Road to MVP: tanti papabili vincitori, tra conferme e volti nuovi

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Sono già passati due mesi dall’inizio della Regular Season NBA e la corsa al premio di Most Valuable Player sembra più combattuta che mai e soprattutto ricchissima di protagonisti. L’anno scorso c’eravamo lasciati con il duello serratissimo tra James Harden e Giannis Antetokounmpo, vinto in volata da quest’ultimo che ha condotto per mano Milwaukee ad ottenere il miglior record della Lega e a sfiorare la partecipazione alle Finals.

I due ultimi vincitori del premio di MVP sono lanciatissimi anche in questa prima parte di stagione ma a differenza dell’anno scorso sono in ottima compagnia, dato che al simposio del “Miglior giocatore della stagione NBA” si sono accomodati con merito altri giocatori che stanno guidando le rispettive franchigie ai vertici della propria Conference con prestazioni leggendarie.

A parte i primi cinque, che come sempre nella nostra rubrica andremo a presentare alla fine dal quinto al primo, giusto citare anche chi è appena dietro a rincorrere: Karl-Anthony Towns (Minnesota ha perso le ultime sette partite ma l’ex Kentucky sta mettendo a referto 26.5 punti, 11.7 rimbalzi, 4.4 assist di media segnando ben 3.6 triple a partita con un’efficienza clamorosa), Kawhi Leonard e Paul George (il magnifico duo dei Clippers comincia a far maturare i primi frutti della convivenza per insidiare i cugini dei Lakers come leader della Western Conference), Paskal Siakam (senza Leonard sta mantenendo Toronto ai vertici della Eastern Conference con 24.5 punti, facendo addirittura pensare qualcuno a un pazzesco back-to-back come Most Improved Player), Joel Embiid (sempre più un fattore a livello difensivo e può essere l’arma in più di Philadelphia per regnare su una Eastern Conference povera di lunghi dominanti quanto lui) e infine Bradley Beal e Damian Lillard (cifre sontuose ma in due contesti di squadra al momento perdenti).

TOP 5 

Honorable Mentions: Karl-Anthony Towns, Kawhi Leonard, Paul George, Paskal Siakam, Joel Embiid.

5# JIMMY BUTLER

(season stats: 21.2 punti, 6.4 rimbalzi, 6.8 assist, 2.1 recuperi, 82.9% ai liberi)

Per il post-Wade e dopo la scorsa stagione senza Playoffs a Miami serviva un leader, sia tecnico che vocale. E Jimmy Butler sta rispondendo più che presente (tanto che gli Heat sono stabilmente tra le prime quattro a Est), potendo finalmente avere in mano una franchigia dopo averla “condivisa” con più personalità ingombranti a Chicago, Minnesota e Philadelphia. Rispetto agli altri di questa top-5 si prende molti meno tiri dal campo ma ha una capacità straordinaria di guadagnarsi falli e tiri liberi, coinvolge benissimo i compagni e soprattutto si sta confermando un grandissimo difensore, a prescindere dall’eccellente numero di recuperi (2.1) che verga ad ogni allacciata di scarpe.

4# LEBRON JAMES & ANTHONY DAVIS

(season stats LBJ: 26.1 punti, 7.3 rimbalzi, 10.7 assist, 1.3 recuperi, 50.2% dal campo)

(season stats AD: 27.4 punti, 9,3 rimbalzi, 3.3 assist, 1.5 recuperi, 2.6 stoppate, 50.0% dal campo, 85.8% ai liberi)

I Los Angeles Lakers vengono da una delle peggiori stagioni della loro luminosa storia e ora, fast forward, si ritrovano con il miglior record dell’NBA. Se vi è capitato di vedere qualche partita dei Lakers basta collegare un attimo le sinapsi per comprendere come tanto di queste 24 vittorie su 27 partite siano frutto di questa coppia di fuoriclasse che insieme rendono in maniera esponenziale tanto che abbiamo deciso di inserirli insieme. LeBron è primo per assist nella Lega e non sembra voler cedere il passo al Tempo che avanza dimostrando almeno 5 anni cestistici in meno, mentre Anthony Davis (che non ha mai giocato insieme a una forte come il 23) al fianco del Re sta facendo esplodere tutto il suo clamoroso potenziale.

3# LUKA DONCIC

(season stats: 29.3 punti, 9.6 rimbalzi, 8.9 assist, 1.2 recuperi, 48.1% dal campo, 82.8% ai liberi)

La cosa più bella di Luka Doncic è non tanto che ha solo 20 anni e sta già scrivendo pagine nei libri di storia di questo meraviglioso Gioco, ma è la naturalezza, la semplicità e la gioia con cui lo sta facendo. Sta mandando in tilt gli archivi statistici relativi alle triple doppie tanto che ne sta quasi realizzando una di media su base stagionale, è il primo di sempre a metterne a referto due da 40 punti prima dei 21 anni ed è il terzo ha chiudere un mese con una tripla doppia di media da almeno 30 punti (insieme a Oscar Robertson e Russell Westbrook). Dallas è tornata ad essere una contender per merito suo e se non è già di diritto l’MVP è solo perchè ha davanti i due mostri sacri che giganteggiano dall’anno scorso.

2# GIANNIS ANTETOKOUNMPO

(season stats: 31.7 punti, 12.8 rimbalzi, 5.3 assist, 1.3 recuperi, 1.2 stoppate, 56.4% dal campo)

Semplicemente la cosa più dominante che possiate trovare oggi su un parquet. Se non fosse per l’ultima sconfitta maturata contro Dallas, Milwaukee non solo avrebbe (come l’anno scorso) il miglior record dell’NBA ma sarebbe a 18 vittorie consecutive, trascinata di peso dal Greco che oltre al suo solito inarrestabile gioco sta segnando anche con più regolarità da tre punti (e se dovesse ulteriormente migliorare questo fondamentale si possono anche chiudere qui le ostilità). Unico neo dei primi due mesi della sua stagione è la percentuale ai tiri liberi, ma per il resto non si è mai vista finora (se non LeBron ma con 10 cm in meno) una combinazione di verticalità-atletismo-esplosività come quella di Antetokounmpo. Tutto questo solo per la numero 2? Sì, perchè c’è il “Barba”.

1# JAMES HARDEN

(season stats: 38.9 punti, 6.0 rimbalzi, 7.4 assist, 1.9 recuperi, 5.0 triple, 88.4% ai liberi)

Chi pensava che l’arrivo a Houston di Russell Westbrook potesse quanto meno far calare i numeri del “Barba” può tranquillamente ricredersi. I numeri sono pressochè identici alla passata stagione se non fosse che il già clamoroso dato dei 36 punti di media è aumentato di ben 3 punti e rischia di fare le fusa al Quarantello. Ancora più efficace nel prendersi i tiri liberi che segna con metronomica precisione, potrebbe insidiare il record di Curry delle 402 triple segnate in una stagione ed ha già sfornato la partita da 60 punti, per non parlare di quelle Chamberlainesche oltre i 40 e i 50 che cominciano a essere una routine. Senza se e senza ma, il miglior attaccante del pianeta.

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