Steven Adams ha dichiarato di aver sofferto di depressione

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La vita di Steven Adams non è stata semplice perché a 13 anni ha perso il padre e in quel momento si è veramente sentito solo, leggermente depresso, perché non c’era nessuno lì al suo fianco:

“Dopo la morte di mio padre, non avevo la forza di continuare a combattere. Sapevo di voler fare qualcosa ma non sapevo cosa fosse quella cosa. Quando ci ripenso, mi rendo conto di essere stato davvero molto solo e, ad essere onesto, probabilmente un po’ depresso; nessuno ci ha detto come affrontare il dolore, non abbiamo visto un consulente o abbiamo fatto sessioni di terapia. 

Il basket l’ha indubbiamente aiutato ad uscire da questa triste situazione ma il trasferimento dalla Nuova Zelanda all’Australia, con conseguente ulteriore cambio di vita, ha buttato di nuovo a terra il centro degli Oklahoma City Thunder:

“Ho faticato di nuovo a stare da solo ed è stato difficile non ricadere in depressione che avevo sentito dopo la morte di papà. Mi ero abituato ad avere una comunità molto unita intorno a me, sempre pronta ad aiutare. Il trucco per combattere i pensieri di solitudine è sempre stato quello di trovare una routine. Avevo una routine piena per tutto il tempo che ero a Wellington e non mi aveva mai dato il tempo di sprofondare nell’autocommiserazione”.

Nonostante tutte le difficoltà, Adams è riuscito ad arrivare in NBA ed è questa che gli permette di continuare ad andare avanti:

“Se mi sveglio un giorno e non ho quella voglia di continuare a migliorare, le cose andranno in discesa rapidamente. Sembra triste ma è abbastanza semplice: l’unica cosa che mi tiene in vita è quella lotta costante, non importa di che si tratta. Appena smetto di inseguire qualcosa, significa che mi sono arreso”.

Steven Adams ha raccontato tutto ciò nella sua autobiografia intitolata Steven Adams: My Life, My Fight.

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