Dal 1966 ad oggi: bentornato caro derby, Bologna ti aspettava

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“In questa città appena uno apre una bottiglia di champagne, c’è già un altro che dice che sa di tappo”. Questa una celebre frase dell’avvocato Porelli, “padre” della Virtus Bologna, che riassume tutta l’essenza della città felsinea. Una frase che spiega Bologna: una città ambiziosa, dove storicamente coesistono faide, sportive e non, ancora oggi del tutto presenti. Una frase che, in qualche modo, va anche a spiegare ciò che significa “Basketcity”, ciò che significa Virtus e Fortitudo, ciò che significa vivere la palestra Porelli e Piazza Azzarita, ciò che significa vestire il bianco e il nero oppure il bianco e il blu.

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Fonte: bologna.repubblica.it

Tutto ebbe inizio 50 anni fa, esattamente il 15 dicembre 1966 quando, al palasport di Piazza Azzarita (voluto dal sindaco Dozza, al quale oggi è intitolato, appunto, il PalaDozza) si incontrarono per la prima volta Virtus e Fortitudo. Non furono due semplici squadre di pallacanestro ad affrontarsi, ma due mentalità diverse, due modi di pensiero diversi, due tenori di vita diversi: da un lato, sponda Virtus, la parte “nobile” della città; dall’altro, sponda Fortitudo, la parte popolare, quella affamata di una rivalsa sociale, prima che sportiva. Da quel 15 dicembre ad oggi sono passati innumerevoli derby, più e meno importanti, da finali scudetto a semifinali Eurolega, fino ad arrivare a quello del prossimo venerdì 6 gennaio: un derby in A2, con una Virtus appena retrocessa e una Fortitudo che sta riemergendo dalle ceneri di qualche anno fa. Tra quel 15 dicembre 1966 ed il 6 gennaio 2017 c’è un mondo: non basterebbe un solo articolo per ricordare ogni fatto rimasto nella storia del derby di Bologna. Da Caglieris ad Arrigoni, da Danilovic a Myers, da Manu Ginobili a Gianluca Basile, da Ettore Messina a Charlie Recalcati, da Alberto Bucci a Jasmin Repesa, senza dimenticare Villalta, Fucka, Savic, Belinelli, Rigaudeau, Vukcevic. Proprio quest’ultimo è il protagonista dell’ultima cartolina del derby di Bologna in ordine di tempo, ben 7 anni fa. Insieme a Vukcevic, tanti ricordi del passato: il “tiro da 4” di Danilovic, la rissa in campo durante i quarti di finale di Eurolega, il +32 della Fortitudo, il “grande freddo” della stagione 1993/94 con un +41 della Virtus, record storico. Molti sono anche i ricordi fuori dal parquet, Forever Boys e Fossa dei Leoni, con insulti e sfottò, alcuni leciti altri meno.

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La tripla decisiva di Dusan Vukcevic nell’ultimo derby giocato nel 2009

Tante pagine storiche del derby delle Due Torri: derby vinti dalla Virtus, dalla parte aristcocratica di Bologna, quella dei tifosi da pelliccia e parterre, derby vinti dalla Fortitudo, dalla parte che da sempre, storicamente, ha vissuto di orgoglio, di attaccamento a quella F scudata, di “fotta”, per usare un termine molto caro a tutto il popolo biancoblu. Dopo 7 anni, e a 50 anni dalla prima volta, torna il derby di Bologna, in serie A2: molti sono stati i personaggi interpellati in questi ultimi giorni. Il derby è sempre il derby, per alcuni, ma per altri, invece, è solo un evento da creare. “Il derby non mi manca affatto”, così uno dei volti storici della stracittadina di Bologna come Ettore Messina ha commentato il ritorno di questa partita. Al di là della storia, dei ricordi, dei commenti, oggi il derby dice sold-out all’Unipol Arena, corsa all’ultimo biglietto, prima contro terza, diretta Sky, tv e radio locali e un evento che, comunque, attirerà appassionati di basket, non solo a palazzo ma anche sui divani di tutta Italia.

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Ecco dunque, caro derby, potrai mai essere considerato come una partita che vale due punti come tutte le altre? Ebbene, forse sì per alcuni, forse no per altri, forse sì per quelli che perderanno, forse no per coloro che, alla sirena finale, oltre ai due punti in classifica avranno altri mille motivi per gioire. Perché, caro derby, a Bologna non si parla altro che di te da quest’estate, da quella sera della retrocessione virtussina a Reggio Emilia e da quell’altra della mancata vittoria della Fortitudo in Gara-5 a Brescia. E poco importa se Danilovic e Ginobili erano “più fenomeni” rispetto a Lawson e Umeh; e poco importa se Candi e Montano potrebbero essere i figli di Myers. Caro derby, sei arrivato e del resto non conta più nulla, come succede ogni volta, dal 15 dicembre 1966: Bologna si ferma per guardarti perché quella V e quella F, da 50 anni a questa parte, non sono più semplici lettere dell’alfabeto, sono molto di più.

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