Scariolo: “Chi ha detto che siamo favoriti? Giocare con l’Italia non mi fa stare tranquillo”

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È il giorno di Italia-Spagna: oggi alle 14.30 la sfida eterna, che vale una buona fetta di quarti di finale, tra gli azzurri di coach Meo Sacchetti e le furie rosse di Sergio Scariolo. Il coach alla guida della spedizione spagnola è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport; ecco alcune sue parole a poche ore proprio dalla sfida con gli azzurri.

Sulle rinunce fatte prima del Mondiale: “Abrines, Rodriguez, Mirotic, Ibaka e Pau Gasol. Faremo di necessità virtù, cercando nuovi attori protagonisti per entrare nelle prime otto. Gasol? È il più grande giocatore spagnolo di sempre, averlo significa dare un punto di riferimento agli altri, un leader. È anche vero che ha 39 annie non è più il Paudi 10anni fa. La benevolenza ipocrita non mi piace. Il nostro obiettivo è arrivare ai Giochi di Tokyo per regalarci e regalargli, qua lora dovesse stare bene, un punto di arrivo. In campo o da capitano non giocatore”.

A che punto è la Spagna? “Dobbiamo accettare il fatto che la Spagna non è più la squadra che ha dominato gli ultimi anni facendo la storia, ma bisogna comunque trovare il modo per competere. È vero, non c’è il talento di un tempo, però abbiamo altre armi: intensità, velocità, voglia di mettersi alla prova“.

Italia-Spagna, una sfida che vale tanto? “Devo ammettere che non mi piace affrontare l’Italia innanzitutto per questioni emotive e sentimentali. Stavolta, però, ci sono anche serie ragioni tecniche. Secondo me i primi 6 giocatori sono di altissimo livello, la spina dorsale è piena di talento, mentre chi va a completare l’organico possiede comunque la tecnica, la fame e la voglia di emergere. L’Italia, poi, ha tanti giocatori di taglia media e quindi può giocare in molti modi. No, non mi fa stare tranquillo. Noi favoriti? “Ma chi ha detto che siamo favoriti? Io non vedo grosse differenze. Gli azzurri hanno un paio di grandi giocatori Nba e altri di primo livello di Eurolega. Con la Serbia hanno ceduto solo nel finale, dopo aver giocato una signora partita”.

Nostalgia dell’Italia? “Il mio lavoro non mi permette questo lusso”.

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