Squadra del mese: Houston Rockets

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Ritorno la rubrica mensile di Basketuniverso, che si occuperà di approfondire l’andamento di una squadra diversa mese per mese, fino al termine della regular season. La squadra scelta per il mese di Dicembre sono gli Houston Rockets. In avvio di stagione la squadra di coach D’Antoni ha sicuramente lasciato perplessi tutti, alimentando i dubbi nati al termine di un’estate che non ha visto arrivare nessun tipo di rinforzo in un roster già molto corto.

Le prime settimane sono state caratterizzate da alcuni pessimi risultati, che hanno portato Houston nelle ultime posizioni di una conference forse mai così competitiva.

Nonostante le vittorie con San Antonio e Chicago a inizio mese, sono arrivate tre sconfitte consecutive (-27 contro i Jazz) che sembravano condannare definitivamente il cammino dei Rockets. Con Portland però, arriva la svolta: 5 vittorie consecutive, 9 nelle ultime 10 partite, contro avversari di livello come Blazers, Lakers, Spurs, Thunder e Celtics.


MOST VALUABLE PLAYER

Indubbiamente il successo di Houston non si può che attribuire al “Barba”, autore di una serie di prestazioni incredibili nel mese di Dicembre. Harden ha viaggiato a 36.4 punti di media, con una sola partita sotto quota 20 (15 punti con gli Heat), 6 partita oltre 40 punti e ben 8 partite consecutive sopra quota 35. Le giocate del numero 13 hanno permesso ai Rockets di realizzare un filotto di vittorie che ha rilanciato la franchigia, sempre più dipendente dal vincitore del premio di MVP della passata stagione. Per rendere l’idea Harden ha realizzato 546 punti in 15 partite: cifre del genere non si vedevano dal 1982 con Moses Malone. In questo momento è il miglior marcatore della Lega con 32.7 punti di media, ma chiude anche nella top5 per assist (8.3).


Nel folle sistema dei Rockets, che sono ancora sia la squadra che tenta il maggior numero di canestri da tre punti (42 a partita), sia la squadra che ne realizza di più (500 fino ad oggi, 40 più dei Bucks secondi), Harden rispecchia pienamente la filosofia di D’Antoni, provando la bellezza di 12 tentativi a serata. Questo lo rende il giocatore con più triple a segno della stagione con 139 canestri. L’infortunio di CP3 ha certamente aumentato le responsabilità del Barba, da sempre uno dei principali accentratori di gioco: è il primo giocatore della Lega per Usage Rating con quasi il 37% (secondo Embiid con il 31%), ma soprattutto è il secondo per “tocchi a partita” con 89 tocchi di media.

Indubbiamente il punto di riferimento dei Rockets, una squadra che ha stravolto anche le regole del “7 second or less”. Quest’anno la squadra di D’Antoni è una di quella che corre di meno in tutta la Lega: Houston è terzultima per Pace (97), davanti solo a Memphis e Cleveland. Tutto ciò evidenzia il gioco in isolamento della franchigia texana, che vive e muore con le iniziative di Harden, aspettando gli scarichi sull’arco.

Chiaramente il fatto di tenere il pallone in mano così a lungo condiziona le sue statistiche anche in negativo, tanto che registra 5 perse di media. Questo si vede anche nei momenti finali delle partite punto a punto: così come è in grado di risolvere le partite e trascinare i compagni alla vittoria, spesso si nota come forzi un’infinità di situazioni e si incaponisca a cercare giocate difficili.

Harden in questa situazione decide di tirare nonostante il raddoppio dei Pelicans, scegliendo di non scaricare a Rivers, rimasto libero da tre.

Infine non si può non spendere qualche riga sulla questione più spinosa. Harden è il giocatore nba che viaggia maggiormente in lunetta con più di 11 tentativi a sera e l’85% di media.

L’impressione che si percepisce è quella che venga spesso “tutelato” dagli arbitri, come ad esempio nella gara contro i Lakers (19 liberi tentati), nella quale sia LeBron che Lonzo, in segno di protesta, hanno deciso di difendere alcune azioni con le mani dietro la schiena. Bisogna anche riconoscere però come sia il miglior giocatore dell’intera Lega a costruirsi una situazione di vantaggio nella quale ricercare il contatto del difensore.

“HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA”

Fallito l’esperimento ‘Melo dopo appena 10 partite, i Rockets si sono ritrovati punto a capo con un roster sempre più corto. In realtà la squadra ha pagato un avvio di stagione condizionato da qualche infortunio di troppo: forse sorprenderà scoprire che, prima del mese di Dicembre, Houston era 0-5 senza Chris Paul. Di fatto il record con CP3 e Harden insieme recita 16 vittorie e 10 sconfitte, ad indicare come la squadra sia ancora lontana dalla loro forma migliore, ma che l’esperimento non si possa ancora considerare un totale fallimento.
E’ innegabile che però si sia perso lo smalto della passata stagione: lo dice il fatto che sono passati da essere secondi in regular season per punti segnati a diciannovesimi (109.9), occupando però il podio per Offensive rating dietro solamente a Bucks e Warriors.

Come da due anni a questa parte Houston è la prima squadra per tentativi dall’arco e canestri realizzati da tre con oltre 14 a sera, facendo registrare addirittura il record di triple segnate in una singola partita (26) contro Washington. L’attacco però, mai come in questa stagione sembra essersi spaccato: Harden e compagni vivono di isolamenti, tantissimi. A tutto questo si aggiungono le difficoltà di Gordon e Paul, gli unici in grado di creare gioco, così da spiegare come siano diventati una delle squadre che produce meno assist della Lega (28esimi).

Se in attacco D’Antoni sembra essere riuscito comunque a mantenere un certo livello, in difesa le cose sono decisamente peggiorate. L’anno scorso la squadra ha proposto una filosofia estremamente efficace: su ogni blocco veniva chiamato lo switch e con un PJ Tucker in gran forma, la squadra poteva giocare con un “5” atipico, grazie anche alla presenza di Ariza e di altri due buoni difensori come Gordon e Paul. Da questa stagione però, complici le assenze e uno stato di forma non ancora ottimale, D’Antoni non può rinunciare così facilmente a Capela: di conseguenza lo switch viene attaccato dagli avversari cercando l’uomo del centro svizzero. Nonostante sia un ottimo difensore, se portato sul perimetro toglie a Houston un discreto rim protector e genera situazioni di mis-match continui.

I Rockets sono tra le ultime squadre per Defensive Rating e concedono agli avversari il 47% al tiro (24esimi). Capela resta comunque uno dei perni fondamentali di questo roster (unico sotto i 110 di Defensive Rating individuale) grazie alla sua verticalità a rimbalzo, dato in cui Houston si posiziona tra le ultime 5 della Lega.

SUPPORTING CAST

L’anno scorso i Rockets sono riusciti a costruire il proprio successo grazie alla duttilità di 4/5 giocatori intorno al numero #13: la squadra ai playoff era molto corta, ma perfettamente organizzata. Quest’anno la squadra di coach D’Antoni sta incontrando alcune difficoltà a rendere quanto la passata stagione. Tra i primi giocatori chiamati in causa spicca sicuramente il nome di Eric Gordon.

La guardia dei Rockets nel 2017/18 ha fatto registrare 18 punti di media uscendo dalla panchina: questo permetteva a Houston sia di mantenere alto il livello in attacco anche con Harden in panchina, che aumentare la pericolosità dall’arco con un quintetto molto piccolo nei minuti finali. In questa stagione però, Gordon ha avuto un impatto decisamente negativo sulla squadra (102 di Offensive rating, il più basso in carriera degli ultimi 6 anni). Senza dubbio il suo calo è dovuto all’andamento generale della squadra, ma anche in questo ultimo mese le sue cifre non sono migliorate, tanto che ha chiuso con 14 punti di media e il 28% dall’arco. Gordon è sempre stato un giocatore da “fiammate”, ma la sua incostanza al tiro (49,8% di True Shooting, il peggiore in carriera) è diventata troppo condizionante. Peccato D’Antoni non possa permettersi il lusso di fare a meno di lui: forse questi numeri sono figli anche delle poche figure su cui fare affidamento in casa Rockets, che costringono Mike a lasciarlo in campo anche quando avrebbe bisogno di rifiatare.

Un discorso simile lo si può fare per quanto riguarda PJ Tucker: fino ad oggi è stato l’unico in grado di migliorare le sue cifre rispetto la passata stagione, ma è costretto a scendere sul parquet la bellezza di 35 minuti a partita (8 più del 2017/18). Considerato però che Tucker ricopre un ruolo così importante all’interno del sistema di Houston, forse sarebbe il caso di trovare una soluzione alternativa per la regular season, perché a 33 anni il peso di questo impiego potrebbe pagare caro tra qualche mese.

La perdita di Ariza era scontato sarebbe stata pagata a caro prezzo: per rimpiazzarlo Houston ha messo le mani su James Ennis, ottenendo poco e niente rispetto a cosa serviva alla squadra. Se il suo impatto offensivo è andato oltre ogni più rosea aspettativa (quasi 50% al tiro), in difesa non riesce ancora a garantire il livello di qualità e intensità necessario per compensare la partenza di Ariza.

Per quanto riguarda Capela bisogna tenere in considerazione due aspetti. Il primo riguarda il trend positivo che lo vede migliorare, in termini statistici, da cinque anni a questa parte in punti, rimbalzi, assist e stoppate. Al suo quinto anno si è ormai affermato definitivamente come uno dei migliori centri della lega, soprattutto quando si parla di presenza nel pitturato: nelle sfide tra il 22 e il 27 Dicembre contro Spurs, Thunder e Celtics, ha messo in piedi una prestazione da 21.3 rimbalzi di media. Il suo impatto in attacco è una delle armi più devastanti dei Rockets e con oltre il 63% è il terzo giocatore dell’intera Lega per efficienza al tiro. Purtroppo la mancanza di alternative nel suo ruolo costringe anche qui D’Antoni a “cavalcare” il suo minutaggio più del dovuto e questo lo espone soprattutto in difesa.


Fonti statistiche: stats.nba.com, basketball-reference.com
Grafici: www.austinclemens.com/shotcharts
Dati aggiornati al 31 Dicembre 2018

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