Venezia-Sassari, le pagelle delle LBA Finals – la battaglia scudetto premia Daye e compagni, la Dinamo esce comunque a testa alta

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BANCO DI SARDEGNA SASSARI

Spissu 7.5: il play sassarese, all’esordio assoluto in una serie finale, parte a rilento ma pian piano carbura fino a diventare il giocatore simbolo di questa Sassari mai vinta. Tanti punti nelle mani, tante intuizioni difensive e una garra incredibile. Gara 7 non rispecchia al meglio il suo percorso in questi playoff, ma è qualcosa da cui ripartire. Bravo Spissu!

Smith 6: serie altalenante per l’ex Cantù, molto spesso fuori messo fuori dai giochi dalla difesa fisica di Stone. Ciononostante gioca una gara-2 fenomenale e anche in gara 7 fa quel che può per trascinare la barca nelle impetuose acque della Laguna. Sufficienza meritata.

McGee 7: abbiamo tutti sotto gli occhi la meravigliosa poster dunk su Watt in gara-6, ma la serie della guardia statunitense è stata molto più di questo. Faro della squadra al Taliercio nelle prime due, ha provato molto spesso a mettersi la squadra sulle spalle ma la poca lucidità lo ha punito. Tutto perdonato se si pensa che più di un mese fa il numero 3 aveva rischiato di chiudere anzitempo la sua stagione.

 

 

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@mcgee_25 with one of the most amazing dunks of all time in @legabasketa 🚀🚀🚀

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Carter 6: quando è stato chiamato in causa ha sempre dato il suo grande contributo. Rischia di entrare nella storia recente con due ottime prestazioni in gara-4 e gara-6, ma galeotta è stata una gara-7 in balia di una macchina da guerra come la Reyer.

Magro 6: il giocatore che in una serie finale non ti aspetteresti mai. L’ex Milano entra per far rifiatare Cooley e Thomas e prova anche a fare la voce grossa in un paio di occasioni. Chi se lo sarebbe mai aspettato dopo mesi di sola panchina?

Pierre 5: l’uomo che ha trascinato questa Dinamo sino alla seconda finale nella sua storia con 17 punti di media si scambia purtroppo con il suo gemello cattivo, ottimo difensore ma pessimo attaccante. Una serie finale a correnti alternate per lo spaesatissimo canadese, spesso con un pallone più pesante di lui in mano e poca confidence nella testa. Segna tanti punti, ma mai dando il quid in più. Avrà modo di rifarsi il prossimo anno?

Gentile 6: voleva questo titolo e si è abbondantemente visto, ma purtroppo per lui tanti fattori influiscono. Meriterebbe la sufficienza solo per il ritorno guerriero in campo dopo la botta di gara-5, quando ormai tanti avevano perso le speranze.

Thomas 7.5: come Spissu è stato un crescendo per l’ala dell’Oklahoma, partito male nelle prime due gare; da gara-3 in poi però è tornato ad essere il letale ragazzone che ha fatto sognare la Sardegna. In gara-7 perde giri in difesa e cerca di recuperare offensivamente, ma ricordiamo: al suo primo anno da professionista ha rischiato di riscrivere la storia della società sassarese. Il futuro è più luminoso che mai per Rashawn Shaquille Thomas!

Polonara 6: in linea con parecchi dei suoi compagni alterna grandi prestazioni con gare da dimenticare. Per lui era più di una coccarda; al terzo tentativo diventava quasi una questione personale. Il marchigiano non ci è riuscito, ma come la sua squadra è stato caparbio nel tentare di portare a casa il titolo. Può dirsi comunque abbondantemente soddisfatto.

Cooley 8: MVP dei tifosi e di queste pagelle biancoblù, il lungo statunitense ha fatto capire a tutti che non bastano centimetri e chili per fermarlo. Watt e Vidmar avranno pure una medaglia d’oro, ma nella serie nessuno dei due ha brillato quanto il numero 45, trascinatore in tutto e per tutto di questa Sassari.

All. Pozzecco 6: è sicuramente il simbolo di questa squadra di esordienti. Il Poz ha comunque vinto, portando a gara-7 una serie che prima d’ora mai nessuno si sarebbe immaginato. Ha le sue colpe in alcune scelte, ma certi limiti sono più che leciti per il coach triestino, che a Sassari ha trovato una nuova vita.

UMANA REYER VENEZIA

Haynes 7.5: stecca solo gara-2, ma per il resto è una grossa certezza per De Raffaele e i suoi ragazzi. Quez brilla in Sardegna e al Taliercio, dove decide in gara-7 di coadiuvare Bramos nella conquista dello scudetto. Nonostante il 6.5 di media in queste pagelle è meritatissimo un punto pieno in più per il capitano orogranata.

Stone 6.5: è fondamentale nelle giocate difensive di questa squadra, con la missione di limitare in tutti i modi Smith, McGee e Marco Spissu. Pecca in attacco ma è anche vero che è decisivo nella vittoria in rimonta di gara-1. E’ tornato per rivincere e ci è riuscito alla grande: back-to-back in Laguna dopo un anno di NBA.

Bramos 8: quello visto fino a sabato non era il vero Bramos. Quello da 17 punti nel terzo quarto di gara-7 è l’autentico numero 6 reyerino. Un giocatore che ti svolta la serie anche solo in 10 minuti; uno che può stare fuori anche mezz’ora, ma che quando entra in campo è bollente. Lui non ha giocato la serie, l’ha vinta. MVP morale.

Tonut 7: aveva rischiato di non esserci, ed invece eccolo a lottare con le unghie e con i denti per il secondo titolo in maglia orogranata. Gioca meglio quando anche la squadra da il suo meglio,ma è un ingranaggio importantissimo per coach De Raffaele, che ha voluto fortemente puntare su di lui nei momenti clou. Si sbatte e alla fine esce sempre a testa altissima. Leader silenzioso.

Daye 8.5: se è stato premiato con il titolo di MVP non è solo per l’amore incondizionato dei suoi tifosi ma soprattutto perché l’americano è sicuramente il talento più cristallino di questa Serie A. Austin decide due delle quattro partite vinte da Venezia, è l’uomo più temuto in gara-2 e gara-4 e nell’ultima sfida decide di mettersi in disparte, consapevole della letalità dei suoi compagni. Aveva rischiato di fare le valigie qualche mese prima, adesso probabilmente gli dedicheranno una statua.

De Nicolao 6.5: scudetto meritato per l’ex Reggio Emilia, giocatore di una generosità incredibile sul parquet. Oscurato in parte da alcune prestazioni dei compagni, il numero 10 da il suo meglio nelle tre partite finali, in particolar modo quella decisiva per il tricolore, dove finalmente brilla di luce propria. Protagonista silenzioso.

Vidmar 6: lo sloveno viaggia a correnti alternate ma la supersfida titanica con il collega in maglia biancoblù la vince solamente in gara-5, dove, partendo dal quintetto, limita al massimo la prestazione dell’avversario. Non è la punta di diamante di questa squadra, ma sicuramente senza di lui questa Venezia avrebbe avuto più guai nel pitturato.

Giuri 6: impiegato pochissimo da comunque il suo contributo, portando a casa un bel titolo dopo anni di gavetta.

Mazzola 6: parte sempre in quintetto ma il suo contributo è direttamente proporzionale al minutaggio. Partito con il freno a mano tirato l’ex Torino ha avuto modo di riconquistare posizioni nelle ultime partite con alcune giocate importanti. Anche per lui una grande soddisfazione che premia una carriera.

Cerella 6.5: e con questo sono tre per l’ex Olimpia Milano, fondamentale a suo modo in questa cavalcata scudetto. Ogni volta che è stato chiamato in causa ha risposta presente, ha dato tutto e poi senza fare una piega ha lasciato il campo. Un giocatore di grande umiltà che meriterebbe più considerazione di quella che ha già.

Watt 6: vince il suo primo scudetto in Laguna ma è una soddisfazione a metà per lui, chiamato a dimostrare superiorità su Cooley dopo una regular season da incorniciare. Il numero 50 stecca questa serie finale, mostrando limiti sui contatti fallosi e anche dal punto di vista mentale. C’è però da dire che l’unica prestazione degna del suo nome la fa nella gara decisiva, quindi nessuna insufficienza, solo un sei da cui ripartire.

De Raffaele 7: secondo scudetto a Venezia e terzo titolo complessivo della sua gestione. Chi lo voleva in altri lidi, chi lo criticava dopo la Coppa Italia è stato sicuramente smentito in questa serie finale, dove il livornese ha condotto una sorta di partita a scacchi; gara-7 è la piena realizzazione del gioco che ha sempre cercato di imporre ma che la Sassari del Poz ha spesso provato a respingere. Non sarà amato ma è un vincente, e il successo comanda sempre.

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