Squadra del mese: Philadelphia 76ers

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Terzo appuntamento con la nuova rubrica di Basketuniverso: dopo le analisi di Timberwolves e Thunder, la nostra attenzione si sposta sui Philadelphia 76ers. L’entusiasmo iniziale e l’hype per l’inizio di una nuova era si sono dovuti scontrare con un record comunque negativo di 17 vittorie e 19 sconfitte: il mese di Gennaio è terminato con due sconfitte consecutive contro Thunder e Bucks, ma ha dato una scossa alla squadra di coach Brown, che ha vinto 7 partite delle ultime 11. Questo record ha permesso a Phila di raggiungere un record positivo di 24-23 e occupare l’ottava posizione nella Eastern Conference.

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Cominciamo dalle cose facili: Joel Embiid finora ha già giocato più partite (37) delle ultime due stagioni. Potrà sembrare una constatazione stupida, ma sostanzialmente potrebbe bastare questo per spiegare il rendimento dei 76ers. Il lungo camerunense sta viaggiando ad una media da 23.6 punti e quasi 11 rimbalzi, cifre che gli sono valse la prima convocazione per l’All Star Game. Il dato più positivo però, dal mio punto di vista, riguarda il minutaggio, perché se nella stagione 2016/2017 ha toccato quota 30’ solamente una volta (vs Timberwolves, il suo massimo in 31 partite), quest’anno la media supera i 31 minuti (addirittura 32.1 a Gennaio). Tutto questo per sottolineare la sua crescita a livello fisico, dettaglio tanto banale ma di importanza assoluta per le ambizioni della franchigia, che se vuole continuare a credere in “The Process” non può prescindere dalla presenza del suo giocatore migliore. Nel mese di Gennaio con un apporto negativo sono arrivate le sconfitte contro Grizzlies e Celtics (-13 e -10 NET Points per 100 possessi), mentre salta all’occhio la partita vinta contro i Pistons, gara chiusa con “appena” 23 punti e 9 rimbalzi, ma +57.1 di NET Points.  In termini numerici avere in campo Joel per Phila vuol dire un +8.4 di Offensive Rating e un -6.4 per gli avversari su una media di 100 possessi: +15 complessivo di NET.

Di Ben Simmons si è già parlato in lungo e in largo: un giocatore assolutamente incredibile, capace di viaggiare a cifre sconsiderate se si conta che, volenti o nolenti, si tratta di un rookie. Nella vittoria ottenuta contro i Chicago Bulls del 24 Gennaio, Simmons ha chiuso la gara con 19 punti, 14 assist e 17 rimbalzi, ma la cosa più sorprendente è come la tripla doppia fosse stata realizzata già nei primi due quarti. Nell’ultimo mese, su 11 partite solo 4 volte ha terminato la gara con meno del 50% al tiro, viaggiando ad una media di 58,6%: dato in costante crescita rispetto l’inizio di stagione. Numeri a parte, la cosa che mi ha colpito maggiormente nel vedere Simmons in campo è la fiducia che riesce a trasmettere quando calca il parquet. Un giocatore autoritario, con un ottimo QI e dotato di un tasso atletico a dir poco spaventoso, senza dimenticare che fisicamente si potrebbe(e dovrebbe) parlare di un “3”, ma coach Brown lo sfrutta per portare palla e giocare nel ruolo di playmaker. Una delle critiche più feroci riguarda la totale assenza del tiro da tre punti, grossa pecca nella nba moderna per un esterno: ci si può anche accodare a queste presunte critiche, ma non mi sembra questa lacuna stia penalizzando in alcun modo il suo rendimento. Anzi, cosa diavolo potrebbe diventare Simmons con un tiro dall’arco più o meno credibile?!

 

INESPERIENZA E INCOSTANZA

Quest’estate sembra essere arrivato il punto di svolta per la franchigia: dopo i pessimi risultati degli ultimi anni e la decisione di puntare sul Draft, che ha portato la squadra a record a dir poco negativi (dalla stagione 2013/2014 a quella 2015/2016 mai sopra il 25% di vittorie), finalmente la dirigenza ha deciso di puntare sul “materiale” di cui era in possesso, con l’aggiunta di qualche colpo estivo. Il gruppo è comunque un gruppo giovane, che sta pagando soprattutto in termini di esperienza e questo si può vedere, in una piccola parte sia chiaro, in un dato alquanto curioso. Philadelphia subisce una media di 106.7 punti a partita (20esimi), nonostante sia una delle migliori difese nei primi 20 minuti: il problema sorge per quanto riguarda il terzo e l’ultimo quarto, dove i 76ers subiscono quasi 28 e 27 punti, dati che li proiettano nella top5 tra le peggiori squadre della lega.

 

(A confronto le shot chart difensive di Phila nel primo e nell’ultimo quarto)

 

Curioso anche perché sono secondi (dietro solamente a Boston) per percentuale dall’arco concessa agli avversari (appena il 33,5%) e primi per rimbalzi catturati a partita con 47.2: primi anche per rimbalzi difensivi (36.1), ma tra le ultime dieci per rimbalzi offensivi concessi. Questi dati evidenziano un gioco fisico, con una difesa molto aggressiva e solida, ma che pecca di pigrizia e appunto inesperienza nel concedere extra-possessi agli avversari. A tutto questo si aggiunge il fatto che sono la squadra che più di tutte manda in lunetta gli avversari con più di 26 tentativi  a gara concessi e produce in media il maggior numero di palle perse (e di conseguenza sono ultimi anche per palle recuperate da parte degli avversari).

 

DALLA CROAZIA CON FURORE

Dietro il magico duo Embiid-Simmons la franchigia si aspettava emergesse la figura di Markelle Fultz, altro rookie di belle speranze, scelto alla numero uno dopo aver ottenuto la prima chiamata nelle trade estiva con i Boston Celtics (che hanno selezionato Tatum). Il playmaker ex Huskies purtroppo è fermo ancora ai box dopo un avvio di stagione condizionato dall’infortunio alla spalla: impatto che non ha convinto e ha lascio piuttosto perplessi gli addetti ai lavori. Ecco che allora in casa 76ers è toccato a Dario Saric guadagnarsi il posto di “terzo incomodo”:  il giocatore croato nel mese di Gennaio è calato leggermente rispetto a quello precedente per punti realizzati (da 17.3 a 15.7), ma in queste 11 partite non è mai sceso sotto la doppia cifra, terminando per due partite consecutive sopra i 20 contro Grizzlies (7/11) e Bulls (6/9), dove in entrambi i casi ha aggiunto anche 10 rimbalzi.

Al suo secondo anno è riuscito a migliorare in quasi tutte le voci statistiche: con lui in campo quest’anno Phila è +1.9, rispetto il -7.3 della passata stagione, così come è riuscito a portare il suo Offensive Rating da 96 a 111, mantenendo invariato il dato in difesa (108 quest’anno, 109 nel 2016/2017).

 

RISORSE PREZIOSE

JJ Redick è arrivato in estate con un contratto piuttosto “generoso” da 23 milioni: l’idea era quella di aggiungere esperienza e solidità all’interno di un gruppo giovanissimo. Redick sta facendo molto di più e la sua assenza nelle ultime partite si sta facendo sentire. La guardia ex Magic e Clippers sta viaggiando a una media di 17.3 punti (massimo in carriera fino a questo momento) e nelle 4 partite giocate a Gennaio ha chiuso per 3 volte sopra i 20, fermandosi a quota 15 punti contro i Raptors. Primo nella lega per quanto riguarda i tiri liberi (94,6%, 17/18 dalla lunetta questo mese), continua a portare pericolosità dall’arco tirando con poco più del 40% in quasi 7 tentativi a partita. La sua capacità è quella di essere riuscito a mantenere anche a Phila ottime percentuali nel True Shooting (60.2%), dato che lo posiziona tra i 40 della Lega.

Per quanto riguarda invece Robert Covington l’impressione è quella che se nella metà offensiva, in termini di produzione, i risultati sembrano essere ondivaghi, ma che in un modo o nell’altro il giocatore riesca a mantenere una prestazione quantomeno positiva in ogni singola partita. Nelle ultime 10 partite ha saputo alternare partite in cui ha terminato con più del 60% dal campo (vs Detroit, Milwaukee e Chicago) a serate dove non è riuscito minimamente a sbloccarsi al tiro, come ad esempio contro Boston e San Antonio (1/5), oppure contro OKC (3/11).

D’altra parte coach Brown non vuole mai rinunciare a lui: figura nel quintetto con più minutaggio tra quelli proposti dai 76ers grazie al suo contributo (+12.6 con lui in campo) e non a caso figura tra i primi venti della Lega per Defensive Win Shares insieme a Ben Simmons.

 

Fonti statistiche: stats.nba.com, basketball-reference.com
Grafici: www.austinclemens.com/shotcharts

Dati aggiornati al 31 Gennaio 2018

Giovanni Aiello

Playmaker e allenatore classe 1996, studente all'università di Trieste. Collaboratore da Udine, scrive per BasketUniverso dal lontano febbraio 2014. Grande appassionato del basket a stelle e strisce, con un occhio di riguardo per i suoi Chicago Bulls.
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