Stephon Marbury ha spiegato perché non volesse giocare per i Minnesota Timberwolves

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Nel 1996, Stephon Marbury fu draftato con la quarta chiamata assoluta dai Minnesota Timbwerolves, che ne fecero la propria point guard titolare e lo affiancarono a Kevin Garnett. A differenza di The Big Ticket, però, Marbury rimase ai T’Wolves appena un paio di stagioni abbondanti, venendo poi scambiato ai New Jersey Nets su sua richiesta.

Il giocatore, ritiratosi da un paio di anni dopo essere diventato un’icona in Cina, dove tuttora vive, ha per la prima volta spiegato, ospite del podcast Scoop B Radio, abbastanza dettagliatamente cosa lo spinse ad abbandonare il Minnesota così in fretta, nonostante il rendimento positivo che parlava di 17.7 punti e 8.6 assist di media nella sua seconda stagione nella Lega.

Sono cresciuto a New York, in un melting pot in cui ci sono neri, bianchi, cinesi, portoricani, italiani. Tutti i diversi tipi di razze. E poi arrivo nel Minnesota, che è a predominanza bianca. Stavo lasciando Georgia Tech, dove vivevo, vicino ad Atlanta. Quindi passavo da un melting pot ad un posto dove c’erano tantissimi neri fino ad arrivare ad un luogo dove questi ultimi erano il 6% della popolazione. E’ stato uno shock culturale per me.

Non voglio dire che non potessi stare lì e giocare per i Timberwolves. Ma con la neve, il freddo… Ti svegliavi e in alcuni giorni rischiavi la vita se uscivi di casa senza questo o quello. Pensavo: “Non voglio morire così, so che morirò un giorno ma non voglio farlo uscendo in macchina”. Era semplicemente un modo diverso di vivere e a me non piaceva davvero… Andare a pescare nel ghiaccio e tutte quelle cose. Non faceva per me.

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