Rondo contro Wade e Butler: “Un leader si prende le responsabilità. La vera leadership è un’altra”

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Rajon Rondo, con un post su Instagram che lo ritrae in campo con Kevin Garnett e Paul Pierce ai tempi dei Boston Celtics, non le ha mandate a dire a Dwyane Wade e Jimmy Butler, che dopo la sconfitta contro Atlanta se la sono presa con i compagni di squadra.

My vets would never go to the media. They would come to the team. My vets didn’t pick and choose when they wanted to bring it. They brought it every time they stepped in the gym whether it was practice or a game. They didn’t take days off. My vets didn’t care about their numbers. My vets played for the team. When we lost, they wouldn’t blame us. They took responsibility and got in the gym. They showed the young guys what it meant to work. Even in Boston when we had the best record in the league, if we lost a game, you could hear a pin drop on the bus. They showed us the seriousness of the game. My vets didn’t have an influence on the coaching staff. They couldn’t change the plan because it didn’t work for them. I played under one of the greatest coaches, and he held everyone accountable. It takes 1-15 to win. When you isolate everyone, you can’t win consistently. I may be a lot of things, but I’m not a bad teammate. My goal is to pass what I learned along. The young guys work. They show up. They don’t deserve blame. If anything is questionable, it’s the leadership.

Ecco le parole usate da Rondo nella foto su Instagram: “I miei leader non sarebbero mai andati dai media. Sarebbero andati dalla squadra. I miei leader hanno portato leadership non quando decidevano loro, ma ogni volta che scendevano in campo per un allenamento o per una partita. I miei leader non hanno mai preso giorni di pausa. I miei leader non si preoccupavano dei loro numeri. I miei leader giocavano per la squadra. Quando abbiamo perso, non hanno dato la colpa a noi. Si prendevano le responsabilità e andavano in palestra. Mostravano ai giovani cosa significava il duro lavoro. Succedeva anche quando a Boston avevamo il miglior record della Lega e perdevamo una partita. Ci hanno mostrato la serietà del gioco. I miei leader non influenzavano lo staff dell’allenatore. Non potevano cambiare il piano perchè non era loro compito. Ho giocato con uno dei più grandi allenatori e lui dava responsabilità a tutti. Posso essere un sacco di cose, ma non sono un cattivo compagno di squadra. Il mio obiettivo è tramandare quello che ho imparato.I giovani ragazzi lavorano, non meritano colpe. Se c’è qualcosa di discutibile, quella è la leadership“. Parole forti e che colpiscono. Soprattutto perchè scritte da un giocatore che con qualche leader ci ha giocato.

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