Top&Flop del 2015: Curry fa la storia, LeBron prova a fermarlo, Whiteside la sorpresa; Jefferson e MCW le delusioni

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Tra pochissimi giorni terminerà il 2015, proviamo dunque a ricapitolare cosa è successo in questi 12 mesi, chi ha fatto bene e chi ha deluso. Nel pezzo di oggi ci soffermeremo sui singoli giocatori, nella seconda parte, che uscirà domani, ci soffermeremo sui risultati raggiunti dalle varie squadre.

steph

TOP PLAYERS

1) Stephen Curry

Penso che ci sia poco da discutere. MVP della stagione 2014/15, vincitore del titolo NBA ed emblema di una squadra che mai avrebbe immaginato all’inizio della scorsa stagione di vincere il titolo e cominciare la stagione successiva con 24 vittorie di fila ed un record di 29-1. Steph si è trasformato anche nell’emblema della NBA grazie al suo gioco spettacolare, veloce e divertente in grado di impressionare anche chi non segue con attenzione il basket e l’NBA. Da pochi giorni è stato eletto sportivo maschile dell’anno 2015, prima di lui ci erano riusciti solo Larry Bird, Michael Jordan e LeBron James, segno che ciò che il #30 ha fatto potrà essere l’inizio di un qualcosa di veramente importante. Ci riferiamo ad una specie di rivoluzione del gioco: mai nessuno aveva interpretato il gioco come lo sta facendo lui, mai nessuno aveva tirato e segnato così tanto da 3, mai nessuno aveva mai immaginato di prendere quel tipo di tiri come se fosse normale. Che vi piaccia o no il basket sta cambiando e la Curry-mania non sta facendo altro che rendere più veloce questo processo, ma attenzione, tutto ciò ha lati positivi e negativi: come sottolineato nei giorni scorsi da Mark Jackson, di Curry ce n’è uno solo, giocare come fa lui non è possibile per nessun altro e se ciò non viene recepito da tutti coloro che seguono il mondo NBA si rischia di rovinare tutto questo spettacolo.

Tornando sul piano tecnico difficile aggiungere qualcosa sul fantastico operato di Stephen Curry. L’unico momento di difficoltà lo ha affrontato durante le Finals quando la difesa di Dellavedova e gli aiuti fisici dei Cavs hanno creato vari problemi. Dopo alcune partite è riuscito però a trovare le contromosse e nonostante tutto ha portato a casa il titolo chiudendo la decisiva gara-5 con 37 punti. Non dimentichiamo inoltre la vittoria del 3-Point Shootout, le 98 triple segnate nella scorsa postseason (il record precedente era 58 di Reggie Miller) e il record di triple in singola stagione (286) ma che di questo passo verrà battuto da lui stesso quest’anno ben prima della fine della stagione.

lbj2) LeBron James

Probabilmente rischiamo di essere troppo scontati ma in questi casi non si può fare altrimenti. I Cleveland Cavaliers hanno cominciato la scorsa stagione in modo disastroso ma per loro fortuna all’inizio del 2015 LBJ ha preso in mano la situazione chiedendo Shumpert, Mozgov e Jr Smith e dando ai Cavs la forma di una squadra. Col passare del tempo i meccanismi si sono rafforzati e i Cavs hanno continuato a crescere di giorno in giorno fermandosi solo davanti ai Golden State Warriors ma in modo più che dignitoso: senza Love e Irving sono riusciti a far tremare una squadra che sembrava imbattibile mettendo la testa avanti sul 2-1 prima di subire tre sconfitte di fila.

Se nel 2015 Stephen Curry ha avuto un impatto superiore, LeBron rimane il più completo ed il più temibile proprio a causa della sua versatilità in una serie alle 7 partite e, aggiungerei, uno di quelli che meglio conoscono il palcoscenico delle finals o, in generale, dei momenti caldi della postseason.  35.8 punti, 13.3 rimbalzi, 8.8 assist sono le statistiche con le quali ha chiuso la serie finale che acquisiscono ancora più valore se pensiamo che Andre Iguodala è stato premiato MVP delle Finals proprio grazie al modo perfetto in cui ha difeso LeBron James.

3) Hassan Whiteside

Prima di essere sommersi dalle critiche chiariamo che non c’è ombra di dubbio che gente del calibro di Anthony Davis, James Harden e Russell Westbrook sia migliore di Whiteside ma in questo caso sorvoliamo sul valore assoluto del giocatore e ci soffermiamo sulla crescita esponenziale del gioiello di Pat Riley. Dopo aver giocato 18 partite e 6 minuti di media con i Kings nel 2011/12, Whiteside ha abbandonato il sogno NBA per misurarsi in palcoscenici molto più ridimensionati come il Libano. Pat Riley a metà della scorsa stagione, privo di Chris Bosh e Josh McRoberts ha deciso di concederli una possibilità, sfruttata al massimo da Hassan che si presenta al pubblico di Miami accompagnato da una pioggia di stoppate, doppie doppie in successione e, quando si esagerava, anche triple doppie. La stagione 2015/16 è cominciata alla grande anche se nelle ultime settimane dei rumors lo vogliono poco felice e non contento del ruolo che riveste in attacco.

Tornando al discorso di prima, non c’è nessun dubbio che le annate di Harden e Westbrook in primis siano state fantastiche. Il primo ha dato filo da torcere ai Warriors durante la RS e a Curry nella corsa all’MVP ma ha deluso durante i PO e soprattutto in questo inizio di stagione, pessimo per i suoi Houston Rockets. Il secondo stava per raggiungere i PO ad Ovest quasi da solo, orfano del suo compagno e amico Kevin Durant. I due sono al meglio della forma quest’anno ed anche se non sembrano in grado di fermare i Warriors stanno continuando a lavorare sul loro gioco con il nuovo coach Billy Donovan, per i PO c’è ancora tempo.

FLOP PLAYER

Charlotte Hornets v Sacramento Kings

1) Al Jefferson

Difficile capire cosa sia successo ad uno dei centro più completi e offensivamente dominati della lega. Dopo una stagione da 22 punti e 11 rimbalzi di media ha subito una netta frenata lo scorso anno quando ha dovuto affrontare anche alcuni problemi fisici. La situazione non è affatto migliorata in questo inizio di stagione: ancora problemi fisici ed appena 25 minuti di media, chiusi con 12 punti e 6 rimbalzi (!). Quest’inversione di tendenza arriva in un momento davvero sbagliato: dopo anni di sofferenze i Charlotte Hornets hanno finalmente costruito una buona squadra, hanno un sistema interessante e viaggiano nei piani alti della Eastern Conference. Chissà cosa potrebbero essere con un grandissimo giocatore in post basso come Al Jefferson al meglio.

2) Ty Lawson

In realtà l’annata di Ty Lawson si divide in periodo Nuggets e periodo Rockets. Nel primo periodo sul campo si è comportato a dir il vero abbastanza bene pur non riuscendo a raggiungere dei risultati soddisfacenti con i suoi Nuggets. Fuori dal campo però ha combinato più di un guaio e, stanca dei suoi eccessi, la dirigenza del Colorado ha deciso di liberarsene in estate nonostante avesse puntato molto su uno dei play più veloci della lega. Un inversione così brusca da parte della dirigenza ha fatto pensare tanto, difficile puntare tutto su di un giocatore e poi scaricarlo pochi mesi dopo se alla base non c’è un motivo più che serio. I Rockets hanno deciso di firmarlo per compiere l’ultimo salto di qualità che potesse avvicinarli all’anello ma hanno ottenuto esattamente l’effetto opposto: un giocatore che parla una lingua diversa da quella di Harden e che manda fuori ritmo la squadra. Sicuramente la colpa non è solo sua, ma di certo la sua presenza non sta aiutando tanto che sia McHale che il nuovo coach ad interim hanno progressivamente ridotto il suo ingaggio.

Milwaukee Bucks v Brooklyn Nets3) Michael Carter Williams

L’esplosione del primo anno e la vittoria del titolo di Rookie Of The Year non hanno avuto seguito. Nello stupore collettivo i 76ers hanno deciso di scambiarlo nel febbraio dello scorso anno motivando il tutto con: “Non ha abbastanza margini di miglioramento e le sue statistiche sono dettate dal fatto che giochi quasi da solo”. In realtà non sono state queste le parole, ma il succo del discorso si. A distanza di alcuni mesi possiamo dire che i dirigenti dei 76ers avevano forse ragione. MCW non è riuscito a confermarsi in quel di Milwaukee nonostante un ambiente che, dall’esterno, sembra favorevole. Kidd ha deciso di “retrocederlo” a sesto uomo in questa stagione e a dir il vero i risultati sono migliorati. Di certo non aiuta il fatto che i Bucks non abbiano ancora un sistema offensivo decente e che in squadra ci siano molti esterni non tiratori e questo tende a pesare per un giocatore come MCW che ha un tiro poco affidabile e predilige le penetrazioni in modo da poter sfruttare i suoi 2 metri.

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