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Thomas Heurtel: “Non prendo lo stipendio dai morti ucraini”

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Thomas Heurtel la scorsa estate era stato protagonista di un caso che lo aveva visto estromesso dalla Nazionale francese. In seguito all’invasione russa in Ucraina, la Federazione aveva fatto firmare a tutti i giocatori un documento con il quale si impegnavano a non firmare contratti con squadre russe. Pena l’esclusione dal giro della Nazionale e l’estromissione da EuroBasket 2022. Heurtel aveva firmato il documento nonostante un pre-accordo con lo Zenit San Pietroburgo, squadra con la quale ha poi firmato ufficialmente alla fine del torneo europeo. A quel punto la Federazione ha deciso di squalificare Heurtel, che ad oggi non potrà più vestire la maglia della sua Nazionale.

Da allora di Heurtel si è sentito parlare molto poco, visto che le squadre russe nemmeno partecipano più alle coppe europee. Il francese, che nella passata stagione aveva giocato al Real Madrid, ha rilasciato un’intervista a L’Equipe in cui sostanzialmente si difende dalle accuse di scarsa sensibilità e di vicinanza alla Russia.

Devo pensare prima a me stesso. È stato sempre un onore vestire la maglia della Francia ma penso a tutto: alla mia famiglia, al mio futuro, ai miei figli. Se è più conveniente rimanere qui per ragioni economiche e di basket, allora rimarrò qui. Voglio massimizzare per il futuro, credo che tutti avrebbero fatto quel che ho fatto io in questa situazione. Certo, mi dispiace non poter più giocare in Nazionale, specialmente visto il progetto che avevamo con Vincent Collet. Questa situazione mi rattrista, essere criticato ogni giorno da persone che non sanno come stanno le cose non è piacevole.

Cosa ha a che fare con la mia situazione? Ok, il governo russo fa delle cose, ma questo non vuol dire che io sia d’accordo. Qui non conosco nessuno che sia a favore della guerra. Se dovessimo usare la stessa logica, non dovremmo giocare nemmeno in Cina o in Israele. E dovrebbe valere per tutti, non solo per me. Cosa c’entro io con quello che fa il governo russo? Visto che gioco in Russia, significa che sono d’accordo con quello che la Russia sta facendo? I giocatori che militano in Cina supportano le politiche della Cina in materia di diritti civili? Ma anche chi gioca in Francia, forse è d’accordo con tutto ciò che fa il governo? Io non credo.

Non prendo soldi dalle persone che uccidono. Non prendo soldi dagli ucraini morti. Forse sono parte del sistema perché gioco per questo club, ma questo non vuol dire che sia d’accordo con la guerra. Non funziona così, mi dispiace dirvelo ma è una mentalità da perdenti. Sono tutte persone che non hanno la possibilità di trovarsi nella mia situazione, di guadagnare quanto guadagno io. Dicono: “Al suo posto, non sarei andato in Russia, devi pensare ai bambini e alle persone che muoiono” sui social media. Lo trovo ipocrita, la gente non si mette davvero nei panni altrui.

Francesco Manzi

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