“Se lo dice Messina, per me va bene”. La strana retorica degli italici “esperti” di basket

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Mi scuso per il ritardo. O forse non dovrei scusarmi per nulla, dal momento che avete già letto molto, addirittura troppo. D’altronde, era inevitabile che fosse così: la nostra Nazionale, anzi, questa precisa Nazionale, sembrava finalmente pronta a coronare un proprio piccolo obiettivo, il preambolo di un sogno. Le aspettative erano alte, il gruppo era al completo e, soprattutto, al comando c’era il miglior allenatore possibile, quell’Ettore Messina invocato e idolatrato come un mantra indispensabile per la riuscita di qualsiasi risultato accettabile. 

Proprio su quest’ultimo aspetto vorrei focalizzarmi, per me assolutamente trascurato, o, perlomeno, poco preso in considerazione nelle tantissime analisi post Torino. Non mi ha convinto il poco spazio riservato a ciò che è accaduto prettamente sul campo, la maniera pressoché testarda di accogliere solo determinati spunti provenienti dal parquet nei giorni precedenti quel fatidico sabato sera, che ora sembra già più distante, ma che tornerà a presentarsi dinanzi ai nostri occhi, in tutta la sua crudeltà, quando vedremo Gasol, Durant, Teodosic e Parker darsi battaglia dall’altra parte del mondo.

pascolo italiaIl“Messinesimo” ha accolto nella sua coltre più o meno tutti: quando Petrucci gli ha affidato la panchina, spodestando Pianigiani, si sono alzate grida di giubilo, con buona pace dell’eventuale poco tempo a disposizione per plasmare una squadra a sua immagine e somiglianza e la contemporaneità del prestigioso incarico sulla panchina degli Spurs. Qualcuno avrà obiettato, per carità, ma non si può affermare di certo che l’entusiasmo fosse offuscato dalle perplessità. Così il tempo è trascorso, pieno di attese, speranze e attendendo le prime scelte, che arrivano senza stupire: un elenco troppo vasto di giocatori per lasciarne fuori qualcuno di eclatante. Fin quando non arriva il 18 giugno, il successo nella Trentino Cup, primo torneo di preparazione, con la prima scrematura successiva alla finale vinta con la Cina. Primi sussulti: nell’elenco allargato dei 16 che andranno ad allenarsi a Bologna non ci sono Pascolo e Polonara. Strano, il primo è stato il secondo Mvp del campionato e nel primo quintetto di Eurocup, mentre il secondo gioca da anni ad alti livelli ed è stato parte del gruppo di Berlino e Lille di un anno prima. Qualcuno inizia a storcere naso e bocca, ma si alza la prima compattissima e vastissima schiera del “se Messina ha fatto così, è giusto così”, declinato in tutte le varie salse. Per carità, nessuno vuole ergersi superiore a un coach dal valore e dal curriculum irreprensibili, ma perché un qualsiasi utente di social network dovrebbe contestare, o accettare, solo le scelte di un allenatore piuttosto che di un altro? 

della valle italiaSono dell’idea che la vera Nazionale ideale, di qualsiasi sport, debba premiare i migliori giocatori del Paese in questione, essere il coronamento di una o più stagioni di risultati collettivi e individuali di tutto spessore. Per questa ragione almeno uno tra Pascolo e Polonara avrebbe meritato di esserci, ma immediatamente ho voluto tentare di capire la motivazione di queste scelte, ho pensato al nostro sovraffollamento di ali, alla possibilità di un quintetto basso con Gallinari o Datome da 4, alla necessità di portare lunghi più prestanti fisicamente per sopperire alle eventuali mancanze di un Bargnani distante mesi dagli ultimi minuti agonistici ufficiali. Allora ho capito che questa doppia esclusione, seppur forse troppo affrettata, era del tutto condivisibile. Ma non mi sono mai sognato, come ho visto fare su disparate pagine e gruppi “a spicchi“, di spiegare una scelta ponendo semplicemente come causa il nome di un allenatore, di quell’allenatore, innalzandolo a vate indiscutibile. Attenzione, qua non si vuole sminuire Messina o la figura generale del coach, non siamo in cerca di idoli da abbattere, ma vogliamo smontare quella cultura da rete che impone, da una parte, di ergere alcuni miti a prescindere e dall’altra di creare fantocci da bersagliare alla minima occasione. Il rispetto dell’allenatore in quanto tale e delle sue decisioni deve essere la base di partenza per chiunque e verso chiunque. Chi sono io per pensare che una scelta di Messina sia legge solo perché è la sua, mentre una di Pianigiani, Scariolo, Sacchetti o Banchi possa essere criticata con totale cognizione di causa? La libertà di critica deve essere indiscriminata, svincolarsi da nomi e carriere, per concentrarsi solo su ciò che si vede e si nota, per poter dare poi adito a un pensiero più profondo del “se lo fa lui è giusto, se lo fa quello è sbagliato”.

E purtroppo, con mio profondo rammarico e dispiacere, ho successivamente visto le esclusioni di giocatori, come Della Valle e Cinciarini, difese a oltranza, e quasi unanimemente, per la stessa ragione. “Se Messina ha deciso così, tu chi sei per dire che ha torto?”. Nessuno, si intende, ma non lo sono nemmeno al cospetto di chiunque altro si fosse trovato nei medesimi identici panni. Allenatori della Nazionale non lo si diventa per caso. Sono rimasto sorpreso nel vedere come in pochi abbiano avuto da ridire sull’esclusione di un giocatore determinante del nostro campionato per sentirsi rispondere quanto sopra. Senza dimenticare, a proposito della capacità del mondo dei social network di creare miti e fantocci in eterno, di come sia stato trattato il povero Cinciarini, sul quale in molti quest’anno hanno fatto calare il loro impetuoso giudizio di “inadeguato” o, peggio ancora, “pippa“. Aver giocato un buon Europeo ed essere stato il faro della Grissin Bon un anno fa erano evidentemente aspetti secondari. Poco importa se poi Poeta abbia avuto manifeste difficoltà anche nei garbage time e si siano giocati spezzoni della partita decisiva senza un vero play in campo.

petrucciIl nostro allenatore ha sbagliato più di qualcosa, ma in tanti hanno preferito non accorgersene, magari dicendolo quasi a bassa voce, scrivendolo tra le righe, tra i mille cappi avvolti ai soliti colli di Gentile, Bargnani e Petrucci. Sì, proprio lui, perché contro la Croazia ha perso il “movimento”, la sua incapacità di progredire e svilupparsi. Non è compito di questo articolo stabilire se questa incapacità ci sia e quanto sia radicata, ma lo è il voler discernere quello che succede in campo con quello che accade al di fuori. Non mi piace mischiare le cose, trovare in una sconfitta, o in una vittoria, fondamenta che vadano troppo al di là con splendidi discorsi sui massimi sistemi del mondo. Avrei voluto dire che abbiamo attaccato in maniera orrida per quattro partite, che la nostra difesa era esponenzialmente migliorata, ma che forse Messico e Tunisia non erano test troppo probanti, avrei voluto affermare come ci sia stata poca ricerca del tiro da tre punti, un’esasperazione del gioco interno, che alla fine il terzo centro si fosse rivelato un di più inutile, che un Della Valle che non avrebbe avuto timori di prendersi una tripla nel finale sarebbe servito. Nulla da fare. Soltanto sabato sera, passate da molto le undici, qualcuno ha preso contatto con la realtà e visto le proprie certezze implodere.

Prima di ogni fischio o sirena finale, in Italia già si sanno quali saranno i capri espiatori in un caso, o coloro destinati a essere innalzati nell’Olimpo nell’altro. Non ho affatto voluto incolpare il solo Messina per la sconfitta del Preolimpico, ma solo evidenziare qualche suo errore che alla fine ha pagato dazio, oltre che, in particolar modo, prendere di mira un modo di ragionare durato molte settimane e che mi ha infastidito molto. Lo sport varia e con esso la critica. Alcune certezze possono incrinarsi, dei dubbi possono risolversi. Siamo sempre aperti e propensi al dibattito, senza paura di apparire bastian contrari o scettici per mestiere.

In bocca al lupo, per il suo futuro, alla nostra Nazionale.

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2 thoughts on ““Se lo dice Messina, per me va bene”. La strana retorica degli italici “esperti” di basket

  1. Messina. Vince dove anche altri vincono. Bologna treviso mosca. Perde con squadre fortissime Madrid. 2 vinte e 19 perse contro barcellona. Gioca sul sicuro e perde con l Italia. Sciagura sopravvalutata.

  2. CONCORDO su ogni virgola.

    Già espresso i miei commenti sulla questione.

    L’Italia è fuori per tanti piccoli errori che non assolvono nessuno dei protagonisti.

    In questo caso poi, Ettore è stato troppo pragmatico (credeva di farcela) ed in 50 giorni non ha voluto (o capito) che bisognava preparare anche altro, che bisognava far emergere una Leadership ed un quintetto, che un play più di Poeta poteva servire e che almeno un Pivot (a scelta) doveva essere almeno 30′ in campo. Altrimenti la zone press era la soluzione migliore (poi chiusa in una zona od uomo) per valorizzare le tante ali del roster.

    Non ci sarà mai una controprova e l’unica certezza che solo Gesù Cristo non sbaglia mai (e lo hanno anche crocifisso), pensate un umano !

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