Varese, presentato Massimo Bulleri: “Qui sarei venuto anche sui gomiti”

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La Pallacanestro Varese ha presentato il suo nuovo capo allenatore, Massimo Bulleri. Un profilo giovane caratterizzato da dedizione, affetto nei confronti della piazza e preziosi insegnamenti che si porta nel bagaglio delle esperienze fatte da giocatore e da assistente allenatore alle corti di allenatori come Obradovic, Messina, Recalcati e Caja. “A Varese sarei venuto coi gomiti” così ha rivelato Toto Bulgheroni, alla fine della conferenza stampa, quello che Bulleri gli ha detto nella prima telefonata dopo l’esonero di Attilio Caja. Un’esonero “non facile, ma preso in totale accordo con proprietà e consiglio della società” – come detto da Toto – e che ha lasciato anche dell’amaro in bocca al consigliere d’amministrazione varesino: “Mi sarei aspettato di riuscire ad influenzare sul comportamento di una persona”. Ora, Bulleri e Varese si ritrovano dopo due anni dall’ultima esperienza, si sono scelti e hanno un obiettivo in comune: far crescere la squadra raccogliendo risultati e impiantando nel sistema “rispetto bidirezionale”. 

I ringraziamenti a Ravenna

“Ci tengo a ringraziare l’ambiente di Ravenna che dopo il fallimento di Avellino mi ha dato un’opportunità senza la quale non sarei qui magari. Ho fatto un percorso che mi ha arricchito, che mi ha fatto vedere la pallacanestro sotto tanti punti di vista. Viglloi ringraziare Roberto Vianello e l’ex capo allenatore Cancellieri. Un grande amico col quale abbiamo condiviso momenti esaltanti e qualche momento di attrito, ma sempre con grande realtà e sincerità siamo andati avanti. E’ stato basilare”

Il legame con Varese

“Grazie infinito al signor Bulgheroni che mi ha sempre dimostrato a prescindere dal momento grande stima personale, ma soprattutto per quello che sono. Questo per me è quello che più conta. Come ho avuto di dire in questo sede o meno, la capacità morali mi hanno dato la possibilità di restare ad alti livelli, e lui me l’ha sempre fatto capire. Non voglio fare tanti nomi perché dimenticherei qualcuno, ma voglio ringraziare tutta Varese, dal consorzio al Trust. L’impegno per la prossima stagione non sarà facile. Eredito un tasso tecnico molto importante, le capacità di chi è stato qua prima di me sono eccellenti e cercherò di fare tesoro degli insegnamenti che ho raccolto in giro. Voglio che la squadra abbia un grande desiderio di competizione, è il primo modo per far legare la squadra con l’ambiente”

Il sogno di diventare capo allenatore

“Non ho fatto riferimenti alla gara di lunedì. Ho fatto un discorso mirato a far capire a che cosa andiamo incontro e cosa esigerò. Ho cercato di aprire un canale comunicativo su determinati argomenti, in toto argomenti morali. Non so come vorrei essere ricordato ma spero che l’ultimo giorno sia molto molto lontano da questo. Realizzo il mio sogno di diventare capo allenatore, sapevo che il percorso sarebbe stato lungo e ricco di nozioni da apprendere. Una piccola parte del sogno è stata realizzata, ora c’è bisogno di realizzare l’altra che prenderà molto tempo”

L’approccio tecnico

“L’approccio tecnico sarà molto morbido. Non voglio stravolgere nulla, nel breve periodo voglio mantenere quello che oggi c’è e che assomiglia a quello che vorrei fare in futuro, almeno fino alla partita con Brescia. La settimana successiva sarà utile per entrare nel dettaglio di quello che voglio fare. ho studiato a fondo, ho studiato sulla carta, guardando gi altri lavorare e parlare, confrontando,mi al telefono con grande dedizione e desiderio. Questa è la base da cui voglio partire. Non ho la certezza che basti e spero che Varese mi dia la certezza che quello che ho fatto diventerà più grande.

Le corde da pizzicare all’interno dello spogliatoio

“Credo che la parola chiave nel rapporto sia il rispetto. Rispetto bidirezionale che si manifesta sotto forma diverse. Il rispetto dell’allenatore verso la squadra ha dei connotati, viceversa quello della squadra verso l’allenatore degli altri. Ovviamente le parole hanno un peso relativo, poi ci vogliono i fatti in entrambe le direzioni. Posso parlare dei fatti dalla mia direzione in primis perché voglio essere responsabile delle mie azioni. Quando sarà rispetto vorrò altrettanto. Il rispetto sarà una pacca sulla spalla, un urlo, una punizione, ma dentro canoni di rispetto interpersonale. Quella che è stata la mia vita da giocatore e da uomo è nota a tutti e quella sarà anche nei confronti della squadra, a prescindere da ogni risultato”

Non credo che ci sarebbe stata una società di alto livello che sabato mi avrebbe proposto questo clamoroso stravolgimento di vita. Solo Varese mi avrebbe dato questa possibilità. Varese è la scelta giusta.

La decisione di diventare allenatore

“Il desiderio di diventare allenatore non è nata quando mi sono ritirato, ma molto prima. Questo mestiere implica una serie di sacrifici, non comuni per i comuni lavori. Però il tempo che mi sono preso per pensare se sarebbe stata la scelta giusta, è stato un tempo lungo e che mi ha lasciato senza dubbi. Appena ho smesso di giocare, era già accesa la fiammella in me di diventare allenatore”.

Il rapporto con Scola

“Ho rivisto Luis dopo non so quanti decenni. La foto che sta girando sul web? Era la fine delle Olimpiadi del 2004. Il rapporto che ho con lui è di grande stima, dura da quando abbiamo cominciato ad incontrarci sul campo nei miei anni di Treviso e nei suoi di Vitoria. Mi ha fatto molto piacere rivederlo dopo molto tempo”.

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