Road to ROY: duello tra Ben Simmons e Donovan Mitchell per il rush finale

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Come per la corsa al titolo di MVP, cambia anche la rubrica di BasketUniverso sulla scalata al premio di Rookie dell’anno. Da questo mese verrà stilata una classifica “in tempo reale” con i Top 5 Candidates.

Tutti i giocatori al primo anno, prima o poi, affrontano il proprio personale “rookie wall“, ovvero sia un periodo in cui l’inesperienza e il salto dal mondo NCAA (o europeo) comincia a farsi sentire. Ed è stato così per Jayson Tatum, che ha perso un po’ di smalto nel mese di gennaio concomitante con un periodo nero per i suoi Boston Celtics, dopo aver guardato tutti dall’alto verso il basso per percentuale al tiro da 3 punti. Idem dicasi per Kyle Kuzma e Lauri Markkanen, che nell’ultimo mese hanno abbassato notevolmente le percentuali dal campo e la media di punti realizzati. Gli unici due che sembrano non aver sofferto più di tanto sono stati Donovan Mitchell, che ha affrontato le difficoltà a inizio stagione prima di esplodere da metà novembre in poi, e Ben Simmons, che a parte i demoni dalla lunetta e al tiro dietro l’arco sta già dominando come un veterano. Mitchell e Simmons si giocheranno indisturbati il premio nel mese di marzo.

I 5 nominati precedentemente comporranno molto probabilmente l’All-Rookie First Team, dati gli infortuni di Lonzo Ball, Markelle Fultz e Jonathan Isaac e la discontinuità di altri pezzi pregiati dello scorso Draft come Dennis Smith Jr. (nonostante un ottimo mese di gennaio a 16.7 punti e 6.0 assist di media), De’Aaron Fox (in difficoltà sopratutto a novembre e dicembre, dopo l’All Star Game viaggia a 6.3 assist di media e il 45.5% da tre punti) e Frank Ntilikina. Negli ultimi 30 giorni si è finalmente visto il vero Josh Jackson (18.0 punti, 6.4 rimbalzi e 1.1 stoppare di media con il 46.8% dal campo), Bogdan Bogdanovic (MVP del Rising Star Challenge e ultimo mese con 2.2 triple di media tirando il 93.8% ai liberi e il 42.0% da tre punti) e John Collins (molto produttivo a rimbalzo e con le stoppate) stanno dimostrando di appartenere con pieno diritto a questa lega e sono usciti dall’anonimato dei primi mesi giocatori come Josh Hart (11.4 punti e 6.8 rimbalzi di media con il 51.7% dal campo e il 49.0% da tre punti) e Jarrett Allen (13.1 punti e 7 rimbalzi di media con il 65.8% dal campo e 85.3% ai liberi).

TOP 5 

Honorable Mentions: Bogdan Bogdanovic, Dennis Smith Jr., De’Aaron Fox, John Collins, Josh Jackson.

5# LAURI MARKKANEN

(season stats: 14.8 punti, 7.6 rimbalzi, 1.2 assist, 42.4% dal campo, 85.4% ai liberi e 34.5% da 3)

La nascita del suo primo figlio (congratulazioni!) e l’All Star Weekend gli hanno fatto giocare appena 8 partite questo mese, con una sola doppia doppia e una sola partita oltre i 20 punti. Calo netto delle percentuali, soprattutto dall’arco (17.6% a febbraio) ma rimane comunque una delle note più liete dei Bulls, considerando anche che è stato il più veloce di sempre a raggiungere le 100 triple in carriera (41 partite superando le 44 di Damian Lillard).

4# KYLE KUZMA

(season stats: 15.4 punti, 5.9 rimbalzi, 1.8 assist, 44.6% dal campo, 70.5% ai liberi e 36.0% da 3)

I mesi pazzeschi di novembre e dicembre, considerando anche che è stato scelto con la numero 27, lo mantengono saldamente all’interno della top 5, ma nell’ultimo mese sono calate notevolmente le prestazioni e le medie, soprattutto in termini di minutaggio (24 contro i 30 su base stagionale), rimbalzi e punti. Qualche lampo, come le due vittorie in trasferta a Dallas (15 rimbalzi) e New Orleans (23 punti) prima dell’All Star Weekend, ma anche un preoccupante 38% dal campo e 30% da tre negli ultimi 30 giorni.

3# JAYSON TATUM

(season stats: 13.3 punti, 5.0 rimbalzi, 1.4 assist, 0.9 recuperi, 47.3% dal campo, 82.9% ai liberi e 43.2% da 3)

Il Gennaio nero dei Boston Celtics ha influito negativamente anche sulle prestazioni dell’ex Duke (e viceversa), il quale però rimane una delle tante scommesse estive vinte da Danny Ainge. Career-high da 27 punti contro Atlanta e ha raddrizzato un po’ le percentuali nelle ultime settimane (continuando a tirare magistralmente dalla lunetta, 91.7% a febbario), calando però l’efficacia a rimbalzo. Il 43.2% stagionale da 3 punti e la difesa unità alla maturità cestistica sono comunque i suoi biglietti da visita di una grande stagione al primo anno in uno dei top team dell’NBA.

2# DONOVAN MITCHELL

(season stats: 19.6 punti, 3.5 rimbalzi, 3.5 assist, 1.5 recuperi, 43.7 % dal campo, 83.5% ai liberi e 35.2% da 3)

Protagonista dell’All Star Weekend con la vittoria alla gara delle schiacciate grazie al suo dirompente atletismo, continua il clamoroso anno da rookie dell’ex Louisville: rookie del mese di gennaio per la Western Conference e ha condotto gli Utah Jazz, riavvicinandoli ai Playoffs, attraverso una serie di 11 vittorie consecutive, nelle quali ha segnato più di tutti i suoi compagni (primo rookie a riuscirci, 21.3 di media). Inoltre è primissimo nei punti segnati tra i giocatori al primo anno (Simmons, secondo, è staccato di 3 punti di media) e nell’ultimo mese segna quasi 3 triple a partita con 1.5 recuperi, media che mantiene da inizio stagione, dimostrandosi anche l’ottimo difensore che era al college. Solo Ben Simmons, su cui però c’erano molte più aspettative e certezze, gli è davanti (e di pochissimo).

1# BEN SIMMONS

(season stats: 16.6 punti, 7.6 rimbalzi, 7.4 assist, 1.8 recuperi, 53.2% dal campo e 56.8% ai liberi).

Dopo 5 anni di vacche magrissime per i 76ers, Ben Simmons (con la partecipazione straordinaria di Embiid) sta conducendo Philadelphia a una stagione vincente e a un futuro che appare più brillante che mai. Rookie del mese di gennaio per la Eastern Conference, il 14 febbraio mette a referto la sua sesta tripla doppia (andandoci per altro vicino in almeno altre 4 occasioni nel mese), pareggiando il record di Magic Johnson per un rookie. Se dovesse mai migliorare ai tiri liberi e inserire nel suo gioco un quanto meno rispettabile tiro da tre punti, una carriera “lebroniana” è dietro l’angolo perchè a livello di letture, coinvolgimento dei compagni, fisicità, atletismo e polivalenza non ha niente da invidiare ai primi anni del Re nella Lega. Trust the Process!

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