Imbrigliata, incerta, confusa. Nella sconfitta contro Udine la Openjobmetis mostra il suo volto meno luminoso: quello più opaco e indecifrabile, lontano dalla versione brillante ammirata nelle prime uscite stagionali.
L’APU esegue il piano partita con precisione sin dalla palla a due: pressione continua sul perimetro e fisicità a rimbalzo. Tanto basta per far sì che Varese si infranga contro le proprie fragilità. La squadra di coach Kastritis appare prevedibile, compassata e troppo incline ad accontentarsi del tiro dalla distanza – che, peraltro, non entra quasi mai (3/30…).
L’assenza di Davide Alviti pesa, e molto, ma non può essere l’unica chiave di lettura di una delle prestazioni più deludenti e disorientanti degli ultimi anni. Coach Vertemati limita la Openjobmetis con uno Spencer dominante nel pitturato e con Teletovic e Ikangi pronti, a turno, a chiudere ogni linea di penetrazione su Iroegbu (12 punti con 3/7 da due e 0/2 dall’arco). A questo si aggiunge l’inconsueta incostanza al tiro di Librizzi (45% da tre nei suoi 10.4 punti di media), elemento che diventa pesante quando mancano altri realizzatori affidabili e quando attorno emergono punti interrogativi significativi – uno su tutti, Freeman.
Sono gli ingredienti di una batosta di cui i biancorossi devono innanzitutto prendersi la responsabilità, per un approccio mentale rivedibile e inatteso, tanto da sorprendere lo stesso Kastritis. L’allenatore, lucido e diretto nella sua analisi, non ha risparmiato critiche:
“Non abbiamo giocato in maniera molto intelligente. Questa sera è venuto meno anche l’approccio alla gara, alle difficoltà che Udine ci ha messo di fronte. Non è normale vedere in sette giorni questi alti e bassi: tutto riguarda il nostro atteggiamento e come affrontiamo le difficoltà in partita e in settimana […] Se giochi così male, è difficile vincere una gara in Serie A. Quello che non deve più succedere è andare in campo e offrire una prestazione del genere”.

Udine – squadra per nulla superiore sul piano tecnico ma precisa e costante nel mettere in pratica la propria filosofia – mette a nudo con metodo e organizzazione tutti i limiti di Varese. Tra questi, forse il più preoccupante alla luce dell’investimento estivo, riguarda Olivier Nkamhoua. Schierato da 4 non convince, e infatti Kastritis è costretto a toglierlo più volte e ad alternarlo con Renfro, come accaduto in quasi tutte le gare finora. Trovare un equilibrio all’interno del quadro generale, oggi, appare una sfida sempre complessa.
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