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Steve Kerr ha ostacolato la carriera di Draymond Green, secondo Draymond Green

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In un momento di grande incertezza per il futuro della panchina dei Golden State Warriors, Draymond Green ha lanciato una dichiarazione destinata a far discutere. Durante l’ultima puntata del suo podcast, The Draymond Green Podcast, il veterano e colonna portante della dinastia di San Francisco ha ammesso di nutrire sentimenti contrastanti verso il suo allenatore di lunga data, Steve Kerr.

Nonostante i 4 anelli vinti insieme e il profondo legame che li unisce, Green ha rivelato che, dal punto di vista individuale, la gestione di Kerr potrebbe aver limitato il suo potenziale offensivo. Per quanto abbia fatto per me nel basket, una parte di me pensa che mi abbia ostacolato nella carriera e in quello che sarei potuto diventare. Ma penso anche a ciò che mi ha aiutato a diventare. Bisogna accettare il bello e il brutto, amico.”, ha dichiarato Green. Il punto centrale della sua critica riguarda l’evoluzione tattica della squadra dopo l’arrivo di Kevin Durant e in particolare l’assenza di schemi offensivi disegnati per fare segnare lui.

“Sai, quando penso a chi ero come giocatore offensivo e a chi sono diventato, credo che una parte di ciò sia colpa sua. Non gliene faccio una colpa. Gli sarò grato per sempre per avermi comunque messo in una posizione di successo e per avermi permesso di diventare Draymond Green, nonostante il mio ruolo offensivo nella squadra. Non me ne sto lì seduto a dire: ‘Cavolo, odio Steve per questo’. No, è solo una delle mie lamentele. Ma se ti fissi su un unico rammarico e non riesci ad andare oltre, nonostante tutto il resto, allora sei una persona superficiale. Da quando è arrivato Kevin Durant in poi, dal 2016, non ho più avuto uno schema nel nostro playbook. Nemmeno uno schema disegnato per me nel nostro playbook dal 2016. Credi che questo non ostacoli qualcuno come giocatore offensivo? Certo che sì. Quindi a volte vado a casa, ripenso alla mia carriera e sono felicissimo di ciò che sono riuscito a costruire. Però, a volte, me ne sto lì seduto a chiedermi: ‘Cosa sarei potuto essere davvero se fossi rimasto fedele al mio gioco e a ciò che ero veramente?’ha detto Green, che nel suo ultimo anno a Michigan State segnava 16.2 punti di media, cifre mai più raggiunte in NBA (il suo record è 14.0 punti a partita nella stagione 2015-16).

Queste parole arrivano con un timing delicato, con gli Warriors reduci da una stagione altalenante culminata nell’eliminazione al Play-In contro Portland e le voci su un possibile rimpasto nello staff tecnico. Nelle scorse ore Steve Kerr si è incontrato con la dirigenza della franchigia, ma le parti non sono arrivate ad una quadra. “Spero che sia il nostro allenatore anche nella prossima stagione, ma se volete sapere cosa penso, non credo che succederà. Ho questa sensazione, sento che siamo arrivati alla fine” aveva dichiarato Green qualche giorno fa.

Francesco Manzi

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