Squadra del mese: Utah Jazz

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Nuovo appuntamento con la nostra rubrica di Basketuniverso: dopo le analisi di Timberwolves, Thunder e 76ers, per questo mese la nostra attenzione si sposta direzione Utah Jazz. Una stagione travagliata per via degli infortuni, caratterizzata anche dalla partenza della stella della squadra, Gordon Hayward, in maglia Jazz dal 2010. La squadra di coach Snyder ha aperto il mese di Febbraio vincendo 8 partite di fila: 11 considerate le vittorie negli ultimi giorni di Gennaio. La sconfitta con Portland ha interrotto la striscia positiva e dopo la vittoria sofferta contro Dallas, i Jazz si sono dovuti piegare anche contro Houston. Utah grazie a questo filotto di vittorie ha riacceso la lotta per l’ottavo posto della Western Conference, ma al momento il record di 31-30 li conferma al decimo posto.

 

ROOKIE OF THE YEAR?

La dolorosa scelta in estate, da parte di Hayward, di trasferirsi alla corte di Danny Ainge è una di quelle decisioni che possono tagliare le gambe a una franchigia: la sorte ha voluto consolare i Jazz e gli ha portato in dono, con la scelta numero 13 dell’ultimo Draft, Donovan Mitchell. Il giocatore ex Louisville è primo tra i rookie per punti realizzati (19.6), canestri e tentativi sia da due che da tre punti, terzo per percentuale ai liberi e  secondo per palle recuperate (1.5). Nel mese di Febbraio viaggia a 21 punti, 4.2 rimbalzi, 3.8 assist e 1.3 rubate di media, tirando con 38,2% dall’arco (41% prima della gara da 1/9 vs Rockets): ha già vinto per due volte consecutive (Dicembre e Gennaio) il premio di rookie del mese della Western Conference e stento a credere che non riesca nella tripletta. La sfida per il premio di matricola dell’anno sembra essere ormai una sfida doppia tra lui e Ben Simmons, ma per quanto il giocatore dei 76ers sembri il favorito e a mio modo di vedere il legittimo vincitore, questo non toglie niente alla miniera d’oro in cui si sono imbattuti nello Utah.

Le sue capacità realizzative sono sotto gli occhi di tutti: Mitchell ha esordito nel mese in questione con una prestazione da 40 punti (14/19 dal campo e 7/9 da tre vs Phoenix), prima di 7 gare (su 11) oltre quota 20 e secondo quarantello stagionale. Ciò che mi ha colpito di più è la centralità che ha assunto nel gioco di coach Snyder e la sua volontà di assumersi più responsabilità di quanto si potrebbe chiedere a un rookie: è nella top10 per Usage%, stima dell’utilizzo di un giocatore sul parquet da parte di una squadra, della Lega nel quarto quarto (37,6%). Contro gli Spurs (vittoria per 101-99) i Jazz erano sul -13 a 9’30’’ dal termine della gara: Mitchell ha realizzato 13 punti nel quarto quarto e trascinato i suoi alla vittoria con personalità, carattere e due attributi grandi come una casa.

 

DIFESA

La squadra di coach Snyder si conferma anche in questa stagione per la sua identità difensiva: Utah è la terza miglior difesa con 101.4 punti subiti a partita, dietro a Spurs e Celtics. Nonostante la partenza di Hayward, i Jazz non hanno perso efficienza difensiva come dimostrano le numerose voci statistiche: top5 per canestri concessi agli avversari (37.6, con appena 82.1 tentativi concessi a partita, secondi dietro solo a Boston) e per numero di turnover generate in media dagli avversari (14.7). Dietro ai Thunder sono la miglior squadra per palloni recuperati a sera (8.8), quinti per punti concessi nel pitturato (42.2) e terzi per punti concessi in contropiede agli avversari (9.3). Questi ultimi tre dati dimostrano la versatilità di questo team, capace di impostare un gioco difensivo a 360 gradi.

Mi sembra però inutile sottolineare che il punto di riferimento di questa squadra, almeno nella propria metà campo, risponde al nome di Rudy Gobert (+/- 15.3 questo mese). Il giocatore francese, scelto come centro del miglior quintetto difensivo della passata stagione, è stato costretto a saltare la bellezza di 26 partite quest’anno. Nel mese di Febbraio ha giocato tutte le 11 gare disponibili e non ci sono dubbi sul fatto che sia stato il suo periodo più produttivo: Utah ha il quinto defensive rating della Lega (103.6, a pari merito con Golden State), dato che migliora con Gobert sul parquet (99 questo mese, 102 in stagione) e che “scende” a quota 108.2 quando riposa in panchina.

Tra le altre cose Gobert&co. sono tra le squadre che concede meno rimbalzi offensivi di tutta la Lega (8.6, quarti) e sono anche al quarto posto per percentuale di rimbalzi difensivi catturati con il 79,6% (alla pari con Miami).

 

RIGENERATI

Prima del termine della trade deadline il GM Lindsey è riuscito a scambiare Rodney Hood e Joe Johnson, ricevendo in cambio Derrick Rose e Jae Crowder. Il primo credo non abbia fatto in tempo nemmeno a comprare il biglietto aereo per Salt Lake City, perché è stato tagliato poche ore dopo lo scambio. Per quanto riguarda “l’altro” invece, ci sono ampi margini di miglioramento: Crowder a Cleveland è sembrato la brutta copia del giocatore visto a Boston, ma con i Jazz le cose sembrano cambiate. Ha disputato solo 6 gare, troppo poco tempo per determinare un miglioramento, ma con un minutaggio pressoché invariato (28 minuti contro i 25 in maglia Cavs) è già riuscito a dare un contributo più concreto, favorito da un gioco che coinvolge tutti i giocatori in attacco e dalla sua già discreta predisposizione difensiva. Crowder è un giocatore che risaltava in un gioco di sistema come quello espresso a Boston e sembra aver ritrovato efficienza in un altro sistema ben oliato come quello di Snyder.

Discorso analogo per Derrick Favors, giocatore in costante crescita rispetto la passata stagione: 12 punti e 7.2 rimbalzi di media per lui, con un discreto 55% dal campo (appena il 48% l’anno scorso). Il lungo ex Georgia Tech è stato fondamentale nel momento in cui Gobert si è infortunato e il suo minutaggio come “5” quest’anno è tra i più alti in carriera. Questo mese ha concluso per tre volte in doppia doppia una partita (due volte con Phoenix e con Portland) e nonostante non sia ancora riuscito a diventare un giocatore costante sul lungo termine, le sue prestazioni sono decisamente migliorate rispetto la deludente stagione 2016/2017.

 

TEAM WORLD

In estate Ricky Rubio ha lasciato i T’Wolves per sposare un nuovo progetto e tamponare la partenza di George Hill, reduce da un’ottima stagione con Utah: nei primi due mesi era riuscito a mettersi in luce per un inizio di stagione sorprendente, soprattutto per le cifre che era riuscito a produrre. A Febbraio sembra aver ritrovato la strada del canestro: 16 punti di media in 8 partite, con tre gare sopra i 20 e la Prestazione con la “P” maiuscola contro gli Spurs da 34 punti (11/14 al tiro). Il dato più incredibile riguarda senza ombra di dubbio il tiro da tre: ha dimezzato i tentativi dall’arco rispetto i primi mesi (5.3 a Novembre, 2.8 Febbraio), ma il 50% con cui sta tirando non può e non deve essere trascurato.

Le 6.5 assistenze di media sono il miglior dato di questa stagione, che sarebbero comunque il suo peggior dato in carriera: le sue doti di passatore “finale” non vengono esaltate in questo sistema di gioco, che predilige il coinvolgimento di più giocatori all’interno dell’azione. Il QI cestistico e la visione di gioco di Rubio si amalgamano perfettamente con il sistema di Snyder, che nella costruzione del gioco e del movimento della palla si affida al suo playmaker.

Un altro giocatore in grande forma è Joe Ingles: il suo contratto, (52 milioni per i prossimi 4 anni) a dire di molti, è stato definito oneroso ed eccessivo. Il giocatore australiano sta disputando la sua miglior stagione in carriera con 10.8 punti, 4.1 rimbalzi e 4.1 assist di media, tirando con il 46% dal campo e il 44,4% da tre. Quest’anno Ingles si sta confermando un giocatore di contorno di primo livello, un ottimo passatore, fondamentale per la circolazione della palla e per aumentare la pericolosità offensiva (23, 24 e 20 punti contro Charlotte, Portland e San Antonio) di una squadra che, nonostante tutto, fa molta fatica a trovare la via del canestro (103 punti di media, 25esimi).

L’incredibile shot-chart di Ingles.

Prima di chiudere, per un mio capriccio personale, vorrei spendere due parole anche su Dante Exum: il giocatore scelto con la numero 5 al Draft del 2014 è stato costretto a dare forfait all’inizio di questa stagione per un infortunio alla spalla sinistra.  In quattro anni che calca i parquet NBA, o almeno ci prova, ha giocato 148 partite, divise tra il 2014/2015 e il 2016/2017. Siamo pur sempre di fronte a un ragazzo classe 1995, ma il suo bollettino medico comincia a preoccupare staff, dirigenza e tifosi. Aggiungiamoci pure che in estate i Jazz dovranno prendere una decisione su come affrontare la situazione, perché Exum è in scadenza di contratto ed a questo punto, che venga estesa la Qualifying Offer, pare tutto tranne che scontato.

 

Fonti statistiche: stats.nba.com, basketball-reference.com
Grafici: www.austinclemens.com/shotcharts

Dati aggiornati al 28 Febbraio 2018

Giovanni Aiello

Playmaker e allenatore classe 1996, studente all'università di Trieste. Collaboratore da Udine, scrive per BasketUniverso dal lontano febbraio 2014. Grande appassionato del basket a stelle e strisce, con un occhio di riguardo per i suoi Chicago Bulls.
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