Road to MVP: il verdetto finale, mai così incerto come quest’anno

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Siamo giunti così a fine corsa, la Regular Season è stata archiviata e ora si attendono solo le battaglie che infiammeranno i Playoffs. Lo scorso mese ci siamo lasciati come una sfida a tre più che mai incerta, ora le quotazioni di Paul George sono in calo (in funzione sia dell’infortunio alla spalla dell’ex Pacers sia di qualche partita di troppo persa dai Thunder… due cose più che mai legate) e quindi il duello per il premio di MVP è essenzialmente tra James Harden e Giannis Antetokounmpo.

E qui fa capolino la classica domanda, a cui non si può dare una risposta univoca: cosa determina chi merita il titolo di MVP? Chi gioca meglio su due lati del campo? Il giocatore più dominante? Chi riesce ad avere più impatto in relazione alla squadra in cui gioca? Il miglior giocatore della miglior squadra della Lega? Ce ne sarebbero altre di possibili interpretazioni e probabilmente tutte un po’ giuste e proprio questo rende difficile la scelta tra la Barba di Houston e il Dio Greco di Milwaukee.

Uno dei migliori attaccanti della storia del gioco contro uno “scherzo della natura che sembra far intravedere solo la punta del proprio iceberg, una macchina da trentelli e triple doppie da 50 punti che dà la netta sensazione di poter segnare in ogni modo possibile e concepibile su un campo da basket contro il dominio della forza fisica sull’avversario, tecnica contro atletismo e chi più ne ha più ne metta. Vi lasciamo con un pizzico di curiosità ancora lasciandovi scoprire solo alla fine dell’articolo chi, secondo la Redazione di Basketuniverso (con non pochi patemi), dovrebbe vincere questo premio. Una scelta più che mai impossibile da fare senza ripensamenti che sicuramente renderebbe scontenti una delle due parti, proprio per le stagioni incredibili che entrambi questi due interpreti del Gioco hanno prodotto in questa annata.

Non dimentichiamoci di chi arriva con un po’ di distacco ma comunque autore di una Regular Season di altissimo livello: oltre alla sontuosa stagione di Paul George, c’è anche la terza tripla doppia consecutiva di media del suo compagno Russell Westbrook, la maestosità e l’eleganza di Nikola Jokic, trascinatore dei Nuggets a una delle loro migliori stagioni di sempre, Stephen Curry e la sua efficienza al tiro coadiuvata dal più forte “secondo violino” in circolazione, alias Kevin Durant, la solidità di Kawhi Leonard su due lati del campo, il dominio sotto canestro di Joel Embiid o come Damian Lillard abbia condotto i suoi Blazers al terzo posto a Ovest… e il solo fatto che nei “nostri primi 10” non ci sia LeBron James, al netto dell’infortunio che l’ha tenuto fuori per un mese, rende bene l’idea su cosa circoli in NBA in questi anni.

TOP 5 

Honorable Mentions: Nikola Jokic, Kawhi Leonard, Kevin Durant, Damian Lillard, Russell Westbrook.

5# STEPHEN CURRY

(season stats: 27.3 punti, 5.3 rimbalzi, 5.2 assist, 1.3 recuperi, 5.1 triple, 43.7% da tre, 91.6% ai liberi)

Se avesse giocato tutte le 82 partite dei suoi Warriors, al primo posto a Ovest e ancora nettamente la squadra da battere grazie anche alle partite del prodotto di Davidson College, avrebbe potuto battere il record, già suo, di triple in una singola stagione. Qualche calo delle percentuali ma ci sono partite irreali in cui segna il doppio dei punti rispetti ai tiri che prende. Il terrore che scatena nelle difese avversarie, con o soprattutto senza palla, è senza eguali nella storia del Gioco… e ora che ha messo le lenti a contatto e che arriva ai Playoffs sano sono dolori per chiunque.

4# JOEL EMBIID

(season stats: 27.5 punti, 13.6 rimbalzi, 3.7 assist, 1.9 stoppate, 48.4% dal campo)

Il futuro prossimo di Philadelphia passa per buona parte dalle mani di “The Process” che però non arriva ai Playoffs in perfetta forma fisica, ma con l’Est così incerto tutto può succedere. In ogni caso man mano che passa il tempo tende a confermarsi come il più dominante tra i lunghi NBA, difficilmente arrestabile in attacco e, anche per autoproclamazione, uno dei migliori difensori della Lega. A rimbalzo è tra i migliori della pista, quelle mani e quei piedi sono illegali per uno della sua stazza, l’unico punto dove può migliorare (e di molto) è la lettura del suo gioco perimetrale e che non vada a discapito del suo strapotere sotto le plance.

3# PAUL GEORGE

(season stats: 28.0 punti, 8.2 rimbalzi, 4.1 assist, 2.2 recuperi, 3.8 triple)

L’infortunio alla spalla ne ha frenato sul più bello la corsa al premio di MVP, perchè solo un mese fa era praticamente alla pari con Harden e Antetokounmpo. Il calo recente delle percentuali e qualche sconfitta non prevista dei Thunder, scivolati al sesto posto della Conference ma proprio per questo mina vagante a Ovest, non incrinano però i giudizi su un’annata pazzesca di PG13, possibile se non probabile (citofonare Gobert) Difensore dell’Anno e non certo solo per il numero di recuperi. E non che la metacampo offensiva sia da buttar via, anzi: dalla linea dei tre punti è sempre più una sentenza ed è il perfetto equilibratore di fianco alla mina impazzita con il numero 0.

2# JAMES HARDEN

(season stats: 36.1 punti, 6.6 rimbalzi, 7.5 assist, 2.0 recuperi, 4.8 triple, 87.9% ai liberi)

Quando una stagione Jordanesca, la seconda striscia di trentelli consecutivi più lunga della storia dell’NBA e numerose triple doppie da 50 punti non bastano per il back-to-back. E non è solo questione di difesa (dove comunque Harden, in un paio di situazioni specifiche quali post-basso e capacità di recuperare il pallone, da primo difensore o sulle linee di passaggio, è uno dei più efficaci della Lega), non è solo questione di record della propria squadra che è comunque al 4° posto a Ovest (18-4 dopo l’All Star Game, 1°) dopo un inizio disastroso e dovendo far fronte agli infortuni di Chris Paul prima e Capela poi, ma è la concomitanza con l’esplosione nucleare causata da un Greco con origini nigeriani. Detto questo, Harden è senza dubbio il miglior attaccante del pianeta, rende migliori i propri compagni e ha dalla sua un tiro immarcabile come l’ormai pluri-collaudato step back (passi o non passi!), caratteristica dei più grandi di sempre.

1# GIANNIS ANTETOKOUNMPO

(season stats: 27.7 punti, 12.5 rimbalzi, 5.9 assist, 1.3 recuperi, 1.5 stoppate, 57.8% dal campo)

Non è solo la cosa più inarrestabile che ci sia su un campo da basket, non è solo il miglior giocatore della squadra con il record migliore dell’NBA, non è solo capace di andare a schiacciare sempre e comunque contro qualunque tipo di difesa o avversario ma è anche in assoluto la Storia più incredibile degli ultimi anni. Dalla A2 greca a un possibile titolo di MVP, dominando in difesa e giocando in attacco come un playmaker nel corpo di un’ala ma con la forza fisica e il dominio di un centro. Nel positionless basketball dei giorni nostri ci sguazza come un topo nel formaggio, nonostante la mancanza di un tiro solido da tre punti che in questi contesti dovrebbe penalizzarlo oltremodo. E invece Giannis, nonostante le zone e le difese a contenimento dell’area, ha spazzato via il record di schiacciate non assistite in una stagione (e relativamente poche da rimbalzo offensivo) e ha condotto i Bucks al fattore campo in qualunque serie di questi Playoffs, Finals comprese laddove ci arrivassero. Ha messo il punto esclamativo contro i 76ers vergando 45 punti, 13 rimbalzi, 6 assist e 5 stoppate, ora è atteso dalla prova del nove ma secondo BasketUniverso è lui l’MVP di questa pazzesca stagione NBA.

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