Kobe Bryant: “Non dovreste sorprendervi dei 38 punti”. Sam Mitchell: “Lo odio”

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E’ stata una partita di per se priva di significato quella giocata da Minnesota Timberwolves e Los Angeles Lakers allo Staples Center ieri notte, vinta dai giallo-viola in volata proprio grazie al loro leader Kobe Bryant, che proprio in questa occasione ha disputato l’ultimo match in carriera contro i T’Wolves, in virtù del ritiro a fine stagione.

Se l’incontro, che metteva di fronte due delle peggiori squadre di quest’anno (Minnesota 14esima e Lakers 15esimi ad Ovest), non aveva un grande peso specifico, lo ha ottenuto alla sirena finale: Kobe Bryant ha chiuso con 38 punti, record stagionale per lui, e 7/11 da dietro l’arco, segnando 14 punti nell’ultimo quarto e 13 degli ultimi 17 di squadra per ottenere il successo numero dieci in stagione. Il Black Mamba è anche diventato il giocatore più anziano dai tempi di Michael Jordan a segnare così tanto in una partita, l’unico della storia a farlo nella propria 20esima stagione nella NBA.

Sorpresi? A dire la verità un po’, perché in quanto a cifre e percentuali dal campo Bryant non sta vivendo la sua migliore annata in carriera. Secondo il diretto interessato però questa incredulità è del tutto ingiustificata e lo ha spiegato alla sua maniera: “Avete visto queste cose per 20 dannati anni, di cosa siete impressionati?”.

Dall’altra parte del muro c’era invece Sam Mitchell, attuale head coach dei Timberwolves, che nel post-partita ha esternato in modo molto schietto il proprio odio verso Bryant. Mitchell, tra le altre cose, era anche in campo nel 2006, quando Kobe segnò 81 punti contro i Raptors, ovviamente dalla parte “sbagliata”. “Lo odio” – ha detto il coach – “Quando non lo vedrò mai più per il resto della mia vita non sarà mai troppo presto”.

Il Mamba ha apprezzato, come ci si poteva aspettare dal personaggio, le parole di Mitchell, da una parte pregne di odio ma dall’altra anche di non troppo velata ammirazione per un campione che lo ha fatto impazzire sia da giocatore che, ora, da allenatore. “Beh, grazie per l’odio” – ha commentato Kobe – “No, per davvero. Mi fa piacere. Sulla partita contro i Raptors posso dire che, onestamente, non c’era nulla che lui potesse fare di più. Io continuavo ad alzarmi e tirare in faccia agli avversari. Era una di quelle serate pazzesche”.

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