Steve Kerr attacca Donald Trump: “I razzisti non dovrebbero diventare Presidenti”

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Nella giornata di ieri, Twitter ha cancellato un tweet di Donald Trump nel quale il Presidente USA parlava delle rivolte scatenate a Minneapolis dopo la morte di George Floyd per mano della polizia. Trump aveva usato l’appellativo “thugs” per definire i rivoltosi (parola tra l’altro usata a stagione in corso da John Beilein, ex coach dei Cavs, nei confronti dei suoi giocatori e che aveva appunto scatenato una sorta di ammutinamento nello spogliatoio a causa della sua accezione razzista) e aveva inoltre scritto “quando inizia il saccheggio, si inizia a sparare”.

Pablo Torre, giornalista di ESPN, nelle scorse ore aveva paragonato queste rivolte, che stanno causando ingenti danni economici alla città di Minneapolis, con la protesta pacifica messa in atto da Colin Kaepernik ma accolta comunque in malo modo dallo schieramento conservatore americano. Torre ha scritto con sarcasmo: “Le rivolte sono brutte ed è per questo che tutti noi rispetteremmo di più una protesta contro le brutalità della polizia completamente pacifica ed educata, come inginocchiarsi in silenzio prima di una partita di NFL”. Tweet ripreso da Steve Kerr, coach dei Golden State Warriors che più volte nel corso degli anni si è esposto contro Trump. L’allenatore tre volte campione NBA ha scritto: “Grazie Pablo Torre per il messaggio perfetto. Nel 2017 Trump chiamò i giocatori di football che si inginocchiavano per protestare pacificamente contro le brutalità della polizia ‘figli di p*****a’. L’altra sera ha chiamato i manifestanti di Minneapolis ‘thugs’. Questo è il motivo per cui i razzisti non dovrebbero diventare Presidenti.

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