Tutto quello che è andato storto nella Free Agency 2016

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Negli ultimi 10 anni si è registrato un sostanziale aumento del salary cap in NBA: si è passati infatti dagli appena 58 milioni di dollari per la stagione 2012-13 ai 121 milioni per il prossimo anno.

Una crescita senza precedenti, che ha portato di conseguenza all’aumentare gli stipendi percepiti dai giocatori. La differenza maggiore si è registrata nel 2016, quando si è passati dai 70 milioni della stagione 2015-16 agli oltre 90 per la stagione successiva. La difficoltà di gestire 20 milioni in più per le franchigie NBA si è notata da subito e questi sono i risultati più evidenti.

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Chandler Parsons – 98.5 milioni per 4 anni

Su Chandler Parsons si è scritto e detto di tutto ormai. È da ammirare la capacità che hanno avuto i Grizzlies, in soli 5 anni, di tornare ai vertici della Western Conference nonostante questa mossa. In tre stagioni a Memphis gioca appena 95 partite: in stagione regolare segna meno di 8 punti di media quando le cose “vanno bene”. Un contratto di 4 anni a salire: 22, 23, 24 e 25 milioni di dollari guadagnati nella stagione 2019-20 (stagione nella quale ha giocato la bellezza di 51 minuti).

 

Luol Dieng –  72 milioni per 4 anni

In una fase di ricostruzione non propriamente riuscita, i Los Angeles Lakers hanno dimostrato (ancora una volta) di non essere abilissimi nel gestire il grande appeal e le risorse economiche di cui dispongono. Il contratto da 72 milioni di dollari per 4 stagioni a Luol Deng sono un esempio lampante di questo. Meno di 8 punti di media nella stagione 2016-17, appena una partita giocata in tutta la stagione successiva. Una valutazione costata cara ai Lakers, che hanno finito di pagare l’ex Bulls e Heat appena quest’anno (nonostante non mettesse piede in campo dal 27 febbraio 2019).

 

Timofey Mozgov – 65 milioni per 4 anni

Forse qui siamo di fronte a uno dei più grandi inganni della storia. Ancora una volta i Los Angeles Lakers si rendono protagonisti di una firma ampiamente discussa già all’epoca. Fresco di titolo NBA, Mozgov strappa un quadriennale da 65 milioni di dollari complessivi, garantendosi la pensione dopo una stagione statisticamente ininfluente, a 29 anni, chiusa a 6.3 punti e 4.4 rimbalzi di media. Non è chiaro ancora cosa sia passato per la testa della dirigenza giallo-viola. Era il 2016: l’ultima partita risale all’11 aprile 2018 (guadagnerà ancora 21 milioni di dollari per i seguenti due anni, pagati dagli Orlando Magic).

 

Nicolas Batum – 120 milioni per 5 anni

Offrire più di 1/4 del tuo budget a Nicolas Batum dice tanto della gestione di una franchigia. Non a caso gli Charlotte Hornets hanno vissuto nella mediocrità per anni. A 28 anni forse un po’ azzardato offrire così tanti soldi, per così tanto tempo, a un ottimo starter, un validissimo role player, ma un giocatore dalla dubbia tenuta fisica e fuori dalla top30 della NBA. Dopo il ricco rinnovo ha chiuso una stagione a 15 punti di media, salvo poi vedere le proprie cifre calare clamorosamente.

 

Bismack Biyombo – 72 milioni per 4 anni

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Gli Orlando Magic speravano di colmare le lacune difensive di Nikola Vucevic firmando Byombo, dopo il vuoto lasciato qualche anno prima dall’addio di Dwight Howard. Nonostante le caratteristiche individuali e la crescita nel corso dei primi anni del centro congolese, il contratto da 72 milioni di dollari in 4 anni è arrivato all’improvviso. Esperti e addetti ai lavori furono a dir poco sorpresi, soprattutto se parametrati nei confronti di un giocatore chiamato a ricoprire il ruolo di centro di backup.  Le cifre messe in piedi da Biyombo non hanno mai giustificato i soldi offerti da Orlando, protagonista di una valutazione inspiegabile.

 

Joakim Noah – 72 milioni per 4 anni

Same old Knicks. Dopo 9 stagioni in maglia Bulls, Noah lascia Chicago con un contrattone da 72 milioni di dollari per 4 anni. Il centro francese non è mai stato un giocatore capace di mettere insieme grandi cifre, ma in questo caso i Knicks hanno clamorosamente (e non per la prima volta) fallito l’investimento. A 31 anni Noah si è accasato a New York con un fisico logorato dagli infortuni: per lui appena 53 le partite giocate in due anni, l’ultima (2017-18) chiusa con appena 5.7 minuti di media in 7 gare. Le fortune del giocatore francese lo hanno visto ricevere 5.431.000 dollari dai Knicks fino alla stagione appena conclusa (l’ultima partita in cui è sceso in campo risulta il 14 agosto 2020 con la maglia dei Clippers).

 

Ian Mahinmi – 64 milioni per 4 anni 

Ve lo ricordate Ian Mahinmi? Il centro francese, reduce da una stagione da 9.3 punti e 7 rimbalzi di media in maglia Pacers riuscì a strappare un contratto da 16 milioni di dollari all’anno per 4 stagioni, giocando 25 minuti nel ruolo di vice Hibbert. Il risultato? Nelle 4 annate successive in maglia Wizards ha disputato meno di 40 partite in stagione per ben 3 volte, non toccando più “i picchi” raggiunti con Indiana.

 

Ryan Anderson – 80 milioni per 4 anni

A differenza di altri casi qua elencati, Anderson rappresentava il prototipo del giocatore pronto a stravolgere le regole della Lega. Un “4” capace di aprire il campo: come potevano gli Houston Rockets lasciarselo scappare? Peccato che numeri alla mano, se si esclude la prima stagione chiusa oltre i 13 di media, Anderson è lentamente scomparso dai radar NBA. Tra Phoenix, Miami e il ritorno a Houston nel 2019-20, l’ex Magic ha giocato 27 partite in due anni.

 

Allen Crabbe –  75 milioni per 4 anni

 Nel 2016 la scelta di regalare tutti quei soldi a un giocatore come Crabbe destò molto stupore. A Portland aveva chiuso una stagione molto positiva con oltre 10 punti di media, ma era ben lontana la possibilità di vederlo guadagnare oltre 18 milioni all’anno. Anche perché si può tranquillamente dire: Crabbe rappresentava il classico giocatore medio NBA, nulla di meno, nulla di più. Le sue cifre nelle due stagioni successive sono rimaste “simili”, tanto che finì a Brooklyn nel 2017 chiudendo con 13 punti di media. Poi il nulla.

 

Evan Turner – 70 milioni per 4 anni

Portland ha sbagliato tante scelte nel corso di questi ultimi anni e tuttora la squadra sta pagando lo scotto delle proprie decisioni. Evan Turner in carriera non ha mai rispettato le attese che lo hanno accompagnato dopo essere stato scelto con la seconda chiamata assoluta. Fatta eccezione per la stagione 2013-14 in maglia 76ers, cifre e rendimento sono stati ampiamente deludenti. Il rinnovo firmato nel 2016 a crescere è stato un clamoroso autogol: neanche farlo a posta nelle successive 4 stagioni le sue cifre sono calate anno dopo anno (9, 8.2, 6 e 3.3 punti di media).

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