I tre ultras della Sebastiani Rieti, accusati dell’omicidio di Raffaele Marianella, restano in carcere. Il Giudice per le Indagini Preliminare, Giorgia Bova, ha convalidato l’arresto di Manuel Fortuna, Kevin Pellecchia e Alessandro Barberini che hanno scelto di rimanere in silenzio durante questo interrogatorio.
Nella sua relazione il GIP scrive che i tre si sono dimostrati “perfettamente consapevoli” delle loro azioni e “compiaciuti” per il lancio di sassi ai danni del pullman dei tifosi di Pistoia. I testimoni riferiscono frasi come “li abbiamo distrutti”, “li abbiamo sfondati” e “ci daranno omicidio a tutti”.
All’agguato erano presenti 13 persone ma quattro o cinque di esse non avrebbero partecipato al lancio delle pietre: “Arrivati a Contigliano – dice uno di loro – ci siamo resi conto che le intenzioni degli altri erano pesanti, alcuni erano incappucciati e tenevano in mano grossi massi. Così io e altri due o tre ragazzi abbiamo desistito da questo intento”. In totale sono otto le persone sottoposte al test del DNA, da confrontare con le tracce recuperate dai sassi.
Il GIP poi scrive che “benché solo uno di essi abbia sferrato il lancio risultato di fatto fatale per la vittima (presumibilmente proprio il Pellecchia Kevin), gli altri due hanno sicuramente fornito un contributo morale alla condotta omicidiaria, avendone condiviso sin dal principio l’ideazione, l’organizzazione nonché infine la fase esecutiva”.
Sussistono dunque gravi indizi di colpevolezza ai danni dei tre fermati, nonostante le indagini siano solo all’inizio. Secondo l’ANSA le centinaia di pagine di verbali redatte dagli investigatori della Squadra Mobile e della Digos riportano “palesi ammissioni”. Durante l’interrogatorio di Barberini, inoltre, sarebbe stata installata una cimice nella stanza in cui Pellecchia e Fortuna attendevano il loro turno di essere ascoltati. Durante questi momenti Fortuna, il più giovane del terzetto, avrebbe ammesso di essere stato lui a lanciare il sasso che ha portato alla morte di Marianella. A inchiodarlo ci sarebbe la frase “era quello più appuntito”, riferita al sasso che avrebbe scagliato contro il mezzo che trasportava i pistoiesi. Poco dopo davanti agli inquirenti avrebbe cercato di accusare gli altri due per scagionarsi.
Intanto questa mattina al Pala Sojourner è comparso uno striscione inquietante che riportava: “Nascondetevi infami… Sappiamo chi siete”. Gli inquirenti stanno indagando sulla natura del drappo, fotografato da RietiLife. Per il momento non si sbilanciano ma appare plausibile che i destinatari possano essere i testimoni che hanno portato all’arresto di Fortuna, Pellecchia e Barberini.
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