rob Lanier lo vuole a tutti i costi, rivedendo in lui alcune giocate di Lamarcus Aldridge che nei due anni passati al Frank Erwin Center aveva fatto la differenza. Oltre a quella dei texani arriva l’offerta dai Gators. Embiid rifiuta prima Texas e poi la stessa Florida, probabilmente a causa della profondità di roster nel suo stesso ruolo. Se il camerunense si fosse unito alla squadra di coach Donovan, con ogni probabilità la storia del campionato NCAA 2013/14 avrebbe avuto un esito differente, ma così non è stato. Sceglie di giocare per Kansas, dove è già arrivato il talento di cui tutti parlano, Adrew Wiggins. Con i riflettori puntati sul suo compagno di squadra, inizia la stagione partendo dalla panchina. La sua qualità sotto canestro è davvero sbalorditiva, a Joel servono meno di 8 partite per diventare il centro titolare dei JayHawks. Coach Bill Self si rende conto di avere a disposizione ben due possibili stelle future della NBA nello stesso quintetto. Il centro africano dopo 22 partite giocate ha già distrutto vari record di giocatori al primo anno nella storia dell’università: maggior numero di stoppate per un freshman (72), miglior percentuale al tiro (62.6%) e miglior media rimbalzi (8.1). Tutto questo lo porta a conquistare il premio di “Defensive Player of the Year” nella Big12 Division. Realizza otto doppie-doppie in 28 partite giocate, anche questo è un record, e chiude la prima annata con 11.2 punti, 8.1 rimbalzi e 2.6 stoppata di media a partita. La sua stagione termina prima del previsto, causa un lancinante dolore alla schiena che lo ha costretto a restare fermo e che ancora gli dà fastidio. Anche se il suo nome è incluso nei trenta finalisti per il Naismith Award, non gioca la fase finale del torneo NCAA. La sua assenza è un macigno pesantissimo per Kansas, che non va oltre il terzo turno. A metà aprile si dichiara eleggibile per il Draft 2014.

PJ-BS854_Kansas_G_20140122194029Questo ragazzo non può non ricoprire il ruolo di centro. La sua caratteristica principale risiede nel neutralizzare tentativi avversari con innumerevoli stoppate ed una difesa solida. Anche se a rimbalzo è determinante, il suo contributo in difesa non è l’unica dote del cestista africano. Nonostante l’altezza, le sue gambe si muovono rapidamente e in post basso l’utilizzo del piede perno e la difesa del pallone sono entrambe eleganti. Per essere un giovane che ha iniziato da soli quattro anni a giocare con la palla a spicchi, la sua intelligenza cestistica è molto elevata. Le sue lunghissime braccia sono un fattore anche in attacco, sta migliorando visibilmente il suo gancio e in alcuni casi il suo fisico lo aiuta nel realizzare canestri apparentemente difficili. Alcuni critici sportivi lo paragonano a Roy Hibbert, sicuramente per la imponente stazza fisica e soprattutto per il modo di palleggiare con le mani in basso, quando si trova in situazioni di post, ma in realtà sono due giocatori molto diversi. Mentre Hibbert riesce a segnare indistintamente con entrambe le mani, Embiid ha difficoltà ad utilizzare la mano sinistra, che gli dà poca sicurezza, rispetto al centro dei Pacers però l’africano ha una innata abilità nel catturare rimbalzi difensivi ed offensivi. Quando lo vedrete giocare, vi accorgerete di come il suo naturale istinto unito all’intuito, lo porta a catturare un rimbalzo prima di chiunque altro. Il paragone con Hakeem Olajuwon è tanto azzardato quanto inevitabile: lo storico giocatore dei Rockets viene dalla Nigeria, Embiid dal Camerun ed entrambi si sono rivelati una grande sorpresa al loro primo anno in America. Tutti vogliono vederlo all’opera in NBA, e anche se persiste il suo problema fisico, lo ritroveremo senz’altro tra le prime 5 scelte del Draft.

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