Troy Daniels, da sconosciuto a eroe della stagione dei Rockets

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La NBA è fantastica anche per questi motivi, delle storie e dei giocatori che non si conoscono. A volte però questi giocatori semi-sconosciuti possono avere la propria chance, sfruttarla e far risuonare il proprio nome per giorni e anche anni. Un esempio conosciuto da tutti gli appassionati è senz’altro quello di Jeremy Lin, ultimo uomo ai Warriors, scartato dai Rockets ed esploso in una settimana ai New York Knicks in quella celebre parentesi nota a tutti come Linsanity. Si potrebbe citare, per chi ha maggiore memoria, anche Sundiata Gaines, passato da Cantù e autore di un buzzer beater contro i Cavaliers di Lebron James nel 2010, alla quinta partita con la maglia degli Utah Jazz.

L’ultimo caso è quello di Troy Daniels, un rookie non scelto al Draft, uscito da VCU e sceso in campo soltanto in 5 occasioni in stagione regolare per 15 minuti di media, ovvero 75 minuti totali. Il ragazzo è talmente poco conosciuto che il telecronista della ESPN, al momento del canestro della vittoria a 11 secondi dalla sirena dell’OT, ha detto che “i compagni lo abbracciavano senza nemmeno sapere il suo nome”. Ma chi è Troy Daniels? E’ proprio l’ultimo arrivato?

Daniels con la maglia di VCU
Daniels con la maglia di VCU

Daniels nasce il 15 Luglio 1991 a Roanoke, Virginia, All’età di 5 anni sua madre, Cheryl Twine, gli compra un canestro e gli insegna la meccanica di tiro. Una volta iniziato a tirare, Troy non riuscirà più a smettere. Dopo aver frequentato l’high school di Roanoke, la William Fleming, Daniels sceglie VCU per proseguire la propria carriera cestistica e scolastica. La stagione da freshman non è esaltante: 6 minuti di utilizzo di media per 2.2 punti, cifre che scendono a 4.7 minuti e 2.0 punti nell’anno da sophomore. Daniels però non si perde d’animo, la pallacanestro è ciò che ama e nel terzo anno con i Rams esplode, partendo 20 volte su 36 in quintetto e raggiungendo subito la doppia cifra di media per punti con 10.0, nonostante percentuali ancora bassine (37% dal campo e 38% da tre). E’ la stagione da senior che consacra definitivamente il giocatore, le cui statistiche salgono a 12.3 punti di media in oltre 26 minuti con il 41% dal campo e il 40% da dietro l’arco, ma c’è tempo anche per tirare 11/20 da tre punti contro East Tennessee State, stabilendo il record storico per triple segnate in una partita di VCU e dell’intera Atlantic 10. Al termine della stagione Troy infrange anche il record dell’ateneo per maggior numero di triple in una singola stagione: 124 in 36 presenze. E’ il momento di lasciare VCU e Daniels si lancia tra i professionisti, dichiarandosi eleggibile per il Draft 2013.

Nulla da fare, Daniels non rientra tra i 60 chiamati da David Stern prima e da Adam Silver poi, ma il sogno si chiama NBA e continuerà a farlo anche nei mesi successivi. Alla Summer League ci va con un biglietto firmato dagli Charlotte Bobcats e in 6 partite realizza 6.7 punti di media in 17.2 minuti. Questo non gli vale però la riconferma da parte di Jordan, i ‘Cats lo tagliano prima dell’inizio della stagione regolare. Appena 8 giorni dopo, la chiamata arriva dagli Houston Rockets, ma dura poco, solo 8 giorni, e a questo punto l’unica alternativa possibile è la NBA D-League. A inizio Novembre firma con i Rio Grande Valley Vipers, una squadra che non difende e fa del tiro da tre la propria principale arma: il posto perfetto per Daniels.

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La mappa di tiro di Troy Daniels nelle 48 partite di D-League

Ai Vipers Daniels gioca 48 match e vanta 21.5 punti di media, ma non soltanto questo: Troy stabilisce il nuovo record della D-League per triple messe a segno in una singola stagione, come aveva fatto a VCU. Al tempo del college erano state 124 in 36 uscite, ai Vipers sono invece 240 in 48, numeri impressionanti se si pensa anche che il record precedente fosse 152. A Febbraio Daniels viene scelto per partecipare all’All Star Game della D-League, parte titolare tra i Prospetcs e segna 21 punti in 20 minuti con, manco a dirlo, 7/8 dal campo e 6/7 da tre punti.

Il 21 Febbraio lo notano, pensate un po’, proprio quegli Houston Rockets che avevano impiegato pochi giorni a scartarlo, lo firmano ma lo assegnano immediatamente di nuovo ai Rio Grande Valley Vipers. Il 3 Marzo arriva la chiamata da parte dei texani e due giorni dopo Daniels fa il proprio esordio in NBA contro Orlando. Tutto bello ma, per ricordarsi che niente è facile nella vita, Troy giocherà solo 92 secondi quella sera, segnando ovviamente zero punti. Due giorni dopo si salirà a 6 minuti e Daniels vivrà anche l’emozione dei primi punti in NBA, ne segnerà 5 e subito dopo verrà rispedito in D-League.

A fine stagione i Rockets lo richiamano e lui scende in campo per altre tre volte, in una segna 12 punti in 11 minuti contro Denver, frutto di un 4/6 da dietro l’arco, poi 3 punti in 13 minuti e, dulcis in fundo, 44 minuti di utilizzo all’ultima uscita stagionale di Houston per 22 punti con 8/16 dal campo e 6/11 da dietro l’arco. Praticamente un predestinato del tiro dalla lunga distanza.

Il resto è storia: i Rockets vanno sotto 2-0 nella serie contro Portland perdendo il fattore campo, in Gara-3 Kevin McHale decide di schierarlo per 20 minuti visti i problemi di falli di Chandler Parsons (espulso poi all’OT) e sarà la scelta migliore che potesse fare. Daniels non porta molto dal punto di vista tecnico, ma usa al meglio la propria arma: il tiro da tre punti. Quando hai le abilità, serve un’altra cosa: il tempismo, e Daniels lo trova alla perfezione. Ultima azione del supplementare, punteggio in parità, scarico di Lin e tripla con 11 secondi sul cronometro. La stagione di Houston è salva, per ora, e chi è la prima persona che Daniels chiamerà terminato il match? Cheryl Twine, sua madre, che risponderà al telefono piangendo.

“I’m a mama’s boy” – dichiarerà il giorno dopo – “That’s every little kid’s dream – to make his mom proud. I ended up making my mom proud. It’s a great feeling”.

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