Russell Westbrook e le promesse non mantenute

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Ti prometto che giocheremo sempre insieme…

Maggio 2003. Lawndale, California.

Playground di quartiere, una moltitudine di ragazzi sono accorsi per assistere ad una partita. La giornata è torrida, umida, ma non importa. Sono le 14 del pomeriggio e molti di loro dovrebbero essere a scuola, ma non importa.  La partita in questione è un due contro due ad un solo canestro. Da una parte Mark e Fred, giocano nella squadra di basket della High School. Gli avversari sono due ragazzotti che sembra ci sappiano giocare a questo sport. Sono atletici e belli da vedere. In poche parole: il motivo della presenza di tutte quelle persone ai lati del campo. Uno dei due è alto 190 cm, muscoloso e tremendamente nervoso nel modo di concepire il gioco, è pronto a scattare. Un leone in gabbia. Ha un cognome difficile, per questo motivo tutti lo chiamano Russ. L’altro è il suo deus antagonista. Alto e longilineo. Pacato e stilisticamente perfetto in ogni suo movimento. Il basket è stato pensato per far giocare atleti come lui, rilascio della palla magnifico, capacità di attaccare il canestro con l’educazione dei più grandi. Ha un nome difficile, per questo motivo tutti lo chiamano KB3. La partita è senza storia, Russ è inarrestabile, la sensazione è che voglia buttar giù i ferri del playground. La certezza è che prima o poi ci riuscirà. Nessuno però è venuto per lui, ogni singolo tifoso vuole che la palla finisca a KB3. Tra tutti i ragazzi della contea c’è anche un signorotto sulla cinquantina. Fa caldo, ma lui è in giacca e cravatta. Il suo nome è semplice e diretto: Reggie Morris. La cosa più importante? Allena la squadra di basket di UCLA. Ha messo gli occhi addosso a KB3, vuole offrirgli una borsa di studio. E’ troppo forte.

La partita, che non verrà sicuramente ricordata come una delle più equilibrate, finisce tra le urla trepidanti dei ragazzi accorsi in quel torrido pomeriggio. Russ e KB3 sono migliori amici, passano ogni istante della loro vita insieme. Giocano nella stessa High School. Vorrebbero giocare sempre insieme perché insieme sono invincibili. Purtroppo non sarà cosi facile. Khelcey ha offerte per borse di studio in tutto il paese, il suo telefono suona ininterrottamente, ogni scout o manager vuole convincerlo a giocare nella propria università. Per Russel è tutto più complicato, ha richieste solo da Creighton e Kent State.

“Tranquillo Russ, riusciremo a giocare per sempre insieme”

E’ una bugia. Khelcey ha già detto sì a UCLA.

Maggio 2004.  LA Southwest College.

Questa volta il proscenio è un palazzetto. Questa volta è un cinque contro cinque. Ma, anche questa volta, un’infinità di persone ai bordi del campo. Russell Westbrook chiama il solito pick & roll. KB3 dovrebbe bloccare ma non ci riesce. Non ci riuscirà mai. Cade a terra privo di sensi con la stessa eleganza con cui attaccava il canestro. Un ingrossamento del cuore ha spezzato ogni suo sogno.

Ognuno di noi nasce per portare a termine qualcosa. Westbrook giocherà per UCLA, per il suo amico e per tutte le promesse che sono andate infrante.

Ogni promessa non mantenuta è una nuvola senza pioggia, una spada senza filo, un albero senza frutto.

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