Turchia in guerra contri i curdi, l’appoggio degli sportivi e il dissenso di Enes Kanter

Home NBA News

La Turchia ha iniziato nelle scorse ore l’occupazione della parte della Siria abitata prevalentemente da curdi: una operazione militare osteggiata dalla comunità internazionale che però ha ricevuto il sostegno di tanti sportivi. In primis diversi giocatori della nazionale turca di calcio che durante e dopo il match con la Francia, valido per le qualificazioni a Euro 2020, hanno fatto un saluto militare. Immediata la reazione del governo francese e poi della Uefa, che ha aperto un’indagine, mentre Cenk Sahin è stato addirittura licenziato dal suo club, la squadra tedesca del St Pauli, ma si è già ricollocato all’Istanbul Basaksehir, la squadra controllata propria da Erdogan, che nel mercato di gennaio dovrebbe tesserarlo ufficialmente.

In mezzo a questo mare di atleti a sostegno del presidente turco c’è anche chi si oppone fermamente, come l’ex attaccante dell’Inter, Hakan Sukur che ha dichiarato: “La mia è una lotta per la giustizia, per la democrazia, per la libertà e per la dignità umana. Non mi importa di quello che posso perdere se a vincere è l’umanità”. Il simbolo della resistenza a Erdogan, almeno in campo sportivo, resta comunque Enes Kanter, il centro dei Boston Celtics che da anni denuncia la situazione politica nel suo Paese, pagando un caro prezzo a livello personale. Il giocatore, infatti, ha ricordato con un tweet che “la libertà non è gratis”, elencando tutte le privazioni cui è stato costretto negli ultimi anni, insieme ai suoi familiari, per aver aspramente criticato il presidente turco.

Non parlo da cinque anni con la mia famiglia, mio padre è in prigione – ha scritto Kanter sui social -, i miei fratelli non riescono a trovare lavoro, il mio passaporto è stato revocato, ho un mandato di cattura internazionale sulla mia testa, i miei familiari non possono lasciare il Paese, ricevo ogni giorno insulti e minacce di morte e ho rischiato di essere rapito in Indonesia. La libertà non è gratis”. Una posizione, quella del centro di Boston, che è stata ribadita con altri post su Twitter e che fa ancora più rumore in questi giorni in cui, dopo la crisi fra la NBA e la Cina, imperversa il dibattito su quanto sia conveniente o meno esprimere la propria opinione. L’idea di Kanter, a riguardo, è estremamente chiara, oltre che coraggiosa e meritevole di sostegno incondizionato.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.