Ike Iroegbu, MVP della vittoria di Varese contro Sassari

Tra estasi e agonia, Varese sopravvive a sé stessa e ai suoi rebus

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C’è un’espressione, rubata alle scuderie e sdoganata dal pragmatismo di Massimiliano Allegri, che fotografa perfettamente la domenica di Masnago: “vincere di corto muso”. Varese vince in volata, 91-90, con un distacco così serrato che sembra inesistente. A togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato un Ike Iroegbu in versione supereroe: 29 punti totali (3 su 5 da due, 4 su 9 da oltre l’arco e 11 su 12 ai liberi), di cui 13 nell’ultimo periodo, compreso quel libero finale della discordia che ha fatto infuriare Veljko Mrsic.

È vero, il contatto finale su Rashawn Thomas, dopo l’errore calcolato dello stesso Ike, resterà un mistero della fede cestistica – ma nel bilancio di una stagione, si sa, la fortuna tende a pareggiare i conti.

Se la Dinamo incassa un’altra semi-condanna anche a Masnago, dopo l’esito negativo dello scontro diretto per la salvezza contro Cantù settimana scorsa, la vittoria dei varesini vale oro colato perché li proietta nel club delle prime otto, con il sogno playoff che resta lì, nitido e a portata di mano. Ma, tra il dire e il fare, c’è stata di mezzo una tempesta che ha rischiato di trasformare una festa in un naufragio.

La cronaca ci dice che Varese ha vinto due volte: nel primo tempo, dominato con quell’agilità ed energia che hanno portato la squadra anche sul +14 (44-30), e negli ultimissimi istanti, aggrappandosi al talento puro dei singoli, dopo aver combinato un patatrac in un terzo quarto da blackout quasi inspiegabile. È come se la squadra avesse smarrito la bussola, schiacciata da una Sassari affamata e dominante sotto canestro. Subire 21 rimbalzi offensivi (28 a 49 il conteggio totale) è un dato che fa tremare i polsi e che mette a nudo i limiti di un quintetto piccolo, apparso a tratti impotente contro l’assetto a doppio lungo – con Thomas e McGlynn o Mezzanotte e Vincini – della Dinamo. 

Varese ha allentato la pressione, forse sentendo troppo presto di avere la vittoria già in tasca. E si è spenta all’improvviso, con la stessa rapidità con cui di solito vive e si esalta proprio sulle sue scariche emotive. La stessa scena vista a Trieste o in altre occasioni di questa stagione, motivo per cui credere che la Openjobmetis convive con dei rebus a cui non sembra esserci soluzione.

Oltre a questo, anche l’inadeguatezza fisica e tattica che hanno esposto la squadra di Kastritis alle soluzioni avversarie; a una difesa pigra sui close-out o sugli uno contro uno. Nulla di irrisolvibile, se non fossimo a tre giornate dalla fine (sarebbero quattro, ma Varese avrà il turno di riposo alla 29a giornata) e se la squadra di Kastritis non si trovasse a fare i conti con la stanchezza di un’annata faticosa.

Soprattutto guardando verso il prossimo turno, in cui Varese proverà a rafforzare la propria candidatura ai Playoff contro l’avversario più complicato: Cantù. Il derby a Desio, un altro ostacolo. Un’altra finale.

Matteo Bettoni

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