La stagione regolare è iniziata da poco più di un mese ed abbiamo assistito già ad una quantità di eventi sorprendenti veramente degna di nota. Nella giornata della sorpresa peggiore che ci potessero fare (l’annunciato ritiro di Kobe) facciamo un passo indietro e vediamo cosa ci ha regalato la NBA negli ultimi 7 giorni.
Top Team – San Antonio Spurs & Indiana Pacers
Spurs e Pacers sono entrambe seconde nelle loro rispettive conference e sebbene abbiano ancora una marcia in meno di Cavs e Warriors iniziano a macinare vittorie su vittorie. Nell’ attesa che entrambe ridefiniscano i dettagli in modo da colmare il gap con le due finaliste dello scorso anno, salgono in cattedra Kawhi Leonard e Paul George sempre più pronti ad essere inseriti nella corsa al titolo di MVP.
Gli Indiana Pacers hanno vinto tutte e 5 le ultime partite giocate fornendo delle prove più che convincenti e conquistandosi la seconda piazza ad est superando Miami Heat e Chicago Bulls. Il problema legato al reparto lunghi non sembra impensierire più di tanto Frank Vogel che ha trovato finalmente il giusto quintetto ideale: quattro piccoli (con CJ Miles e Paul George ad alternarsi nel ruolo di 4) più Ian Mahinmi, deficitario in attacco ma solido e attivo in difesa come pochi. Di Paul George abbiamo parlato la scorsa settimana e nonostante abbia segnato 40,33 e 39 nelle ultime tre lo mettiamo in secondo piano. Il motivo di ciò ha un nome e cognome: CJ Miles, che nelle ultime 2 settimane viaggia a 20 di media con più di 4 triple realizzate per gara. Numeri a parte, da quando è in quintetto ha cambiato il gioco dei Pacers allargando il campo per le penetrazioni di George ed Ellis, punendo da fuori e facendo il suo onesto lavoro in difesa.
5 vittorie di fila anche per i San Antonio Spurs che dopo un inizio non convincente stanno iniziando ad abbinare i risultati al bel gioco. Tony Parker è in netta ripresa e LaMarcus Aldridge sta iniziando finalmente ad inserirsi nel gioco di Popovich. “Tonino” e “LAmonster” a parte sembra sempre più chiaro che le chiavi della squadra siano nelle mani di Kawhi Leonard. E’ lui il miglior marcatore dei suoi in ognuna di queste 5 partite ed ancora una volta il lavoro fatto in estate sta pagando a suon di giocate decisive e scelte giuste: 22 punti (con il 52% al tiro), quasi 8 rimbalzi, oltre 2 assist, 1 rubata e 1 stoppata ad allacciata di scarpe, all around come pochi.
Flop Team – Washington Wizards
La scorsa stagione, chiusa in modo molto positivo, aveva fatto ben sperare i tifosi dei Wizards che invece oggi si sentono un passo più lontani dai piani che contano veramente. Nonostante la crescita di Otto Porter, la squadra di Wittman sembra solo una lontana parente di quella vista lo scorso anno e, visto che KD è nell’anno del contratto, urge una veloce ripresa. Washington ha perso le ultime 4 partite contro Raptors, Hornets, Celtics e Pacers superando solo una volta il muro dei 90 punti segnati. John Wall sembra meno lucido rispetto all’indubbia All Star che abbiamo ammirato lo scorso anno ed è ai minimi in carriera per punti, assist, rimbalzi e percentuali sia dal campo che dalla lunetta (stagione da rookie inclusa). Anche la panchina sta avendo meno impatto dimostrando di accusare le cessioni di Rasual Butler e Paul Pierce.
Top Player (s) – James Harden & Draymond Green
Abbiamo già accennato al periodo d’oro che sta vivendo Paul George ma è il momento di parlare di due altri ragazzi che vivono situazioni completamente opposte. James Harden ha condotto i suoi a due vittorie di fila ma se consideriamo che gli avversari erano Philadelphia e New York senza Carmelo Anthony non sembra esserci tanto da gioire, anche perchè sono arrivare entrambe nei minuti finali. La difesa dei Rockets non funziona mai e se non fosse per le invenzioni del Barba l’attacco starebbe messo anche peggio. In settimana 38 di media, oltre 7 rimbalzi e 7 assist con il 48% dal campo su ben 25 tentativi, 50 punti contro Phila e 40 contro Memphis. Mettendo in relazione tali numeri e i risultati deludentissimi dei Rockets potrete avere un quadro molto semplificato e superficiale ma piuttosto realistico dei problemi che sta avendo la squadra, indipendentemente dall’esonero di McHale.
Due partite in 24 ore devono essere una prova davvero ardua anche per gli atleti NBA. Non per Draymond Green che è diventato il primo Warriors dai tempi di Wilt Chamberlain a chiudere con due triple doppie un back-to-back. 14,10 e 10 contro i Suns, 13, 12 e 11 poche ore dopo contro i Kings sono dei grandi numeri, ma rimangono insufficienti per descrivere il peso che Green ha nell’economia dei Golden State Warriors. In difesa è sempre presente, difende sui 5 ruoli senza alcun problema ed è sempre il primo a buttarsi a rimbalzo. Solitamente lo cattura e guida il contropiede, magari inventando un lob a tutto campo per Thompson come successo contro i Kings. In NBA è l’unico a poter vantare oltre 7 assist e 7 rimbalzi di media, neanche LeBron James ci sta riuscendo e non è un caso che i Warriors migliorino ogni volta che lui compie un ulteriore salto di qualità.
Flop Player – Michael Carter Williams
Dopo il rookie of the year che ha concluso una prima annata NBA da sogno costellata da triple doppie e grandissime giocate, Michael Carter Williams si è reso protagonista di una lenta e costante frenata. In questa stagione sta facendo tanta fatica, lui come tutti i suoi compagni chiamati ad essere la sorpresa della stagione ma titolari di appena 6 vittorie. Nelle ultime tre sconfitte dei Milwaukee Bucks ha totalizzato 10 punti e 11 palle perse, segnando solo due canestri dal campo e servendo meno di 3 assist di media. Quando è lui a gestire l’attacco spesso finisce male per i Milwaukee Bucks, anche se non si può dire che senza di lui giochino alla grande. Sicuramente ci sono dei problemi di fondo, forse anche indipendente da motivi tecnici, che Jason Kidd (che peraltro risulta molto nervoso) dovrà provare a risolvere nel migliore dei modi perchè il talento per far bene c’è e a Milwaukee non hanno intenzione di buttar via l’ennesima stagione.

