Steven Adams ha criticato pesantemente Reggie Jackson nel suo nuovo libro

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Pochi giorni fa è stato pubblicato il primo libro biografico di Steven Adams, dal titolo “My Life, My Fight”, in cui il centro degli Oklahoma City Thunder parla della sua adolescenza particolare in Nuova Zelanda e della sua carriera NBA. In un passaggio del libro, ha fatto molto parlare come Adams racconti di Reggie Jackson, suo compagno dal 2013 al 2015, non nascondendo un certo fastidio nell’averlo avuto in squadra (Jackson, quando fu ceduto a Detroit nel 2015, fu criticato anche da Russell Westbrook).

A dire la verità, non ero poi così triste nel vederlo andare via e sono abbastanza sicuro che fosse una cosa reciproca. L’organizzazione dei Thunder lavora perché ognuno sappia bene quale sia il suo ruolo e performi di conseguenza. Io stavo imparando ad essere il centro titolare grazie alla guida di Nick Collison e Kendrick Perkins. A Reggie invece non piaceva il suo ruolo. Quando si infortunarono sia Russ che KD, Reggie divenne la point guard titolare e il leader della squadra. Sapevamo tutti che pensava di poter affrontare le migliori point guard della Lega perché era stato l’unico a lamentarsi del suo minutaggio. L’unico. In quelle 14 partite senza Russ, ebbe quello che desiderava. Nonostante segnasse molto e avesse buone statistiche, in campo non ci trovavamo. Lo sapevo io, lo sapeva Perk, lo sapeva Scotty [Scott Brooks, coach di OKC, ndr], probabilmente lo sapevano tutti, bastava guardare il nostro record. Reggie non se ne era accorto. Quando Russ rientrò dall’infortunio e tornò ad essere il titolare, Reggie non era contento. Lo guardavamo e pensavamo: “Devi essere proprio un pazzo per pensare seriamente di dover prendere il posto di Russ”. Ma era esattamente quello che pensava, e questo andava contro tutto ciò che i Thunder stavano cercando di fare. Certo, tutti competevamo in allenamento per un posto in quintetto, ma una volta che iniziava la vera partita sapevamo cosa ci veniva richiesto, che fosse un grande o un piccolo contributo. Quando si avvicinò la trade deadline, sapevamo che Reggie voleva andarsene. E perché lo sapevamo, volevamo anche noi che se ne andasse. Perché dovresti voler lavorare tutti i giorni con uno che sai che vuole essere da un’altra parte? Quando fu finalmente scambiato ai Detroit Pistons, ci scordammo ben presto di lui perché avevamo nuovi giocatori a cui dare il benvenuto in squadra.

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