Mentre al TD Garden i Boston Celtics ritiravano la maglia #34 di Paul Pierce sotto gli occhi di Doc Rivers, Kevin Garnett e Rajon Rondo, Ray Allen postava sui social una foto mentre giocava a golf. I rapporti tra gli ex biancoverdi che vinsero l’anello nel 2008 e la guardia si sono incrinati inevitabilmente quando Allen decise di unirsi ai Miami Heat dell’odiatissimo LeBron James, nel 2012, vincendo poi un altro titolo in Florida.
Nonostante che l’astio che gli ex compagni potrebbero provare nei suoi confronti (non è stato menzionato nel discorso celebrativo di Pierce durante la cerimonia per il ritiro della maglia), Allen ha comunque voluto congratularsi con l’ex compagno su Instagram con un paio di giorni di ritardo, spendendo parole di riconciliazione, almeno da parte sua:
Ciò che abbiamo fatto nel 2008 è stato speciale! Non solo per gli standard di Boston, ma per quelli dello sport professionistico. La verità è che, senza qualsiasi componente della squadra, non saremmo riusciti a fare l’impensabile. Passare dall’ultimo poso l’anno prima a vincere l’anello è incredibile. Ma noi ce l’abbiamo fatta! NOI ce l’abbiamo fatta: Paul Pierce, Kevin Garnett, Rajon Rondo, Tony Allen, P.J. Brown, Sam Cassell, Glen Davis, Eddie House, Kendrick Perkins, Scott Pollard, James Posey, Leon Powe, Gabe Pruitt, Brian Scalabrine, Doc, Danny, tutti i membri dell’organizzazione Celtics, le nostre mogli, i nostri figli, le nostre famiglie, i tifosi della città e sì, me. Negli ultimi anni sono stato rimproverato, attaccato e diffamato. Forse non vi farà piacere sentirlo, ma sarò sempre un Celtic (è un fatto). Avrò sempre cura dei legami che ho condiviso con tutti i miei compagni e le persone della città di Boston (è le verità). Abbiamo dato tutti il massimo che avevamo. Abbiamo tutti vinto ed appeso il banner del titolo 2008 insieme. Paul Pierce è stato il primo a dare il benvenuto a Kevin [Garnett, ndr] e a me a braccia aperte in questa atmosfera fino al primo giorno e non ci siamo più guardati indietro. Paul e io abbiamo parlato del tempo passato insieme come compagni, di come andavamo in battaglia ogni sera sapendo di poter contare l’uno sull’altro e abbiamo anche parlato della mia decisione di lasciare in free agency, una scelta che ho fatto per la mia famiglia. Nonostante quanto abbiate potuto sentire o leggere o quanto è stato riportato nei rumors, non c’è altro che affetto. Paul e io siamo più interessati a costruire ponti rispetto che muri. A Paul, il numero 34, congratulazioni per aver avuto il tuo numero appeso. Ti onoro per il tuo attaccamento alla città di Boston e a noi, campioni del 2008.
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