Ike Iroegbu, in azione contro la Dertram Tortona

Varese e il soffio di Masnago: cosa può diventare quella scintilla…

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Dottor Jekyll a Masnago, Mister Hyde a Napoli. Se il basket varesino fosse un paziente, lo psichiatra avrebbe probabilmente già gettato la spugna. Come si spiega una squadra che una settimana prima baratta l’orgoglio con una gita fuori porta senza anima, e quella successiva schianta la corazzata Tortona con una prova di una maturità abbacinante?

La risposta non sta nei tabellini, ma nel battito cardiaco e nell’identità.

A Napoli la resa incondizionata tecnica e morale. Poi, ecco il corto circuito positivo: contro la Dertona di coach Fioretti, che anche a Varese ha messo in campo un basket pregevole con i 20 punti di Christian Vital e le scorribande di Prentiss Hubb e Arturs Strautins – la banda di Giannis Kastritis ha deciso di ricordarsi chi è. Non è stata la solita sparatoria varesina tutta triple e transizione; è stata una vittoria di sostanza, muscoli e fosforo.

È il tipo di reazione che sposta l’asse della stagione, un colpo di reni capace di scacciare i fantasmi e riscrivere l’inerzia di un finale che sembrava già segnato. Completa e decisiva su entrambi i lati del campo, nel momento più delicato della gara. Trincea pura: vedere Elisée Assui francobollare Vital con quella ferocia agonistica ha ricordato a tutti che la difesa non è un optional, ma l’anima del gioco.

Killer instinct: Ike Iroegbu ha deciso che il finale di partita fosse proprietà privata, piazzando quegli otto punti consecutivi (tra l’86-81 e il 94-81) che hanno mandato i titoli di coda quando la palla pesava come un macigno. Alchimia tattica: la scelta di Kastritis di proteggere il ferro con Renfro (doppia-doppia con 12 punti e 10 rimbalzi), accantonando gli ultimi esperimenti sui piccoli (decisivi contro Brescia, Udine e Treviso), ha tolto certezze a una Tortona che di solito non sbaglia un passaggio.

È il risveglio di un’ambizione che non ne vuole sapere di restare soffocata dai dubbi, reclamando il proprio spazio oltre i confini di una classifica finora troppo stretta. La vittoria contro la quinta forza del torneo cancella i sospetti di indolenza e rimette in discussione il finale di stagione. Se il talento decide di sposare la disciplina con costanza fino alla fine allora è il momento in cui il sogno assuma i tratti di un obiettivo realmente alla portata che si chiama post-season.

Matteo Bettoni

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