Top&Flop della stagione NBA: Whiteside la sorpresa, Gasol la conferma, Love e Batum in difficoltà, Stephenson irriconoscibile

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Continuiamo il riepilogo della Regular Season appena conclusa dedicandoci ai singoli giocatori. Continuare a discutere su chi siano stati i migliori 3 giocatori in valore assoluto non avrebbe senso, l’80% sceglierebbe James Harden, Stephen Curry e uno tra James, Westbrook, Paul e Davis. In questo articolo proveremo ad individuare i 3 giocatori che meglio hanno fatto rispetto alle aspettative, da non confondere con le classifiche per il MIP.

  Orlando at Miami

1) Hassan Whiteside

Sicuramente è Hassan Whiteside la sorpresa numero 1 di questa stagione NBA. Dopo aver giocato svariati anni in D-League e in giro per il mondo, il giovane prodotto di Marshall University ha sfruttato la possibilità offerta da Spoelstra e dai Miami Heat. A suon di doppie doppie e prestazioni ai confini nella normalità si è guadagnato un ruolo stabile in quintetto e nel futuro dei Miami Heat. Con Wade e Bosh sani, l’arrivo di Dragic e la scoperta di Whiteside i Miami Heat avrebbero potuto dare del filo da torcere a chiunque, ma la dea bendata non è stata dalla loro parte. Con molti interrogativi e poche certezze si ripartirà dunque proprio da questo ragazzo, sperando di poterlo affiancare al miglior Chris Bosh. In 48 partite, 32 delle quali da titolare, ha totalizzato in meno di 24 minuti di media 11.8 punti, 10 rimbalzi e 2.8 stoppate, cifre che proiettate sui 36 minuti (che rappresentano il minutaggio di un titolarissimo, ruolo che potrebbe avere negli Heat nel prossimo anno) diventano 17.8 punti, 15.2 rimbalzi e 4 stoppate. Ha ancora tanto da dimostrare, ma se riuscirà a confermarsi, sarebbe sicuramente una delle storie più belle e sorprendenti degli ultimi anni, oltre che un grande affare a meno di un milione annuo.

 

2) Tyreke Evans

I New Orleans Pelicans sono ai Playoff nonostante una serie di infortuni e una concorrenza di assoluto livello. Buona parte del merito è di Anthony Davis sicuramente, ma anche Tyreke Evans è stato fondamentale durante tutto l’arco della regular season. Nato come playmaker ai Sacramento Kings si è guadagnato il soprannome di “Baby Bron” dopo una stagione da rookie straordinaria, ma da li in poi non ha saputo rispettare le aspettative. Quest’anno invece ha dimostrato una certa maturità e di conseguenza sono venuti a galla i pregi che in passato passavano in secondo piano. Grandissimo penetratore, capace di improvvisarsi anche playmaker (continua a partire titolare per ora nello spot di PM nonostante il ritorno di Holiday), tiratore migliore con un approccio difensivo diverso rispetto alle scorse annate. Le statistiche, come al solito, confermano la sua versatilità: 16.6 punti, 6.7 rimbalzi e 5.3 rimbalzi con il 45% dal campo, ma aldilà dei numeri Tyreke è sembrato diverso, pronto a confermare il suo ruolo nei Pelicans del futuro.

 

NBA: Chicago Bulls at New York Knicks3) Pau Gasol

Pau Gasol veniva da 2/3 anni ai Los Angeles Lakers non del tutto positivi, poveri di successi e ricchi di critiche e dubbi. A 34 anni Pau dimostra che, al contrario di quanto potesse sembrare solo pochi mesi fa, non è ancora sulla strada del declino, anzi. In attacco continua a portare a scuola la stragrande maggioranza dei difensori NBA ed alla 15esima stagione in carriera riesce ancora a guidare l’intera lega per doppie doppie, 54 su 78 partite, superando gente del calibro di Andre Drummond, DeMarcus Cousins e Anthony Davis. Ha delle responsabilità sul peggioramento difensivo dei Bulls, ma è stato l’unico giocatore della squadra ad essere costante durante tutto l’anno, a rappresentare un punto fermo per i compagni e ad essersi tenuto lontano dai guai fisici. Rinato.

 

 

NBA: Charlotte Hornets at Golden State Warriors

1) Lance Stephenson

Vi abbiamo promesso di non essere banali, ma il “premio” di peggior giocatore della stagione spetta senza dubbio a Lance Stephenson. Sembrava un affare il contratto grazie al quale gli Charlotte Hornets lo avevano strappato agli Indiana Pacers, ma fino ad ora si è rivelato un vero e proprio regalo. Da grandissimo difensore, uomo spogliatoio e all around ai competenti Pacers si è trasformato in un panchinaro, tanto che in 7 delle ultime 10 partite non è stato schierato dal suo allenatore. Inutile ricorrere ai numeri, le differenze con la stagione precedente sono evidentissime, avrebbe dovuto far compiere il salto di qualità decisivo ai giovani Hornets ma, complice la difficile stagione di Al Jefferson, non sono riusciti neanche a raggiungere i playoff.

 

2) Nicolas Batum

Ora come ora i Portland Trail Blazers non sono una contender. L’infortunio di Wes Matthews pesa, ma per tutta la stagione è mancato Nicolas Batum. Dai 13 punti, 7.5 rimbalzi, 5 assist e 46% dal campo è passato a 9, 6, 4.8 col 40% dal campo soprattutto a causa del pessimo inizio quando sembrava stranamente un corpo estraneo ai Portland Trail Blazers. Il francese ha già dimostrato di saper essere decisivo, inoltre che sappia giocare a basket è indubbio, da suo ammiratore mi auguro dei playoff migliori, anche perchè senza di lui Aldridge e compagni potrebbero soffrire più del dovuto i Memphis Grizzlies.

 

nba_a_klovets_400x6003) Kevin Love

Graziato Tony Parker perchè si è nettamente ripreso nella parte finale di stagione, è Kevin Love la terza delusione del 2014 2015. Giocare con LeBron James implica determinate modifiche al proprio gioco, Chris Bosh dopo una stagione complessa ha trovato il posto giusto nella squadra e Love sarà costretto a fare altrettanto, altrimenti dovrà dirigersi altrove in estate. Aldilà delle difficoltà tattiche nella fase offensiva, Kevin Love che non è conosciuto come un grande difensore, è stato tenuto in panchina in varie occasioni nei momenti decisivi dei match a causa di una maggiore adattabilità di Tristan Thompson. Le statistiche confermano le sue difficoltà: 10 punti e 3 rimbalzi di media in meno rispetto allo scorso anno, meno tiri e percentuali più basse. Ora è chiaramente concentrato sui playoff, al termine di essi dovrà prendere una decisione fondamentale per la sua carriera: adattarsi e rimanere alla corte del re o provare a vincere con una squadra costruita intorno a lui.

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