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Trapani Shark, la nota FIP sui debiti per smentire le parole di Antonini

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In serata, oltre all’annuncio dell’ulteriore -3 in classifica per la Trapani Shark e i due anni decisi dal Tribunale Federale per Valerio Antonini, la FIP ha pubblicato una nota ufficiale per affrontare il discorso finanziario del club siciliano. Lunedì sera Antonini, in una accesissima diretta Facebook sul proprio profilo, si era scagliato di nuovo contro le istituzioni e in particolare aveva richiesto la restituzione dei punti di penalizzazione. Pubblicando i documenti dell’Agenzia delle Entrate il presidente della Shark aveva così scritto: “La dimostrazione che abbiamo ripagato IVA e non IRPEF ed INPS, che oltretutto per la SHARK furono compensate per 3 volte un F24 di 100,000 Euro quando l’importo originale era di 335,000 Euro che sono stati pagati come ampiamente scritto dall’ADE”.

Oggi la FIP, in seguito all’intervento della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario (organo che ha sostituito la Com.Tec in questo tipo di vicende), ha sostanzialmente smentito Antonini dicendo che “il debito residuo non onorato, imputato a carico della società di Trapani, non riguarda una posizione debitoria in termini di Iva, bensì è riconducibile agli importi a debito riportati nei modelli F24 con i quali è stato effettuato l’utilizzo dei suddetti crediti Iva inesistenti, ossia a ritenute Irpef (e relative addizionali) e a contributi previdenziali non pagati”.

La nota completa:

In merito alla posizione della Trapani Shark s.r.l., che ha formato oggetto di riunione straordinaria del Consiglio Federale in data di ieri, si informa che in data odierna la Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche ha trasmesso una nota di chiarimento dell’Agenzia delle Entrate – Direzione provinciale di Trapani – Ufficio Controlli, che evidenzia come il debito residuo non onorato, imputato a carico della società di Trapani, non riguarda una posizione debitoria in termini di Iva, bensì è riconducibile agli importi a debito riportati nei modelli F24 con i quali è stato effettuato l’utilizzo dei suddetti crediti Iva inesistenti, ossia a ritenute Irpef (e relative addizionali) e a contributi previdenziali non pagati.
Tale chiarimento viene a confermare ulteriormente la fondatezza delle posizioni e dei provvedimenti adottati sin dall’inizio della vicenda dalla Federazione, smentendo ogni reiterato tentativo di strumentalizzazione e di pretestuosa opposizione all’applicazione delle Regole federali.

Francesco Manzi

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