Squadra del mese: Oklahoma City Thunder

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Secondo appuntamento con la nuova rubrica di Basketuniverso: dopo aver analizzato l’andamento dei Minnesota Timberwolves nel primo mese di regular season, la nostra attenzione si sposta direzione Oklahoma City Thunder. La squadra allenata da coach Donovan ha cambiato diversi interpreti rispetto la passata stagione e dopo un avvio piuttosto complicato (8-12) nel mese di Dicembre sono arrivate 11 vittorie a fronte di appena 3 sconfitte, lasciando aperta una striscia di 5 vittorie consecutive.

Nonostante gli “scivoloni” con Brooklyn, Charlotte e New York, non proprio le prime della classe, Westbrook&Co. sono riusciti a risalire la classifica della Western Conference, risultando una delle squadre più in forma del momento.

 

BIG THREE

Avevamo lasciato Russell Westbrook fresco di titolo di MVP dopo una stagione chiusa con 31.6 punti, 10.7 rimbalzi e 10.4 assist di media: tripla doppia che non si vedeva dai tempi di Oscar Roberson. Una stagione conclusa al termine di un primo turno senza storia contro gli Houston Rockets: un risultato più che sufficiente se si considera il contesto in cui i Thunder si sono ritrovati. Gli innesti di Paul George e Carmelo Anthony sono un chiaro tentativo di rimettere in carreggiata una franchigia che 5 anni si giocò le finali nba contro i Miami Heat, la stessa che appena 2 anni fa arrivò ad un passo a ritornarci a quelle finali, ma il destino volle giocare con loro e i Warriors riuscirono a ribaltare la serie che sul 3-1 sembrava arrivata al termine. Russ continua a “flirtare” con la tripla doppia di media ed è tra i primi 5 giocatori per Plus/Minus: quest’anno sembra evidente come ci sia una distribuzione più equa della gestione della palla, ma il punto di riferimento, o leader se preferite, rimane sempre lui. Paul George è il giocatore che si è inserito meglio: le voci statistiche sono tutte leggermente in calo, eccezione fatta per le steal che da 1.6 in maglia Pacers sono diventate addirittura 2.5.

La possibilità di giocare con un All Star come Westbrook lo ha portato a non vestire più i panni di uomo franchigia, ma rimane indubbiamente un giocare di peso all’interno dell’economia della squadra e la sua versatilità nelle due metà campo di gioco gli permette di essere un elemento fondamentale per coach Donovan. Inoltre fino a questo momento rimane uno dei giocatori più efficienti della Lega, rientrando nella Top25 per Real Plus/Minus.

Melo sembra essere invece quello più in difficoltà, per una serie infinita di fattori: a cominciare dal fatto che per caratteristiche e stile di gioco, si parla ancora di un giocatore con istinto e ottime qualità offensive, ma che spesso si scontra con la presenza di Russell. Le ultime stagione a New York inoltre lo hanno deteriorato, in termini di competitività e molto probabilmente di attenzione alla crescita personale. Ci vorrà ancora del tempo perché coach Donovan riesca a costruire un sistema armonioso attorno a questi 3 giocatori, come sono alte le possibilità che l’esperimento possa fallire. Rimane il fatto che parliamo ancora di un giocatore in grado di sfoderare ottime prestazioni e chiudere con un ventello facile, come è già successo 4 volte questo mese con Memphis, Phila, Atlanta e Houston: tutte partite vinte dai Thunder.

 

DIFESA

Un altro aspetto su cui ha dovuto lavorare maggiormente Donovan è stata la metà campo difensiva: dopo aver concluso al 16esimo posto nella passata stagione (105,8), la squadra quest’anno è nella top3 per punti concessi (100.2) dietro solo a Spurs e Celtics. Un’evoluzione difensiva a 360 gradi che ha permesso ai Thunder di essere una squadra capace a difendere molto bene nel pitturato, dove concedono poco più di 40 punti (terzi) , ma allo stesso tempo di essere nella top10 per punti concessi in contropiede (settimi). Com’è possibile questo “stravolgimento”? La presenza di due difensori come Roberson e Adams ha permesso l’anno scorso di mascherare i principali difetti di Westbrook e di un roster costretto a limitare i danni della partenza di Durant. Quest’anno l’aggiunta di Paul George, a mio parere, è passata troppo in secondo piano, non tanto per quanto riguarda il suo valore generale, quanto per le sue qualità difensive. Questo permette alla squadra di avere contemporaneamente in campo due difensori molto simili, capaci di marcare fino a quattro ruoli diversi. Inoltre mi è sembrato di vedere un diverso tipo di approccio da parte di Russ e le statistiche sostengono la mia tesi: Westbrook sta facendo registrare il miglior Defensive Rating delle ultime 5 stagioni (101 rispetto il quasi 105 del 2016/2017), così come i dati per punti concessi in contropiede e nel pitturato.

Uno dei punti di forza dei Thunder di quest’anno lo possiamo trovare alla voce statistica dei rimbalzi e nella propria metà campo Oklahoma City concede appena 9 rimbalzi offensivi di media (top10) ed è inoltre la squadra che costringe gli avversari al maggior numero di palle perse a partita con 17.3 turnover di media, che di conseguenza proietta la squadra al primo posto per rubate (10 steals a partita).

 

PLUS/MINUS

Ancora oggi sembra incredibile l’evoluzione di Steven Adams, alla sua migliore stagione di sempre: i 13,8 punti e 8,9 rimbalzi di media sono il massimo in carriera, a cui si aggiunge il 66% dalla lunetta ed un incredibile 64,5% dal campo, dato che lo posiziona al secondo posto tra i giocatori con almeno 30 minuti sul parquet. Nel mese di Dicembre ha chiuso 4 partite (su 14 disputate) sotto il 60% al tiro: solamente con Knicks e Nets sotto il 50%, dopo aver fatto registrare il primo del mese con un impressionante 11/11 contro i Timberwolves. Nella rivoluzione estiva operata da Sam Presti è stato aggiunto a roster anche il nome di Patrick Patterson, non un giocatore di prima fascia, ma che a Toronto era diventato uno dei principali interpreti della panchina dei Raptors, tra le migliori second unit della passata stagione, grazie alla sua capacità di aprire il campo (37% circa dall’arco). L’anno passato ogni azione passava dalle mani del numero 0, ma con la possibilità di avere più alternative nella metà campo offensiva, Donovan al momento preferisce fare affidamento a Jerami Grant, “atletone” verticale, molto meno versatile, ma che permette di mantenere alto il livello di intensità fisica in campo e che risulta prezioso in fase difensiva.

Come ultimo spunto di riflessione mi piacerebbe approfondire la situazione di Andre Roberson: un giocatore tanto utile quanto limitante per i quintetti di coach Donovan. La sua presenza in campo è decisiva se si considera che spesso e volentieri il suo compito è quello di marcare il miglior esterno della squadra avversaria e l’inclusione nel secondo quintetto difensivo della passata stagione è un riconoscimento più che legittimo. E’ innegabile però che la sua presenza in campo provochi un grosso deficit nella produzione offensiva: non è un giocatore che si possa considerare pericoloso dall’arco (25,6% in carriera), tantomeno se costretto a costruirsi un tiro dal palleggio. Dalla lunetta il 33,3% con cui sta tirando in stagione è il peggior dato dei suoi 5 anni e se si elimina il fatto che torna utile come tagliante, offensivamente parlando risulta uno dei peggiori giocatori dell’intera NBA.

(Sono passati 2 anni, ma la sostanza non cambia: il difensore di Roberson può permettersi di intasare l’area e andare in aiuto. Il numero 21 non guarda neanche il canestro per il tiro)

Giovanni Aiello

Playmaker e allenatore classe 1996, studente all'università di Trieste. Collaboratore da Udine, scrive per BasketUniverso dal lontano febbraio 2014. Grande appassionato del basket a stelle e strisce, con un occhio di riguardo per i suoi Chicago Bulls.
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